E subito riprende il viaggio…Opere dalle collezioni del MA*GA dopo l’incendio

Scade il 25 AGO 13

“E subito riprende il viaggio…” Opere dalle collezioni del MA*GA dopo l’incendio è un progetto dedicato a due mostre ospitate la prima alla Triennale di Milano e la seconda alla Villa Reale di Monza. Il Museo MA*GA il 14 febbraio 2013 è stato colpito da un incendio che ha danneggiato gravemente l’edificio museale determinandone la chiusura temporanea. Tutte le opere della collezione sono state salvate e trasferite in depositi temporanei. Il MA*GA ha però deciso di non fermare le proprie attività e con il sostegno d’istituzioni culturali la collezione sarà fruibile fino al termine dei lavori di bonifica degli spazi espositivi.

La mostra alla Triennale comprende oltre 100 opere che spaziano dagli anni Cinquanta – pervasi dal dibattito tra astrazione e figurazione – con i lavori di Carlo Carrà, Gino Severini, Renato Birolli, Giuseppe Migneco, Emilio Vedova, Mario Sironi, Atanasio Soldati che aprono il percorso espositivo; si passa poi alle sale dedicate al MAC (Movimento Arte Concreta) con Bruno Munari, alla poesia visiva, alla pittura astratta e “non-oggettiva”, fino alle più attuali espressioni artistico-culturali.

Fotografie di © Valeria Corbetta

All’ingresso salta subito all’occhio l’opera astratta Immagini ambigue (1951)  di Gillo Dorfles che documenta l’inizio della sua attività di artista accanto alla militanza critica. L’opera rappresenta un originale contributo al MAC: il rigore geometrico tipico del movimento viene contaminato dalle sinuose forme primordiali dai colori puri e accesi caratteristici dell’artista. Dorfles infatti, oltre a essere uno dei fondatori del movimento nel 1948, dedicherà la propria riflessione teorica al rapporto tra arte astratta e concreta, sottolineando come

 “quest’arte d’oggi… non ha affatto annullato il compito figurativo che spetta alla pittura e alla plastica, ma l’ha soltanto rinnovato e dilatato, riproducendo quanto dall’intimo vengono sviluppando sulla tela le forze creatrici dell’artista”.

L’opera di Fausto Melotti Baracca è una costruzione precaria e leggerissima al contempo poetica e magica, la figura verticale in bronzo dorato sembra descrivere un archetipo di abitazione rappresentando l’idea dell’architettura stessa. La scultura per Melotti è un evento, un accadimento, non un oggetto finito, non il traguardo di una modellazione. Fausto Melotti era fisico, matematico, ingegnere, musicista e studioso di musica oltre che artista visivo. La sua ricerca dal 1935 alla fine degli anni Ottanta, è dedicata ai dati invisibili della materia: contrappunto, armonia, sospensione, spazio, vuoto, energia, affiancato dal concittadino futurista Fortunato Depero, dal compagno di Accademia Lucio Fontana, dal cugino Carlo Belli e dagli architetti razionalisti Luigi Figini, Gino Pollini e Giuseppe Terragni.

Proseguendo nel percorso ci si imbatte in Concetto Spaziale (1960) di Lucio Fontana, l’opera del MA*GA è un perfetto esempio delle sperimentazioni che l’artista intraprende dal 1947, anno in cui redige il Manifesto Blanco, cui seguirà quello dello spazialismo. Attraverso il gesto che oltrepassa la tela Fontana dà origine a una nuova fase dell’arte contemporanea che lo renderà famoso a livello internazionale.

La scoperta del cosmo è una dimensione nuova, è l’infinito: allora io buco questa tela, che era alla base di tutte le arti e ho creato una dimensione infinita, una x che per me è alla base di tutta l’arte contemporanea”.

Una nuova modalità di fare arte basata sul superamento del concetto di quadro come tela bidimensionale che trova una parentela con l’uso rituale della scrittura: ogni “concetto spaziale” o “attesa”, infatti, riporta nella parte posteriore una frase poetica, ironica o surreale che appare come un segreto, esistente ma invisibile allo spettatore che nel caso dell’opera esposta è: “E’ venuta Margherita e mi à portato una margherita”.

Proseguendo veniamo invitati dalle guide ad azionare l’opera Schema luminoso (1962) di Grazia Varisco, esponente del Gruppo T di Milano, costituita da un cerchio di luce blu disegnato da una fitta rete di diagonali luminose che si muovono su uno sfondo nero. Come una perfetta opera di arte cinetica infatti essa ha bisogno dell’azione del visistatore per esistere, per essere realmente percepita. L’opera è un oggetto seriale che funziona in maniera meccanica: a renderlo unico e irripetibile è la fruizione, il tempo passato ad osservarla e la percezione dello spettatore stesso.

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Schema luminoso (1962) di Grazia Varisco, clicca sull'immagine per il video
Schema luminoso (1962) di Grazia Varisco, clicca sull’immagine per il video

Video di © Valeria Corbetta

E subito riprende il viaggio…
Opere dalle collezioni del MA*GA dopo l’incendio
Triennale di Milano
Viale Alemagna, 6, 20121. Milano T. +39.02.724341
Opening hours
Martedi – Domenica 10.30 – 20.30
Giovedi 10.30 – 23.00
Ticket
8,00/6,50/5,50 Euro
http://www.triennale.it
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