ILIOKATAKINIOMUMASTILOPSARODIMAKOPIOTITA

Scade il 04 MAG 2014

Il titolo è indecifrabile:
ILIOKATAKINIOMUMASTILOPSARODIMAKOPIOTITA.
Uno scioglilingua per bambini, un tintinnio metallico che suggerisce un suono e ha un indubbio impatto visivo senza però indicare una chiave di lettura prestabilita. Interessata, come di suo consueto, all’inaspettato: “Nel farti dire questa parola impossibile – suggerisce Andrea Lissoni, curatore dell’esposizione – non ti crea nessuna aspettativa rispetto a quello che troverai  all’interno della mostra. Questo è il sistema tipico di Micol, non costruire un’aspettativa ma lasciare tutto alla percezione e alle sue possibilità intrinseche.”

Micol Assaël ha un debole per la natura, non in generale, ma in particolare, con tutto l’ignoto e l’inatteso che porta con sé. Non manca di gusto per l’avventura scientifica, ma sa anche che la scienza non ha piani regolatori, avanza a sobbalzi, vacillando e offrendo all’uomo qualche nuova possibilità di errore. Durante gli ultimi dieci anni è stata corteggiata da direttori di musei di mezzo mondo, prendendo parte a due edizioni della Biennale di Venezia (2003, 2005), alla Biennale di Berlino (2006), alla Biennale di Sydney (2008) e alla Biennale di San Paolo (2008), oltre a diverse dozzine di esposizioni personali e collettive. Dopo aver vissuto in Russia, in Germania, in Italia e in Islanda, da qualche anno si è trasferita in un’isola della Grecia, per lavorare e fare il miele.

Questa mostra all’HangarBicocca costituita da quattro tra i lavori più importanti esposti dall’artista fra il 2003 e il 2009 – la cella frigorifera di Vorkuta, 2003; la stanza dei venti di Senza Titolo, 2003; l’ufficio-container di Mindfall, 2004-2007; e l’arnia di 432Hz, 2009 – e da una nuova produzione realizzata per l’occasione, ha l’esattezza e l’armonia di un arrangiamento ben intonato.
Sub è una curiosità: assomiglia a un enorme acquario sperimentale dove tutti aspettano, immobili come statue. Gocce dense piovono dall’alto all’interno di due vasche d’acqua fermentata, tutto ciò ha a che fare con il generatore elettrostatico di Lord Kelvin e con certe cariche contenute nell’acqua che si attraggono e respingono fino a che una scintilla blu non si palesa nell’aria.
Una stanza rintrona per il vento è l’ambiente di Senza Titolo, tutto uno sciabolare di correnti d’aria che fanno sbattere quel che trovano, anche se in realtà si trova ben poco – un armadio, un letto, un tavolo – a cui la bufera più collerica possa recare danno.
Rumorosa come un’officina, Mindfall fluttua nei fumi della nafta e nell’odore di cavi elettrici abbrustoliti. C’è in questa “stanza di vetri affumicati e ventilatori stanchi un’atmosfera pigra che attrae: i toni pallidi da gelato e le prese di corrente dipinte di rosso mettono una nota di colore alle nude pareti, mentre un coro di motori elettrici intona un moresco lamento, lento e sincopato”; un clima post futuristico, post industriale, la messa in scena di un fallimento tecnologico.
Nella stanza successiva, sintonizzata sulla frequenza di 432 Hertz, c’è invece un odore del tutto diverso, quello del legno. Voci di api ronzano in larghe spirali ed effigi di cera strutte dal caldo e illuminate sono appoggiate tutte intorno su pareti di rovere biondo.

Il lavoro di Micol Assaël presenta una serie di soluzioni formali che alludono spesso allo stato di isolamento, volontario o forzato, richiesto per un lavoro di ricerca scientifica, per meditazione o per repressione. Attraverso l’uso controllato di apparecchiature ed equipaggiamenti tecnici, come generatori di potenza o vecchi motori, circuiti elettrici aperti e potenti convogliatori d’aria e diversi altri apparecchi, gli spazi cubici di modeste dimensioni costruiti o adattati e messi a punto da Assaël ricordano celle di prigioni abbandonate, camere di esecuzione e celle refrigerate. In alcuni casi i suoi lavori richiedono la presenza continua di individui isolati che sotto la direzione dell’artista, compiono attività come la lettura di brani selezionati o l’esecuzione ininterrotta del lavoro routinario di manutenzione e riparazione.
In un periodo storico in cui la sfera pubblica era stata in definitiva rappresentata in termini di valore economico della proprietà e la crescente mercificazione dei valori artistici si rispecchiava nel proliferare di immagini omogenee e concetti prodotti dalla spettacolarità dei media, l’uso da parte dell’artista del corpo, proprio o altrui, sembrava offrire una tenue possibilità di resistenza, soddisfacendo la necessità di una comunicazione non mediata. Nelle opere di Micol il visitatore diventa il centro di questo pensiero, un mezzo, una potenzialità. L’artista ha anche progettato e organizzato numerosi ambienti per esperimenti sul comportamento degli esseri umani. In queste situazioni performative i componenti del pubblico, inconsapevoli della loro condizione di soggetti, sono colpiti e trasformati, fisicamente e mentalmente dagli scenari di Assaël. È difficile essere testimoni passivi dei suoi lavori dato che provocano e allo stesso tempo impongono un’interazione che a tempo debito, provoca disagio fisico e psicologico. Assaël insiste nel mettere in corto circuito posizioni e stati mentali di soggetti diversi, con lo scopo di abolire il confine tra essere testimoni e agire, in un disfacimento della soggettività che apre la strada a una nuova società.

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ILIOKATAKINIOMUMASTILOPSARODIMAKOPIOTITA
Fondazione Hangar Bicocca
Via Chiese 2, Milano
giovedì – domenica 11.00 – 23.00
ingresso libero
hangarbicocca.com

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