Mimmo Rotella. Retro-d’affiche

Scade il 15 MAG 13

Strappare i manifesti dai muri è l’unica rivalsa, l’unica protesta contro una società che ha perduto il gusto dei mutamenti e delle trasformazioni strabilianti.
(M. Rortella)

Come un arazzo, 1956, decollage su tela, 79x131 cm. (courtesy fondazione Marconi)
Come un arazzo, 1956, decollage su tela, 79×131 cm. (courtesy fondazione Marconi)

La rottura di Mimmo Rotella con il tradizionale operare artistico va fatta risalire all’inizio degli anni Cinquanta. Convinto che la pittura non avesse ormai più niente di nuovo da offrire, lontana ed estranea dal suo sentire e dal sentire popolare, si avvia alla ricerca di nuove strade da percorrere in quella Roma a cavallo del boom economico sommersa da manifesti di ogni genere, che rischiavano di farle perdere l’antico fascino.

Rimasi impressionato dai muri tappezzati di manifesti lacerati. Mi affascinavano letteralmente, anche perché pensavo allora che la pittura era finita e che bisognava scoprire qualcosa di nuovo, di vivo e di attuale. Sicchè la sera cominciavo a lacerare questi manifesti, a strapparli, dai muri, e li portavo in studio, componendoli o lasciandoli tali e quali erano, tali e quali li vedevo. Ecco come è nato il décollage.

Da subito respinto dalla critica – che gli affibbia l’ingiusto appellativo di ‘strappamanifesti’ – Rotella fa del manifesto pubblicitario la nuova espressione artistica che nasce e si sviluppa nella città stessa. Il décollage diviene espressione gestuale che, attraverso lo strappo, manifesta il dissenso provato non solo nei confronti della tradizione artistica, ma anche della nascente società dei consumi affamata di immagini effimere, effigi che si stratificano giorno dopo giorno sovrapponendosi le une alle altre e destinate a consumarsi nel giro di un istante.
Quello che Rotella cerca attraverso il décollage è un modo per potersi riappropriare della realtà, diventata ormai sfuggente. Strappare il manifesto, decontestualizzarlo sia dalla sua originaria funzione, che dalla sua usuale collocazione comporta inevitabilmente una sua smitizzazione come l’artista stesso afferma: “Queste immagini-forza scaturite dai muri romani sono dotate, rispetto al loro stato originale, di una sovrappresenza che ne smaga il mito. Sono diventate più reali del mito che pretendevano incarnare, più reali della realtà stessa che dovevano rappresentare”.
Una volta strappati i manifesti vengono riportati direttamente sulla tela, incollati l’uno sopra l’altro dando origine a sovrapposizioni di carte lacerate che non sono mai casuali, ma attentamente studiate per ottenere un perfetto equilibrio compositivo basato su precisi rapporti cromatici e materici.
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La mostra alla Fondazione Marconi, allestita sui due piani dello spazio espositivo, presenta al pubblico una selezione di trenta retro-décollage realizzati da Rotella tra gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, testimoniando la produzione più marcatamente astratta ed informale dell’artista che, soltanto negli anni successivi, si aprirà alla componente figurativa lasciando emergere dai suoi manifesti dettagli di parole, corpi, sguardi e volti.
Attraverso i suoi retro d’affiche Rotella compie un’operazione ancor più rivoluzionaria e sconvolgente per il tempo, arrivando a presentare ed innalzare allo stato di opera d’arte il retro dei manifesti, ora incollati sulla tela dalla parte figurativa e propagandistica, così da dare risalto alla parte che solitamente si sottrae al nostro sguardo.
L’operazione compiuta vuole accentuare la componente materica dell’opera testimoniata dalla presenza, in alcuni casi, di pezzi di muro che sono rimasti attaccati durante lo strappo del manifesto, così come afferma Trini: “Quando espone il dritto del manifesto, Rotella accentua gli effetti di colore mediante lo spessore dei frammenti incollati, quando espone il retro del manifesto, accentua gli effetti di materia mediante le colorazioni grigie o rossastre lasciate dai muri e dalle intemperie”. È forse osservando queste opere che, ancor più chiaramente, emerge la componente gestuale e brutale che accompagna questa pratica artistica basata sullo strappo, inteso da Rotella come gesto di rabbia e contestazione sia contro la tradizione artistica sia contro gli stereotipi imposti dal consumismo attraverso un martellante utilizzo della pubblicità.
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Mimmo Rotella. Retro-d’affiche.
FONDAZIONE MARCONI
via Tadino 15-17, Milano
martedì – sabato | 10.00-13.00 e 15.00-19.00
http://www.fondazionemarconi.org/

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