Berenice Abbott

Scade il 06 GEN 14

La fotgrafia non potrà mai crescere
fino a quando imiterà le altre arti visive.

Deve camminare da sola, deve essere sé stessa.

Sobzzani311
Veduta dell’allestimento (courtesy Galleria Carla Sozzani)

“Innanzitutto definiamo cosa non è una fotografia. Una fotografia non è un dipinto, una poesia, una sinfonia, una danza. Non è solo una bella immagine, non un virtuosismo tecnico e nemmeno una semplice stampa di qualità. È o dovrebbe essere un documento significativo, una pungente dichiarazione, che può essere descritto con un termine molto semplice: selettività “.
L’approccio di Berenice Abbott nei confronti di una pratica artistica che, per essere considerata come tale, ha da dovuto combattere dalla sua nascita contro ottusi e diffidenti, riuslata essere assolutamente chiaro e indiscutibile. La personale allestita negli spazi della Galleria Carla Sozzani, ripropone alcuni dei celebri scatti di una delle più influenti fotografe americane del XX secolo, estrapolati dai suoi progetti più noti: dai primi ritratti posati a personaggi famosi, alla serie su New York, agli studi scientifici condotti sulla luce e i principi della meccanica.

Nata nel 1898 in Ohaio, Berenice Abbott abbandona gli studi di giornalismo per trasferirsi a New Yor per studiare scultura e, nei primi anni Venti, a Parigi dove ben presto si unisce al gruppo degli intellettuali militanti della giovane avanguardia. E’ proprio in questa occasione che incontra Man Ray e ne diventa assistente, entrando così in contattatto con le tecniche della camera oscura e il lavoro degli altri fotografi del tempo, Eugène Atget in primis. Appassionandosi sempre di più alla pratica fotografica e alle sue infinite possibilità creative, nel 1926 apre il suo studio e raggiunge rapidamente il successo grazie a una serie di ritratti fatti ai più noti scrittori, drammaturghi e artisti: James Joyce, Eugène Atget, Marcel Duchamp, Man Ray, Jean Cocteau, Sylvia Beach, André Gide, Tsuguharu Foujita, Max Ernst, e Marie Laurencin e molti altri.

Nel 1929 è di ritorno a New York. Lasciandosi coinvolgere dal diverso clima che la grande depressione aveva portato, Berenice Abbott decide di immortalare i cambiamenti di una metropoli in evoluzione attraverso una meticolosa documentazione della città; il lavoro fatto andrà poi a costituire uno dei suoi studi più importanti: Changing New York.
Il contrasto tra passato e presente, il vecchio e l’adattamento alla modernità, è accentuato dalla sua interpretazine artistica dei fatti oggettivi: al freddo stile documentaristico, dritto e frontale, si affianca una nuova visione estetica, caratterizzata da una particolare attenzione ai dettagli e dalla ricerca di prospettive audaci.

 Nel caso particolare di New York – i contrasti, i cambiamenti veloci mi hanno ispirato.
Lo sguardo di una città in movimento necessita di una dettagliata trama e prospettiva

Grazie alla sua collaborazione con la rivista Science Illustrated, nel 1939 inzia uno dei suoi più ambiziosi progetti: fotografare i fenomeni scientifici. La ricerca è supportata dall’utilizzo di nuovi apparecchi fotografici e metodi di illuminazione che trasformano il meticoloso lavoro documentario, al servizio della ricerca e della scienza, in vere e proprie opere astratte. Immediato è il richiamano ai primi esperimenti condotti negli anni Venti sul mezzo fotografico da diversi artisti da Man Ray a Moholy Nagy. Rientrano in questi studi le illustrazioni realizzate alla fine degli anni Cinquanta per il Massachusetts Institute of Technology riguardanti i principi della meccanica e della luce.

BERENICE ABBOTT
Galleria Carla Sozzani
corso como 10, Milano
lunedì 15.30-19.30
martedì, venerdì, sabato e domenica 10.30-19-30
mercoledì, giovedì 10.30-21.00
Ingresso gratuito
http://www.galleriacarlasozzani.org

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