La concretezza ritmica dell’infinito

Scade il 31 GEN 2014

Enrico Castellani, 1972-1973, acrilico su tela, cm 80 x 100
Enrico Castellani, 1972-1973, acrilico su tela (courtesy Mazzoleni Galleria d’Arte)

La mostra curata da Francesco Poli nelle rinnovate sale espositive della Mazzoleni galleria d’Arte di Torino è dedicata a una delle figure di maggior rilievo dell’arte italiana e internazionale della seconda metà del Novecento: Enrico Castellani.
Articolata nelle due sale del del piano terra e nelle tre sale del piano nobile, l’esposizione si propone di illustrare attraverso una trentina di opere l’importante percorso artistico del maestro, coprendo un arco cronologico che spazia dal 1959 fino alla produzione odierna.
Nato a Novara, Castellani compie i suoi studi prima a Milano e poi, dal 1952 a Bruxelles, dove frequenta i corsi di pittura all’Académie Royale des Beaux-Arts e nello stesso tempo studia architettura presso l’Ecole Nationale Supérieure de la Cambre, dove si laurea nel 1956.
Di ritorno nel capoluogo lombardo dal 1959 Castellani, dopo le prima esperienze legate alla corrente informale, fonda con Piero Manzoni la galleria Azimut e la rivista Azimuth, nella quale viene promossa una nuova linea di ricerca artistica basata sulla necessità di un’arte capace di rompere qualsiasi legame con il concetto di rappresentazione e figurazione, utilizzando ai minimi termini i mezzi tradizionali del pittore: supporto, colore e pennello.

Si apre così una prima fase sperimentale in cui egli definisce e adotta una tecnica particolare che consiste nell’applicare dei chiodi su un telaio in legno, così da modificare la tensione naturale della tela e creare sulla superficie un movimento fatto di rilievi e cavità. La tela, che è rigorosamente monocroma, abbandona la sua tradizionale funzione di supporto su cui dipingere e diviene una struttura spazio temporale, in cui la disposizione dei chiodi crea un modulo lineare il cui ritmo è definito dalla ripetizione di chiari e scuri, generati dal percorso che compie la luce sulla superficie.
Consolidata la tecnica anche oggi le uniche variazioni nelle opere di Castellani sono rappresentata dall’adozione di materiali differenti, da diverso colore della tela (come, ad esempio, in Superficie blu del 1965 o nella recente Superficie rossa datata 2007), dal formato e soprattutto, dal ritmo con il quale il modulo si succede sulla superficie dei suoi manufatti.
Insieme ai Sacchi di Burri, ai Tagli di Fontana e agli Achrome di Manzoni, le opere di Castellani costituiscono senza dubbio una tra le elaborazioni artistiche più rilevanti della seconda metà del Novecento, anche in campo internazionale.

Enrico Castellani.
La concretezza ritmica dell’infinito

Mazzoleni Galleria d’Arte
piazza solferino 2, Torino
Dal martedì al sabato 10.30-13.00 / 16-19.30
Domenica su appuntamento
Ingresso gratuito

www.mazzoleniarte.it

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