Renato Olivieri, Madame Strauss

Ambrosio è convinto, con me, che Milano valga New York, un quartiere di New York. Metropolitana, tangenziali, aeroporti, tossicodipendenti, night-club, di notte si spara, si trovano cadaveri nudi nei navigli. Milano può essere dunque lo sfondo adeguato di vere storie scellerate.

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di Eliana Verbini

Nato in provincia di Verona e milanese d’adozione, Renato Olivieri pubblica il primo romanzo, Il caso Kodra, nel 1978. A questo seguirà la fortunata serie con protagonista il commissario Giulio Ambrosio, che nel 1993 gli varrà il premio Scerbanenco, massimo riconoscimento per la letteratura poliziesca e noir in Italia, per Madame Strauss. La vicenda narrata in questo capitolo verrà definita dall’autore stesso, tramite il suo protagonista, l’indagine più strana e struggente della carriera del commissario alla Omicidi di Milano.

Il romanzo si apre in medias res, portando subito il lettore sulla scena del crimine: Alma Luraghi, anziana insegnante di pianoforte, è stata colpita alla testa con una bottiglia di cristallo, uccisa in casa propria da qualcuno che certamente conosceva e che, quasi pietosamente, si è premurato di coprire il suo corpo con una tovaglia, prima di andarsene. Ad Ambrosio toccherà trovare un movente e ricostruire l’assassinio, ma per farlo dovrà indagare nella vita privata di una donna che sembra essere una persona diversa a seconda dei personaggi che parlano di lei: frivola agli occhi della sorella, comprensiva e disponibile vista dai nipoti e dagli allievi, testarda secondo gli operai che ristrutturano il palazzo nel quale viveva e di cui era rimasta l’ultima, irremovibile, inquilina. Muovendosi tra fatti e racconti, il commissario si ritrova coinvolto, quasi emotivamente, nelle relazioni intrecciate di coloro che ruotavano attorno alla vita di Alma “Madame Strauss”, così soprannominata a causa della sua passione per il compositore, in un andirivieni quasi continuo fra la Milano degli anni Novanta e quella del secondo dopoguerra. MadameStrauss_page

Immerso nella grigia malinconia dell’inverno meneghino, Madame Strauss è un romanzo che trascina in un mondo fatto di segreti e fredda compostezza, ben lontano dai thriller concitati tipici della letteratura americana, dove le passioni umane sono sì descritte, ma il loro impeto è accuratamente tenuto fuori vista; proprio questo elemento si connota come il reale ostacolo che Ambrosio dovrà superare per delineare il movente di un omicidio che rischia fino all’ultimo di restare irrisolto. Allo stesso modo il lettore, cui il romanzo regala un’atmosfera rarefatta di costante diffidenza, si trova a condividere i dubbi del commissario, e a guardare con i suoi occhi non soltanto i vari personaggi, ma anche i luoghi che vedono lo svolgersi della vicenda.
Dal centro della città, teatro della maggior parte degli eventi, Olivieri offre uno scorcio della Milano che c’era e che oggi non esiste più, alternando visioni dell’epoca in cui l’intreccio si sviluppa, a visioni più antiche: agli occhi di un pubblico degli anni Duemiladieci esse divengono voci fascinose di non una, ma due città diverse dalla Milano attuale, dipinte a parole con la maestria di un paesaggista nostalgico.

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