Luce vera – spazio simulato

Scade il 18 GEN 13

Paolo Scirpa, Ludoscopio (Courtesy Galleria Allegra Ravizza)
Ludoscopio n. 34. Pozzo – espansione, 1977. (Courtesy Galleria Allegra Ravizza)

Negli oggetti tridimensionali Scirpa compone delle traslazioni di perimetri di forme visualizzati con luce al neon. In queste scatole nere l’ordine delle traslazioni di questi perimetri luminosi inizia subito dentro la scatola e si moltiplica fino all’infinito. Nasce così un effetto prospettico come un tunnel di cui non si vede la fine, fatto di tanti segmenti uguali a distanze uguali. Questa suggestiva prospettiva sveglia nell’osservatore sensazioni di varia natura con una prima percezione di cose note ma un finale ignoto. Una penetrazione nello spazio dove puoi partire seguendo le prime tracce ma poi ti perdi nel buio dove c’è assenza di gravità e di forme. Nessuno, finora, è andato in fondo a questi buchi per raccontarci che cosa ha visto.

Bruno Munari, 1980.

Spazio e luce sono da sempre i margini entro cui Paolo Scirpa conduce la sua ricerca artistica. Margini che, con il passare del tempo, l’hanno portato a creare quelli che lui stesso definisce “Ludoscopi”: iperspazi di luce in cui il limite tra reale e illusorio è abolito. A partire dagli anni Settanta queste opere, pensate per far percepire all’osservatore profondità fittizie, perdono la loro bidimensionalità e diventano tridimensionali: contenitori di varie forme (solitamente circolari o quadrati), le cui pareti vengono completamente ricoperte con specchi e dentro ai quali l’artista posiziona dei tubi di neon colorati, disponendoli o piegandoli secondo forme geometriche platoniche. In queto modo si creano affascinati inganni ottici che moltiplicano le luci in una serie di traslazioni e di incroci che superano lo spazio fisico dell’opera, simulando uno spazio concettualmente infinito.

Paolo Scirpa, Ludoscopi nn. 183, 184, 185. Raccordi di espansioni curve, 1987, legno, neon, specchi, cm 40 x 120 x 120 - x3
Ludoscopi nn. 183, 184, 185. Raccordi di espansioni curve, 1987 (Courtesy Galleria Allegra Ravizza)
Paolo Scirpa, Ludoscopio (Courtesy Galleria Allegra Ravizza)
Ludoscopio nn. 127, 128. Espansione-raccordo convergente o divergente,1988 (Courtesy Galleria Allegra Ravizza)

A cavallo tra minimalismo e arte cinetica, quello che a Scirpa interessa non è tanto la rappresentazione della luce reale, quanto pittosto la rappresentazione di quella ideale. Esaltandone l’aspetto spirituale e il lato contemplativo, la luce viene intesa come metafora dell’essere illuminati e caricata di una tensione spirituale permeata di trascendenza religiosa che arriva a sfiorare il misticismo. Una ricerca che affonda le sue radici nell’antica filosofia medioevale e protoumanistica, ma che per concretizzarsi è costretta ad utilizzare i mezzi messi a disposizione dalla realtà in cui l’artista si trova ad operare. I materiali usati da Scirpa, infatti, sono materiali di consumo o elettrici, tubi luminosi e specchi. Oggetti banali, con cui siamo quotidianamente a contatto ma che l’artista trasforma in un’occasione di riflessione ed indagine interiore.

Espansione, 1977 (Courtesy Galleria Allegra Ravizza)
Paolo Scirpa
Luce vera – spazio simulato

Galleria Allegra Ravizza
Via Gorani 8, Milano
Lunedi’ – Venerdi’ 11.30-19.00
sabato su appuntamento
ingresso libero
http://www.allegraravizza.com
http://www.paoloscirpa.it

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