Vassily Kandinsky. La collezione del Centre Pompidou di Parigi

Scade il 27 APR

Il percorso espositivo presenta oltre 80 opere in un ideale viaggio dagli anni degli esordi in Russia da Venise n°4 (Venezia n. 4) 1903 circa, al celebre Bild mit rotem Fleck (Quadro con macchia rossa) del 25 febbraio 1914, a quelli tedeschi del Bauhaus con Schwarzer Raster (Griglia nera) 1922, Gelb-Rot-Blau (Giallo-Rosso-Blu) 1925, Rechtecke (Tredici rettangoli) 1930, Fragil (Fragile) 1931 e infine i più dolci anni francesi con Bleu de ciel (Azzurro cielo) 1940 e Une Fête intime (Una festa privata) 1942.

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Degna di nota, per quanto riguarda il contesto espositivo, la meravigliosa prima sala, le cui pareti sono interamente ricoperte da tele che furono dipinte da un pittore-restauratore in occasione dell’apertura del Centre Pompidou nel 1977, nelle stesse dimensioni e con gli stessi colori dell’originale che aveva dipinto lo stesso Kandinsky con Herbert Bayer e altri suoi allievi, nel 1922 al suo arrivo a Weimar, in occasione dell’apertura del suo corso sulla pittura parietale al Bauhaus. L’opera originale, che avrebbe dovuto decorare l’atrio di un museo, fu infine realizzata in modo effimero e installata in un ambiente ottagonale nel contesto della Juryfreie Kunstausstellung, una mostra senza giuria che si svolgeva annualmente a Berlino tra il 1911 e il 1930. Per preparare quest’opera a tre dimensioni, Kandinsky eseguì cinque guazzi, che nel 1976 vennero donati al Musee National Art Moderne di Parigi dall’erede Nina Kandinsky che desiderava ricercare quell’ambiente nel frattempo scomparso. Nella concezione di questo progetto si ritrova l’obiettivo che Walter Gropius (allora direttore del Bauhaus) intendeva raggiungere per mezzo di una forma integrale dell’insegnamento artistico della propria scuola: abbandono della pittura di cavalletto a favore di una pittura integrata in un insieme architettonico.

Nelle prime sale il visitatore può mettere a confronto il periodo trascorso da Kandinsky a Monaco (1896-1914) – quello in cui scrive Dello spirituale nell’arte, fondamento del percorso verso l’astrazione – con le magiche opere del periodo Russo (1914-1921) che presentano una grande sperimentazione tecnica, in particolare l’uso della tempera su carta scura, con sfondi neri e colori estremamente delicati ma luminosi, che ricalcano le antiche illustrazioni popolari russe dai temi fantastici e onirici, o motivi iconografici derivanti dal medioevo tedesco. Si prosegue affrontando il noto periodo Tedesco, nel dicembre del 1921,infatti, Kandinsky è costretto a lasciare la Russia assieme alla moglie Nina Andreevsky per trasferirsi a Berlino. Tra il 1922 e il 1933 lavora come insegnante al Bauhaus, prima a Weimar, e poi, dopo il trasferimento della scuola, a Dessau. Tale evoluzione indica l’emergere a quel tempo di uno stile astratto sintetico e fortemente geometrico.

Nelle ultime sale, che affrontano il periodo parigino (1933-1944) – con l’instaurazione della dittatura, accusato di bolscevismo, Kandinsky era infatti stato costretto ad abbandonare il paese e a trasferirsi in Francia, in un sobborgo di Parigi – si riconosce l’influenza di Joan Mirò e degli artisti surrealisti, l’artista ormai in età avanzata, esprime attraverso colori chiari, segni grafici primordiali e forme biomorfe, una stagione lieta della sua vita.

Vai al Video Kandinsky, sinfonie astratte al Palazzo Reale di Milano

Vassily Kandinsky. La collezione dal Centre Pompidou di Parigi
Palazzo Reale
piazza Duomo 12, Milano
Lunedì 14.30-19.30
Martedì, Mercoledì, Venerdì e Domenica 9.30-19.30
Giovedì e Sabato 9.30-22.30
Ingresso 11.00 Euro, ridotto 9.50
http://www.kandinskymilano.it/info/

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