Nanda Vigo. Giovani e rivoluzionari. Un’autobiografia dentro l’arte degli anni Sessanta

Vi suggeriamo una lettura per conoscere meglio la figura di Nanda Vigo e di altri protagonisti del panorama artistico milanese: “Nanda Vigo. Giovani e rivoluzionari. Un’autobiografia dentro l’arte degli anni Sessanta”, un testo ricco di aneddoti e di bilanci. Ritroverete l’atmosfera di anni interessanti e vivaci, oltre a uno spaccato della vita notturna di alcuni locali entrati nella storia della città.

Nanda Vigo, courtesy Archivio Nanda Vigo

Nanda Vigo rappresenta una figura forte e indipendente di donna e designer. Un personaggio chiave per la definizione di Artedesign, come sostiene Carmelo Strano nella prefazione.

Di famiglia benestante, ma mai seduta su ipotetici aiuti economici, Nanda Vigo trasse vantaggio dalla sua autonomia e dal bisogno di lavorare, che la portarono ad accettare ruoli di assistente e tutto fare. L’artista con cui ebbe il piacere di lavorare, Fontana, si rivelò un incontro basilare per la sua ricerca artistica. I punti di contatto si possono rintracciare nel comune interesse per il tema delle comunicazioni delle trasmissioni via etere. Fontana aveva promosso un Manifesto dedicato al Movimento spaziale per la comunicazione, mentre Nanda Vigo era appassionata dalle possibilità del mezzo televisivo e traeva ispirazione dai film di fantascienza.

Un’atmosfera di vitalità e fermento caratterizzava gli anni Sessanta a Milano, una vivacità che si nutriva di amicizie, competizioni, ritrovi nei bar di Milano, come il Jamaica, la Titta, il Jenny. Al Jamaica, per esempio, era consentito esporre lavori e documenti, come dichiarazioni di intenti e manifesti della propria ricerca artistica.

Proprio al Jamaica avviene l’incontro più importante per la vita di Nanda Vigo, quello con Piero Manzoni, giovane indipendente, dalle idee radicali, caparbio e instancabile sperimentatore, sempre alla ricerca di nuovi limiti nella definizione di ricerca artistica: ” al Jamaica, me lo presentò il Mario Arcaini. Quella sera ci guardammo negli occhi, da lontano – lui era appoggiato al bancone, in fondo, e io entravo. Attraverso quello sguardo eravamo già uniti”. 

Un altro cardine di questo diario-autobiografia consiste nella divisione netta e senza sfumature tra il periodo del legame con Piero Manzoni e quello successivo, sancito dalla sigla perentoria: A.D. (after death), ad indicare quale peso ebbe la sua figura nella vita dell’artista. Sempre in bilico tra un desiderio di normalità e di riconoscimento reciproco, soprattutto per quanto riguarda la ricerca di spazi professionali individuali per Nanda Vigo. Il loro sodalizio fu molto stretto, ma al tempo stesso ricco di contrasti e difficoltà, a causa della concezione profondamente maschilista e tradizionalista di Piero Manzoni, che mal si conciliava con l’avanguardia del suo pensiero artistico.

Come racconta Nanda Vigo, Piero Manzoni non tollerava “competizioni” in famiglia e spesso la apostrofava con frasi come “Non siamo mica la famiglia Curie. L’artista sono io, tu stai a casa.” Piero Manzoni, però, non era l’unico dotato di talento. Nanda Vigo mostrò presto la sua capacità di precorrere i tempi, di nascosto dal Piero. Mentre lui realizzava la serie Achrome 1962, lei progettava la Casa Bianca, poi nota come Zero House: un interno d’abitazione in cui la designer/artista aveva fatto “sparire” il mobilio e creato un ambiente minimale arricchito solo dalle variazioni luminose prodotte dai neon. Per esemplificare la difficoltà dei rapporti tra i due in campo artistico la Vigo racconta di quando chiese al Manzoni una delle sue opere da inserire nell’allestimento, ma non ebbe alcun riscontro e dovette coinvolgere l’artista Castellani, che fu più che felice della collaborazione. Il progetto ottenne molti successi e venne pubblicato su diverse riviste.

“ZERO HOUSE” Milano 1959-62, courtesy Archivio Nanda Vigo

Appare chiaro dagli scritti come i contrasti in campo artistico non impedirono alla coppia di mantenere il loro legame, che anzi traeva linfa e vitalità a volte proprio dalla competizione sotto traccia e dalla stima professionale reciproca.

Dopo la tragica ma preannunciata morte di Manzoni, Nanda Vigo ha modo di perseguire la sua ricerca stilistica e di dedicarsi alla sua carriera, “finalmente” non più clandestina. Cambiano i paradigmi, cambiano le priorità, il legame con Manzoni lascia un grande dolore, ma apre anche a nuove possibilità e a una maggiore libertà di espressione. Nei capitoli successivi alla morte di Manzoni, Nanda Vigo racconta gli entusiasmi per il gruppo Zero con cui venne a contatto sin dal periodo in cui lavorava per Fontana. La comunanza di intenti e visione di Nanda Vigo con il gruppo di Zero si può rintracciare sin dai suoi interessi precoci per la fantascienza e per le modalità di trasmissione di un’immagine attraverso i canali di comunicazione e la luce. L’opera che meglio incarna questi principi rimane la Zero House, realizzata con l’intento di far sparire l’arredo d’interni e di creare attraverso la luce una fusione tra ambiente e arte.

Un’altra figura con cui iniziò una proficua collaborazione nell’A.D. fu Gio Ponti. Architetto con cui nacque il progetto della Casa sotto una foglia, divenuta un’icona di modernità e stile: “l’avventura più interessante fu collaborare con Gio Ponti alla realizzazione della Casa sotto la foglia. Guardò i miei progetti una sola volta, e mi disse <vai avani da sola, guarderò il lavoro quando sarà terminato>. Fu una grande emozione per me, dato che lo consideravo un grande a 390°. Per fortuna il mio lavoro gli piacque. L’unico lavoro che abbia firmato a quattro mani. Iniziato nel 1965 fu inaugurato a maggio del 1968”.

“La Casa sotto la foglia” con Giò Ponti, Malo 1965-68, courtesy Archivio Nanda Vigo

Come avrete capito, si tratta di un testo interessante e intrigante, in cui l’autrice ha saputo infondere nel testo la sua personalità carismatica, anticonformista e sostanzialmente schietta. Una schiettezza che permette di accostarsi da un punto di vista più ravvicinato a figure che appaiono ai nostri occhi come giganti.

Reading room 
NANDA VIGO. GIOVANI E RIVOLUZIONARI. Un’autobiografia dentro l’arte degli anni Sessanta, a cura di Carmelo Strano
Edizioni Mimesis, Collana Le Parole dell’arte, 2019

Web: Nanda Vigo

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