Islands

Scade il 09 FEB ’14

L’HangarBicocca presenta la mostra antologica Islands di Dieter Roth e Björn Roth, primo progetto espositivo curato da Vicente Todolí. La rassegna propone per la prima volta in Italia 100 opere di Dieter Roth, figura di riferimento della scena internazionale degli ultimi cinquant’anni, realizzata in collaborazione con il figlio Björn e lo fa raccontando i cardini della produzione dell’artista per isole, punti tematici delle sua espressività. Di seguito una breve guida alle opere esposte:

Björn Roth / Oddur Roth / Einar Roth, Economy Bar, 2004-2013 ▶ Economy Bar è l’opera che rappresenta in modo più radicale l’attitudine di Dieter Roth allo sconfinamento dell’atto artistico nella vita reale. Luogo di ritrovo per eccellenza, il bar è il momento di massima interazione del pubblico con la mostra: durante il periodo d’apertura, infatti, potrà essere utilizzato come un vero e proprio punto di ristoro, in continuità con l’utilizzo fattone da Björn Roth e dai suoi collaboratori nel periodo dell’allestimento. Realizzato attraverso l’assemblaggio di materiali e oggetti recuperati dalla sfera del quotidiano, il bar racconta l’essenza delle cose ordinarie trasformate in manufatti insoliti e singolari: tra gli elementi che lo compongono troviamo bicchieri, bottiglie, luci, monitor e strumenti musicali, pezzi di mobili riassemblati; il telefono al centro del bancone rinvia le voci degli avventori del bar a un amplificatore sul quale sono montati i frammenti di un violino, mentre utensili meccanici arrugginiti si trasformano in una sorta di scultura utilizzata come fioriera.

Björn Roth / Oddur Roth, The Relatively New Sculpture, 2013 ▶ The Relatively New Sculpture è un’opera prodotta in occasione della mostra in HangarBicocca da Björn Roth in collaborazione con i figli. L’installazione continua una linea generazionale avviata prima ancora della scomparsa di Dieter Roth nel 1998, ed è fondata sulla stretta collaborazione tra padre e figlio. Essa si presenta come una grande installazione percorribile che coinvolge lo spettatore chiamato a interagire con gli elementi della struttura. L’opera è formata da un’impalcatura, suddivisa in due piattaforme quadrate collegate da un passaggio, su cui, insieme a luci, vecchie insegne anni 50 e scrivanie, sono posizionati strumenti musicali, recuperati poco prima di diventare rifiuti. Alla base del lavoro c’è l’idea di poter creare una musica proveniente da strumenti rotti, i quali possono essere suonati direttamente dallo spettatore, dando vita a nuove sonorità.

Dieter Roth, Solo Szenen (Solo Scenes), 1997-1998 ▶ Nel corso della sua vita Dieter Roth ha tenuto numerosi diari annotando insieme a indirizzi e appuntamenti anche idee, disegni, fotografie e poesie. Durante il suo percorso artistico i diari si sono dimostrati una fonte costante di ispirazione e spesso sono stati trasformati in opere essi stessi. L’installazione Solo Szenen (Solo Scenes), 1997-1998, dimostra chiaramente come per Roth il diario sia molto più che una semplice espressione intima, ma un vero e proprio medium espressivo. I video sono ambientati nei suoi studi in Islanda e Svizzera e ritraggono l’artista al lavoro o impegnato nelle attività quotidiane mentre scrive, dorme, mangia e si lava. In ogni sequenza la videocamera – installata dallo stesso Dieter Roth – è fissata in un’unica inquadratura e non segue i movimenti dell’artista: capita dunque che per alcuni minuti vengano riprese stanze vuote senza che nulla accada.

Dieter Roth, Flacher Abfall (Flat Waste), 1975-1976/1992 ▶ Nel 1975 Roth inizia a lavorare a Flacher Abfall (Flat Waste), un progetto a lungo termine per il quale raccoglie e colleziona oggetti solitamente considerati materiali di scarto come scontrini, biglietti usati, etichette, pezzi di carta e altri avanzi legati al quotidiano. Ogni elemento è poi catalogato e archiviato secondo un ordine cronologico in numerose cartellette di plastica trasparente riposte in raccoglitori d’ufficio. Esternamente l’opera appare come un archivio ordinato su più scaffali ma al suo interno contiene un insieme caotico di rifiuti. «Ogni pezzo di carta si tocca…, qualsiasi cosa – ogni stupida busta di plastica per il pane di segale: qualcuno l’ha disegnata… qualcuno si è seduto e ne ha fatto un disegno». (Dieter Roth)

Dieter Roth, SURTSEY, 1973-1974 SURTSEY – Dinner, 1973-1993/2003 ▶ Surtsey è un’isola islandese formatasi nel 1963 a seguito di una forte eruzione vulcanica sottomarina. Ispirandosi a questo evento Dieter Roth produce SURTSEY SURTSEY – Dinner, due serie di diciotto stampe ciascuna, che descrivono la nascita dell’isola fino a trasformarla in un enorme piatto fumante.

Dieter Roth / Björn Roth The Floor I, 1973-1992 The Floor II, 1977-1998 ▶ Le due opere sono costituite dal pavimento dello studio di Dieter Roth a Mosfellsbær in Islanda, la cui superficie, deteriorata dal tempo, porta le tracce dell’attività dell’artista nell’arco di circa vent’anni. Abbandonata la funzione originaria, The Floor I The Floor II assumono l’aspetto di grandi dipinti formati da ampie campiture di colore, colla e polveri insieme a numerosi schizzi di pittura. Attraverso la loro decontestualizzazione, le due grandi superfici diventano immagini forti, al tempo stesso ironiche e autocelebrative, volte a rappresentare un’ideale comunione tra l’opera e il suo luogo d’origine.

Dieter Roth, Carpet, 1985-1995 ▶ Il tappeto, proveniente dalla casa-studio di Mosfellsbær (Islanda) denominata “Bali” da cui provengono anche le opere The Floor I The Floor II, è il risultato di un processo di lavorazione che ha coinvolto l’intera famiglia di Dieter Roth: i segni impressi sul tessuto tracciano le piste delle macchinine create dal nipote Oddur quando giocava sul tappeto.

Dieter Roth / Björn Roth Tischmatten, 1979-1998 ▶ L’installazione è formata da una selezione di Tischmatten (Table Mats). Ideati agli inizi degli anni 70, i Tischmatten incorporano in un unico lavoro differenti elementi della produzione artistica di Roth: disegni, dipinti, fotografie e oggetti. Le opere sono costituite da pezzi di cartone posizionati sui tavoli da lavoro dello studio dell’artista, con lo scopo di proteggere le superfici da eventuali macchie derivanti dai processi di produzione delle opere. Veri e propri diari visivi, i Tischmatten raccolgono polveri, appunti, macchie e residui domestici, condensando in un’unica immagine le attività dello studio nei diversi periodi.

Dieter Roth, The Piccadilly Project ▶ The Piccadilly Project è uno dei progetti più importanti di Dieter Roth, di cui la mostra Islands riunisce, per la prima volta visibili nel loro insieme, ben 47 opere. Il progetto nasce dall’idea della riproduzione seriale dello stesso soggetto secondo infinite variazioni cromatiche, compositive e di tecnica. Tra tutte le opere di Roth, The Piccadilly Project è quella che meglio rappresenta alcuni temi-chiave del lavoro dell’artista: la negazione dell’unicità dell’opera d’arte, l’interesse per l’iconografia popolare, la sperimentazione delle più avanzate tecniche di stampa.

Dieter Roth (con Björn Roth & Eggert Einarsson) Grosse Tischruine (Large Table Ruin), iniziata nel 1978 ▶ L’installazione Grosse Tischruine (Large Table Ruin) ha inizio nel 1978 nell’appartamento di Stoccarda di Dieter Roth, nasce dalla sedimentazione dei materiali nello studio di Roth e si presenta come un assemblaggio costituito da centinaia di oggetti e materiali differenti che nel loro insieme creano un’immensa installazione.

Material Pictures ▶ L’insieme di lavori conosciuti come Material Pictures, che attraversa tutta la produzione artistica di Roth dalla seconda metà degli anni 70 fino agli anni 90, è caratterizzato da una forte componente pittorica spesso integrata da collage con oggetti di uso quotidiano. Giocattoli, barattoli e pennelli sono applicati su supporti di varia natura come tele, tavole di legno e materiali di recupero. Altre opere sono invece caratterizzate dalla presenza esclusiva della pittura e sono giocate su ritmi concentrici di forme e colore. Questa tipologia di opere si basa sull’interesse dell’artista verso la sperimentazione materica e l’assemblaggio di differenti elementi, riportandola nella bidimensionalità della tela e del supporto pittorico.

Clothes Pictures ▶ Clothes Pictures sono grandi dipinti realizzati grazie all’utilizzo di abiti e scarpe appartenenti all’artista, rivestiti di uno spesso strato di colla e pigmenti. I materiali così assemblati creano delle composizioni in cui la ricerca materica è predominante e tutti gli elementi utilizzati per la costruzione pittorica perdono la loro funzione originaria e diventano elementi della composizione. Gli abiti, disposti in pose che suggeriscono la presenza umana, rendono queste opere quasi una sorta di autoritratto dell’artista giocato sulla sua assenza. I Clothes Pictures si inseriscono nel clima di ossessiva ricerca di documentare ogni aspetto della propria biografia che caratterizza il lavoro di Dieter Roth nel corso degli anni 80, e avrà la sua massima espressione nell’opera Ein Tagebuch (A Diary) esposta alla Biennale di Venezia nel 1982.

Björn Roth / Oddur Roth / Einar Roth New York Kitchen, 2013 ▶ L’insieme delle opere qui raggruppate fa riferimento all’esperienza dello Schimmelmuseum (Mold Museum), 1992-2004, realizzato grazie all’appoggio di Philipp Buse, amico e storico collezionista di Dieter Roth. L’insolito museo di Amburgo era allo stesso tempo un laboratorio di creazione e uno spazio espositivo a tutti gli effetti. Situato in una vecchia casa fatiscente, ospitava nelle sue stanze opere che riflettevano l’interesse dell’artista verso il mutamento e il deperimento dei materiali organici nell’opera d’arte. Le opere dello Schimmelmuseum, di cui quelle mostrate in HangarBicocca rappresentano uno dei nuclei principali, si basano sull’idea di un processo di degenerazione i cui ritmi e modi sono scanditi esclusivamente dall’azione del temporale e della natura, mentre l’uomo ha la sola funzione di spettatore impotente. Cioccolato, zucchero e spezie costituivano i materiali principali delle opere dello Schimmelmuseum, mentre le muffe intervenivano successivamente a modificare struttura e aspetto. L’opera New York Kitchen, costruita in occasione della mostra Dieter Roth. Björn Roth (2013) presso la galleria Hauser & Wirth di New York, è una versione della cucina originale che si trovava nello Schimmelmuseum. Dotata di fornelli, vernici, stampi e coloranti, l’opera è stata utilizzata durante l’installazione della mostra in HangarBicocca per la creazione di Selbstturm (Self Tower) Coquillen Zwerge (Coquille Gnomes) realizzate in oltre un mese di produzione con la collaborazione degli studentidell’Istituto Professionale per i Servizi dell’Enogastronomia e dell’Ospitalità Alberghiera A. Vespucci di Milano e oltre 4.000 kg di cioccolato fondente extra messi a disposizione da Novi.

Dieter Roth, die Die DIE VERDAMMTE SCHEISSE (the The THE DAMNED SHIT), 1974-1975 ▶ die Die DIE VERDAMMTE SCHEISSE (the The THE DAMNED SHIT), composta da 52 stampe inserite in una scatola di legno, è formata da una serie di immagini ottenute riutilizzando le piastre di rame scartate da una stamperia perché ritenute “sbagliate”. L’artista recupera questi scarti, interviene con ulteriori incisioni e quindi le utilizza. L’opera è un’affermazione del valore del processo di recupero e riciclo presente in tutte le opere di Roth, qui applicato non soltanto ai materiali ma anche alle immagini stesse.

Dieter Roth Scheisse Books, 1966-1975 ▶ Nel corso della sua vita Dieter Roth ha pubblicato più di duecento libri tra testi, notebook, libri per bambini, versi, poesie visive, racconti, diari e libri d’artista. Roth ha spesso dichiarato di sentirsi più poeta che artista figurativo, e di considerare la letteratura il mezzo espressivo a lui più congeniale. La stampa e la tipografia di Scheisse è stata eseguita dagli studenti della Rhode Island School of Design che non conoscevano il tedesco. Nonostante ciò Roth decide di non correggere gli errori ortografici sovvertendo ogni processo di revisione e modifica del testo. Partendo dalla pubblicazione originale l’artista produce diverse versioni accorpando testi, disegni, variazioni e nuovi metodi di stampa.

Dieter Roth, 55 Scheisse für Rosanna (55 Shits for Rosanna), 1982 ▶ La volontà di rendere visibile lo scorrere del tempo, atto simbolicamente rappresentato nella necessità di raccogliere oggetti quotidiani, ricopre un ruolo fondamentale nella poetica di Roth. Durante uno dei suoi rari soggiorni italiani, negli anni 70, Dieter Roth organizza una mostra presso la casa dell’amica Rosanna Chiessi seguendo questa modalità: nel suo viaggio da Milano fino a Reggio Emilia raccoglie una serie di materiali che allestisce in maniera spontanea in una sede espositiva improvvisata. Per Roth la creazione artistica nasce dalla realtà quotidiana con l’intento di permearla, valicando il limite nel quale viene confinata dai circuiti artistici ufficiali.

Dieter Roth / Björn Roth, Ausicht/Ansicht, 1996 ▶ L’opera Ausicht/Ansicht, prodotta durante la ristrutturazione di una scuola ad Aesch in Svizzera, è costituita da due grandi pareti provenienti dai prefabbricati usati dagli alunni della scuola. Ausicht/Ansicht si esprime attraverso una tecnica grafico-pittorica giocata su forme e colori vivaci che in certi punti ricorda l’arte dei graffiti, che riprende su scala maggiore lo stile di molta pittura precedentemente realizzata da Roth.

Dieter Roth / Björn Roth, The Studio of Dieter and Björn Roth St. Johanns-Vorstadt, Basel, 1995-2008 ▶ Esposta nel 2012 ad Art Basel nel contesto di Art Parcours, l’opera The Studio of Dieter and Björn Roth, 1995-2008, è costituita dagli spazi e dagli elementi dello studio di Dieter Roth a St. Johanns Vorstad (Basilea), lo stesso che viene ripreso nell’opera Solo Szenen (Solo Scenes). Impiegato da Dieter in collaborazione con il figlio dal 1995 al 1998 (anno della sua morte), lo studio viene poi mantenuto attivo da Björn sino al 2008. L’opera The Studio of Dieter and Björn Roth presenta gli oggetti che originariamente occupavano lo studio, mentre gli elementi che erano sulle pareti sono presentati sotto forma di grandi fotografie, scattate da Magnús Reynir Jónsson dopo la morte dell’artista.

Dieter Roth, Reykjavík Slides, Part 1: 1973-1975; Part 2: 1990-1998 ▶ Reykjavík Slides è al tempo stesso un omaggio all’Islanda, luogo fondamentale della vita e del percorso artistico di Dieter Roth, e una riflessione sul passaggio del tempo e sui suoi effetti sugli oggetti che ci circondano. Composta da più di 30.000 diapositive riprodotte ininterrottamente da 16 proiettori posizionati su piedistalli, l’opera documenta ogni singolo edificio di Reykjavík, in estate e in inverno, nell’intento di condensare attraverso le immagini la vera essenza della città. Le fotografie, realizzate con l’aiuto dei due figli Björn e Karl Roth, e con Eggert Einarsson, Birta Johannsesdóttir e Pál Magnússon, sono state scattate in due momenti differenti: la prima serie risale agli anni 1973 e 1975 e la seconda al 1990 e al 1998. In questo lavoro Roth ritrae il suo Paese d’adozione durante tutte le stagioni dell’anno e in ogni possibile condizione di luce. Il risultato è una documentazione straordinaria dell’evoluzione della città, dei suoi paesaggi e delle sue atmosfere.

Islands
Fondazione Hangar Bicocca
Via Chiese 2, Milano
giovedì – domenica 11.00 – 23.00
ingresso libero
hangarbicocca.com

©Your Own Guide

[googlemaps https://maps.google.it/maps?oe=utf-8&client=firefox-a&q=Via+Chiese+2,+Milano&ie=UTF8&hq=&hnear=Via+Chiese,+2,+Milano,+Lombardia&gl=it&t=m&ll=45.521804,9.212036&spn=0.028865,0.054932&z=14&iwloc=A&output=embed&w=640&h=480]

Tags:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.