Giosetta Fioroni. Viaggio sentimentale

Il Museo del Novecento, in collaborazione con il Comune di Milano Cultura ed Electa Editore presentano: “Giosetta Fioroni. Viaggo Sentimentale”. Unica esponente donna del gruppo della Scuola di Piazza del Popolo, che ha animato la scena artistica italiana dagli anni ’50 agli anni ’70, figlia dello scultore Mario Fioroni e allieva di Toti Scialoja, la mostra antologica ripercorre tutta la sua ricerca artistica.

Mario Schifano. Con Anima, 1963

La prima sala dedicata agli esordi e alla formazione dell’artista accoglie il visitatore con la scultura del padre Mario Fioroni e le opere di altri artisti del gruppo della Scuola di Piazza del Popolo, tra cui spiccano Mario Schifano e Franco Angeli. Si tratta di un periodo storico denso di energie e spinte creative, di contaminazione tra le arti. Tra gli altri personaggi che gravitavano attorno alla galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis vi era Goffredo Parise, scrittore che sarebbe diventato il compagno di una vita per Giosetta. Parise, insieme a Nanni Balestrini, alter ego di De Martiis per la letteratura, fondò il gruppo dei Novissimi. Artisti e scrittori legati da amicizia e stima reciproca, lasciavano che le due arti si contaminassero: i Novissimi presentavano le opere degli artisti con le loro poesie e viceversa. Giosetta Fioroni racconta di quegli anni:

“Lavoravamo, cercavamo di fare cose sempre nuove, ma ci divertivamo anche. Uno dei nostri ritrovi era il Rouge et Noir, il piano bar della Passeggiata di Ripetta, dove Angeli cantava Vipera, la celebre canzone degli anni Trenta. Schifano, Angeli, Festa erano gli ultimi romantici dell’arte italiana”.

Il viaggio prosegue con i quadri monocromi in cui dominano gli argenti della pittura metallica utilizzata nell’industria, una scelta che contraddistingue le opere più iconiche e rappresentative di quella che è stata definita la corrente della Pop Art italiana. L’artista, in realtà, si è espressa in modo critico rispetto a questa “etichetta” in occasione della mostra tenuta nel 2003 ai Mercati Traiani e in un’intervista del ’99 alla mostra alla Loggetta Lombardesca a Ravenna, raccolte da Andrea Tugnoli nel libro “La scuola di Piazza del Popolo” (Maschietto editore, 2004, prefazione di Maurizio Calvesi). La Fioroni sottolinea le differenze tra le sue opere e la pop americana, rivendicando l’italianità dei suoi riferimenti e del suo modo di affrontare attraverso i mezzi della pittura l’immagine di massa:

“La Fioroni ricordava che Warhol si vantava di non aver mai toccato con le mani le sue serigrafie. Mentre la sua era una pittura realizzata ancora con i barattoli del colore, tubetti e pennelli, anche se talora con l’uso del proiettore, che rifletteva con nuova intensità la malinconia endemica di Roma. Eraun’espressione dolente della contemporaneità, che comprendeva il perenne elemento storico dell’arte europea”

Molto interessante l’idea espositiva del piano retroilluminato con le diapositive delle dive del cinema o le foto di grandi capolavori del Cinquecento italiano, spunti e mezzi di ricerca espressiva per l’artista.

Giosetta Fioroni, opera in mostra. Foto di Francesca Viganò

La Scuola di Piazza del Popolo ha vita intensa ma breve, ben presto gli artisti approfondiscono la propria ricerca individuale, proseguendo in autonomia, molti di loro andranno a New York.

Giosetta Fioroni affronta il suo mondo interiore, partendo dall’infanzia con le tele che riproducono illustrazioni di fiabe per bambini, suggestionata dalla lettura delle fiabe del russo Vladimir Propp. Il passo verso un’indagine profonda dell’intimità umana è breve, solo apparentemente per paradosso si passa dalle fiabe all’Atlante di medicina legale, opera del 1975 esposta interamente per la prima volta in occasione di questa mostra. Emergono non tanto i mostri per Giosetta, ma i “mostri” per la società del tempo, che forse ai nostri occhi ottengono finalmente molta più indulgenza e comprensione.

L’artista torna in seguito al mezzo pittorico, in una sala ricca di suggestioni opposte: War (2009), Marilyn Manson (2009) e il Ramo d’oro (2014). Accompagnano i quadri le lettere/opere scritte ad amici intellettuali, artisti, critici, galleristi. Un mondo di condivisioni, riflessioni e ricerche comuni, che sarebbe tutto da riscoprire e che è stata la forza del gruppo della Piazza del Popolo e dei singoli artisti nelle loro ricerche.

Giosetta Fioroni. Marilyn Manson, 2009

Non mancano le ultime fasi di ricerca dell’artista, l’esplorazione del mezzo scultoreo e teatrale al contempo. Ritorna la riflessione sull’immagine e sui media che aveva caratterizzato sin dagli esordi il lavoro di Giosetta Fioroni. Se all’inizio vi era stato il ’68 e il “Teatro delle mostre” ideato da Plinio De Martiis, a cui Giosetta Fioroni partecipa con la “spia ottica” riprodotta in mostra, successivamente i teatrini in ceramica diventano recuperi della tradizione e sintesi di storia e contemporaneità.

Giosetta Fiosetta, foto dell’allestimento. Foto: Francesca Viganò

Chiudono la mostra alcuni brevi film, girati nel ’67 e mai mostrati al pubblico, prima di questa antologica: La solitudine femminile, Coppie, Goffredo, Gioco. Ancora una volta cambia il mezzo espressivo ma rimane il filo rosso della ricerca attraverso i mezzi della comunicazione di massa, analizzati, distorti, manipolati per mostrarne le potenzialità artistiche.

Per conoscere e scoprire l’arte italiana del dopoguerra vi consigliamo di visitare questa mostra, si tratta di uno spaccato sintetico, completo e fedele dell’opera di un’artista che verrà sempre più riscoperta e apprezzata.


SCADE IL 26 Ago 18
GIOSETTA FIORONI. VIAGGIO SENTIMENTALE
Museo del 900
Via Marconi, 1
Ingresso intero 10 Euro

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