Sweet Sub-NOTHING-Spores

Scade il 22 MAR 2014

Installation view, John Bock, Sweet Sub-NOTHING-Spores, Giò Marconi, 2014 Photo: Filippo Armellin

Sweet Sub-NOTHING-Spores è il titolo della nuova mostra dell’artista tedesco John Bock ospitata alla galleria Gió Marconi, quarta personale accolta in questi spazi che trasformerà questa volta la galleria in un mondo eccentrico e surreale, un teatro dell’assurdo dove nessuna regola o logica sembra potersi applicare.
Nato nel 1965 a Gribbohm in Germania, John Bock diventa famoso a metà degli anni ’90 per le sue performance, le cosiddette Lectures e per le sue installazioni, stravaganti assemblaggi di oggetti quotidiani.
 Le sue prime Lectures, una via di mezzo tra una performance e una lezione accademica, vertevano su temi economici – l’artista infatti ha studiato economia e arte all’Università di Amburgo – uniti successivamente ad argomenti più vicini al mondo dell’arte. Una sorta di parodia del mondo intellettuale che culminava in assurdi dialoghi con il pubblico, protagonista attivo in tutti i suoi lavori. Nelle performance l’artista riprende elementi del cabaret, del vaudeville, delle commedie slapstick e del teatro. Assume pose grottesche, compie movimenti esagerati, indossa costumi colorati e protesi bizzarre e combina gli oggetti più disparati con ogni tipo di liquido in modo fantasioso e irriverente. Questi assurdi assemblaggi diventano poi parte della mostra, trasformando lo spazio espositivo in un caleidoscopio di colori, suoni e immagini.

La sua opera sfugge ad ogni possibile classificazione, qualsiasi categoria per descriverla diventa riduttiva: performance, teatro, video, installazione, scultura si mescolano a discipline e linguaggi diversi come la filosofia, l’economia, la musica, la moda e a frammenti di vita quotidiana in una fusione originale che non sembra mai essere completa. Bock, attraverso questo personalissimo collage, supera e reinventa i tradizionali confini della storia dell’arte. Per la nuova personale da Gió Marconi presenta un film, diverse installazioni e una scultura. Nel film in mostra Above the point of the glowing silence, presentato per la prima volta alla Biennale di Venezia del 2013: una musa danzante racconta a un baco brevi storie sull’amore, sulla morte, sulla follia e su mondi paralleli in una casa-segmento. La musa poi si perde nel labirinto di Venezia e inizia a modellare materiali morbidi sui muri delle case.
Negli ultimi dieci anni Bock infatti si è sempre più dedicato al video, il cui linguaggio visivo è molto vicino a quello delle sue performance. I suoi film sono una sorta di lente di ingrandimento sulla realtà, di cui esplora i dettagli più nascosti. Bock parte dalla vita quotidiana e si sofferma sugli aspetti più assurdi, facendo entrare lo spettatore in un microcosmo colorato fatto di spazi ribaltati, sostanze e oggetti dalle forme mai viste che si trasformano in personaggi, animali dai tratti umani e viceversa, un mondo dove tutto è dissociato e collegato al tempo stesso, dove ogni sicurezza è abbandonata, tanto che l’artista stesso definisce i suoi film “assurde commedie dark”.

La scultura che viene presentata ha come soggetto dei contadini e si ispira allo stile dello scultore tedesco Ernest Barlach. Viene ripreso il rilievo tridimensionale caratteristico di Barlach, ma completamente rivisto e ripensato da Bock.
 C’è poi un’installazione composta da quattro teche. In una di queste, alta tre metri, sono visibili in basso delle scarpe sulla cui suola è appiccicata una cicca. Un’altra contiene una tenda, dietro la quale una sorgente luminosa emette fasci di luce ritmica senza motivo. Nella terza teca è appesa in verticale una catena di biglie sulla quale si arrampica dello sterco di coniglio. La quarta invece contiene un meccanismo che può essere azionato a mano dall’esterno e che mostra un ciuffo di capelli che accarezza un bullone e un’unghia che dà dei colpetti ad una tavoletta. Questa teca è appoggiata ad una rastrelliera a cui sono appese due foto della musa che recita nel film Above the point of the glowing silence.
 A prima vista le installazioni di Bock, come le sue performance, possono apparire senza senso, caotiche, prive di logica, ma in realtà il suo lavoro è sempre molto lucido e rigoroso, volto ad analizzare lo stato attuale della società occidentale e spesso guidato da allusioni autobiografiche.
Elemento principale della mostra è l’installazione Ait-il se term, realizzata con materiale di una performance precedente. Il video della performance accompagna l’installazione. 
L’artista presenta inoltre tavole di testo, dove le parole, frasi tratte da azioni o film, sono ripetute, tagliate, incollate, scambiate, modificate, frammentate e riscritte in modo fastidioso.
 Bock non cerca la logica narrativa, la chiarezza, ma la confusione, vuole disorientare lo spettatore, sfidandolo con ironia a comprendere e superare gli ostacoli della vita; l’artista descrive la vita come un gioco d’avventura che l’essere umano può solo iniziare a comprendere.

John Bock è nato a Gribbohm, in Germania nel 1965 e attualmente vive e lavora a Berlino. Numerose istituzioni gli dedicano mostre personali tra cui il KW Institute for Contemporary Art di Berlino (2009), il P.S.1 Contemporary Art Center di New York (2007), la Schirn Kunsthalle Frankfurt di Francoforte (2007), il Frac di Marsiglia (2005), l’Institute of Contemporary Art di Londra (2004), il Museum of Modern Art di New York (2000), la Kunsthalle Basel di Basilea (1999) e la Wiener Secession di Vienna (1998). Ha partecipato con le sue performance, le sue sculture e i suoi film a importanti rassegne d’arte contemporanea internazionali tra cui due edizioni della Biennale di Venezia (2005 e 1999, 2013), Manifesta 5 a Donostia-San Sebastían (2004), Documenta 11 a Kassel (2002) e la Yokohama Triennale (2001). Ha partecipato a diverse mostre collettive presso il Museum of Modern Art di New York (2009), il Centre Pompidou di Parigi (2009), il Barbican Art Gallery e la Hayward Gallery di Londra (2008), lo ZKM Zentrum für Kunst und Medientechnologie Karlsruhe di Karlsruhe (2008), la Malmö Kunsthalle di Malmö (2008), il New Museum di New York (2007), Magasin 3 Stockholm Konsthall di Stoccolma (2007) e Performa 2007 a New York (2007).

JOHN BOCK
Sweet Sub-NOTHING-Spores
Galleria Gió Marconi
via Tadino 15, Milano
martedì – sabato | 10.00-13.00 e 15.00-19.00
Ingresso gratuito
www.giomarconi.com

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