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Scade il 16 FEB 14

Veduta della mostra (courtesy Spazio Borgonovo)
Veduta della mostra (courtesy Spazio Borgonovo)

Nel 1982 il Centre Pompidou di Parigi ospitava una memorabile retrospettiva dedicata a Jackson Pollock, uno degli esponenti più controversi e discussi dell’espressionismo astratto. Tra i numerosi visitatori anche Gabriele Di Matteo si beò della potenza comunicativa delle immense tele piene di sgocciolature e decise di comprare il catalogo della mostra. Più di venti anni dopo, quello stesso catalogo è diventato materiale di partenza per la realizzazione di un ciclo pittorico dedicato alla vita di Pollock: Jackson Pollock’s life. Le oltre ottanta opere che lo costituiscono sono ora esposte allo Spazio Borgogno in una mostra realizzata d’intesa con Federico Luger e il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.

Per la creazione di queste tele, Di Matteo, si affida al suo solito processo di riproduzione differente: il corredo iconografico della sezione biografica che accompagnava il catalogo nel 1982, viene ripreso dall’artista napoletano e replicato pittoricamente. E’ così che tutte le fotografie – per la maggior parte in bianco e nero – che ritraggono Pollock al lavoro e nei diversi momenti della sua vita, sono diventate i quadri che costituisco questa imponente serie i cui titoli sono le didascalie stesse. La stessa azione riproduttiva ha conivolto anche tutti i documenti presenti, dalle lettere ai dattiloscritti. Lascia forse perplessi il fatto che, nel riprodurre fotografie dedicate a dipinti o porzioni di essi, al posto dei celebri dripping compaiono solo degli spazi bianchi, azione che può forse trovar la sua ragion d’essere nel fatto che ciò su cui si sta indagando è la vita di Pollock, leggenda del grande pittore americano, non il suo lavoro.
Capitolo fondamentale della produzione artistica di Gabrile Di Matteo è, infatti, la riflessione su alcuni temi dell’estetica contemporanea, primo fra tutti come le tecniche di riproduzione contribuiscano alla perdita dell’aura di unicum dell’opera d’arte e come, al tempo stesso, sia possibile conservarla. Un concetto questo che il ciclo in mostra, allo stesso tempo sottolinea e contraddice nel cambiamento di scala a cui le immagini sono state sottoposte per il passaggio dalla pagina alla parete.

Accompagna l’esposizione il video “My time. Ma peinture ne vien pas du chevalet”, della durata di circa diciotto ore, le cui riprese a camera fissa sono state realizzate nello studio dell’artista, documentando così la completa nascita del grande dipinto tratto dall’immagine in cui Pollock è seduto sul predellino dell’auto su cui, poi, perderà la vita. Il video mostra come il quadro sia stato realizzato da Di Matteo con il fondamentale aiuto del pittore copista Salvatore Russo. Un processo già altre volte adottato dall’artista per continuare a porre quella radicale interrogazione sulla natura del linguaggio artistico, del meccanismo creativo e della messa in questione dell’originalità e dell’unicità dell’opera d’arte.

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In occasione di questa mostra presso lo Spazioborgogno, Di Matteo ha realizzato un nuovo lavoro con le lastre tipografiche usate per la stampa del libro d’artista da lui creato e che mima in tutto e per tutto il volume di partenza. Oggetti unici che hanno dato vita alla tiratura del volume e che oggi si presentano, nel continuo mescolare le carte che caratterizza il suo lavoro, come l’ulteriore variante del racconto di questa storia.

GABRIELE DI MATTEO | TOUTE UNE VIE, TOUS LES ELEMENTES, TOUS LES DOCUMENTES
Spazio borgogno
Ripa di porta ticinese 113, Milano
Ingresso gratuito
http://spazioborgogno.com

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