Homo ludens. Quando l’arte incontra il gioco

Scade il 30 MAR 14

«L’Homo Ludens vorrà lui stesso trasformare e ricreare questo ambiente e questo mondo secondo i suoi bisogni. L’esplorazione e la creazione dell’ambiente verranno allora a coincidere perché l’Homo ludens, creando il suo territorio da esplorare, si occuperà di esplorare la propria creazione» Constant Nieuwenhuys 1976 (da Careri, New Babylon, p. 36)

Le Gallerie d’Italia presentano la mostra Homo ludens. Quando l’arte incontra il gioco che si propone come esperienza visiva sul fattore ludico nell’arte contemporanea. Il suo titolo deriva da quello di un saggio dello storico olandese Johan Huizinga pubblicato nel 1938, nel quale si analizza il ruolo del gioco come chiave interpretativa delle relazioni sociali e come fattore innato.

Il gioco inteso come forma espressiva legata all’infanzia, come rottura dei piani logici, come creatività impulsiva e automatica; un metodo che dalle avanguardie storiche – Futurismo, Dada e Surrealismo in primo luogo – viene utilizzato dagli artisti per mettere in discussione i canoni del linguaggio convenzionale. Le opere proposte, selezionate fra quelle conservate nelle collezioni Intesa Sanpaolo, spaziano, infatti, dalle opere di Fortunato Depero e Max Ernst ad autori del secondo Novecento come Grazia Varisco, Ugo Nespolo, Aldo Spoldi, fino ai più recenti Grazia Toderi, Paola Pezzi, Liliana Moro, Maurizio Arcangeli.

Le sezioni attraverso cui la mostra indaga l’atteggiamento e l’approccio ludico dell’artista sono quattro: la memoria dell’infanzia, la manipolazione dei materiali, le regole del gioco, il “piccolo” e il “grande”, il mondo alla rovescia. Un modello creativo che si rivela quindi nei contrasti dei colori rosso fluo del coccodrillo di plastica sovradimensionato della Cracking Art che scende a sorpresa lo scalone d’onore dello storico palazzo di Banca Intesa; ma anche nella scacchiera su scala umana di Enrico Baj costituita da materiali di riuso assemblati a formare delle pedine dalle valenza estetiche delle maschere tribali. Molti artisti della seconda metà del Novecento, hanno indagato  – come Baj con gli scacchi – i giochi enigmistici per la loro struttura di regole che si combinano con norme linguistiche, codici, specifiche forme di comportamento, modelli scelti per la loro efficacia costruttiva e la possibilità di infrangerne i meccanismi stessi una volta compresi.

Il gioco, secondo alcune teorie antropologiche, è fondamentale per il bene comune, esso infatti all’interno di in un gruppo umano sospende  le condizioni razionali della vita adulta e consente la visione del mondo da una nuova prospettiva. L’atteggiamento ludico spinge a ribaltare le forme della realtà, a sconvolgere le leggi e le convenzioni sociali, a interrogarne le strutture, a mostrarne la labilità e la fragilità, ne abbiamo un esempio anche in alcune feste popolari della tradizione italiana, come il Carnevale.

Gallerie d’Italia
piazza della Scala 6, Milano
Martedì – Domenica 9.30 – 19.30
Giovedì 9.30 – 22.30
Ingresso gratuito
Lunedì chiuso
www.gallerieditalia.com

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