La scuola di Piazza del Popolo

DI FRANCESCA VIGANÒ

La Scuola di Piazza del Popolo è una corrente artistica nata e sviluppatasi a Roma per aggregazione e grazie a rapporti di amicizia tra un gruppo di giovani tra i venti e i trent’anni. Il nome e la definizione sono arrivati dopo, ad attestare e raccontare una realtà nata tanto spontaneamente da essere definita con il luogo di ritrovo degli artisti: Piazza del Popolo. Spazio suggestivo e monumentale al tempo stesso, la piazza è stata la culla e l’incubatrice di un gruppo ancora per certi versi da riscoprire.

La Piazza accoglieva negli anni Cinquanta diversi caffè, tra cui Rosati e Canova, che erano diventati a Roma, come nella migliore tradizione artistica parigina, i punti di incontro preferiti per artisti e letterati. Si potevano incontrare Barilli, Calvesi, Moravia, Parise al pari di un giovanissimo Celentano e degli americani di passaggio a Roma, come Raushenberg, Twombly, ma anche Duchamp e Tristan Tzara.
Dalle dichiarazioni dei protagonisti di allora spicca il clima di fermento per i cambiamenti del dopoguerra, l’entusiasmo per la libertà conquistata ed il boom economico degli anni cinquanta. A questo si unisce la consapevolezza dell’eccezionalità delle situazioni e degli stimoli e il forte legame che accomunava gli artisti, uniti dalla giovinezza e dalla condivisione di quel particolare periodo storico.

fabio mauri a piazza del popolo c Elisabetta Catalano
Fabio Mauri a piazza del popolo © Elisabetta Catalano

ungaretti davanti a futurusmo rivisitato c arch plinio

In quel momento storico cosi ricco di fermento non ci si rendeva conto della portata epocale che questi artisti e movimenti artistico-culturali avrebbero avuto nel tempo.
– Claudio Abate –

Per quanto riguarda gli ispiratori e la cornice che si potrebbe definire umana, tre sono le figure cardine per la creazione dei presupposti che hanno permesso la nascita del movimento: in primis il gallerista Plinio De Martiis, che aveva aperto la sua galleria La Tartaruga nel 1954 proprio in via del Babuino, a pochi passi dal caffè Canova. Egli divenne ben presto il collettore di giovani talenti e l’ambasciatore in Italia per artisti di fama internazionale. Il gallerista alimentava scambi e discussioni, passioni, accadimenti e dibattiti, che si trasformavano in lavori e mostre. Tra le più eclatanti vi furono le visite e le mostre di Andy Warhol, Robert Raushenberg e Franz Kline. De Martiis nutriva una personale curiosità per l’arte americana e la sua rete di conoscenze portarono alla sua galleria anche Rothko, Franz Kline, Tinguely e Conrad Marca-Relli. Rimangono famose le mostra di Marca-Relli e di Salvatore Scarpitta nel 1958, di Raushenberg nel 1959 e di Tinguely, Twombly, Schifano e Kounellis nel 1960.

Un altro ruolo fondamentale lo riveste Toti Scialoja, con il suo corso di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Le sue lezioni erano illuminanti per le giovani menti del boom degli anni Cinquanta: ricche di una gamma di suggestioni culturali e poetiche che andavano dal teatro, alla letteratura, al cinema e alla politica. Da artista-professore mostrava agli allievi il modo in cui nascevano i lavori e le opere d’arte e dava un’impronta internazionale alle sue lezioni portando in aula opere di artisti americani, prestate da De Martiis. Molti dei giovani esponenti della Scuola di Piazza del Popolo erano stati suoi allievi, e la traccia dei suoi insegnamenti era rimasta una guida preziosa per la nascita di nuove personalità artistiche.

Resta, infine, l’elemento che ha segnato il continuum tra l’esperienza dell’espressionismo astratto newyorkese e l’ambiente artistico romano, fino ad allora molto legato a questioni nazionali e ad un confronto quasi esclusivo con l’arte europea: Cy Twombly, in viaggio in Italia insieme a Raushenberg nel 1958 decise di stabilirsi definitivamente in Italia, dando alla Scuola romana l’occasione di un confronto diretto con le novità e le istanza newyorkesi. Il ruolo di Cy Twmobly non si limita a punto di contatto con l’America, ma rappresenta l’esempio della capacità della cultura italiana del dopoguerra di influire incisivamente nella poetica artistica di un artista americano. Cy Twombly, infatti, ha fatto della riscoperta in chiave contemporanea delle radici romane e greche della cultura italiana il perno della sua opera, incentivando e motivando le ricerche artistiche dei giovani artisti romani, anch’essi legati a simboli e luoghi icona della storia classica e rinascimentale italiana. Questo pose le basi per una fondamentale distinzione tra la Pop Art americana e quella che viene definita Pop Art italiana e che corrisponde in larga parte con le opere degli esponenti della scuola di Piazza del Popolo.

mario schifano_goffredo parise
Mario Schifano e Goffredo Parise
Mario Schifano
Mario Schifano

La Scuola di Piazza del Popolo inizia a delinearsi attraverso mostre personali organizzate presso la galleria di De Martiis, tra queste compaiono gli esordi di artisti che sarebbero diventati fondamentali per il panorama artistico italiano, in particolare quelle del 1961 di Mario Schifano, del 1964 Tano Festa, Franco Angeli, Kounellis, Renato Mambor, Cesare Tacchi, Sergio Lombardo ed infine Pino Pascali del 1965.
Tra gli artisti che irrompono maggiormente nel contesto artistico e nel movimento vi è Mario Schifano. All’interno del gruppo era stato definito da Goffredo Parise il “piccolo puma” per la sua eleganza felina. Di lui riferisce Fabio Mauri nel volume Nel 1960 gli anni’50 avevano 10 anni: “Schifano era bello come Rodolfo Valentino, però era ironico, conduceva il suo spirito aggraziato, filava dritto ad infrangere ogni rigidità del reale, come un’antica divinità travertina. Aveva un istinto per la ricerca della felicità, un senso leggero di incolumità, donava e distribuiva ai poveri ciò che toglieva ai ricchi – continua Mauri – divenne amico di Maurizio Calvesi, conquistò Moravia e Parise, sedusse uomini e donne, si sedette sulle ginocchia di Guttuso, convertendo tutti a se stesso, cioè allo spirito del suo tempo”.