Arts and foods, rituali dal 1851

La Triennale, unico polo satellite in città di Expo2015, ospita per tutto il periodo dell’esposizione universale Arts and foods, rituali dal 1851. La mostra, curata da Germano Celant e con l’allestimento dello Studio Italo Rota, mette a fuoco la pluralità di linguaggi visuali e plastici, oggettuali e ambientali che dal 1851 fino ad oggi hanno ruotato intorno al cibo, alla nutrizione e al convivio.

“Arts & Foods coinvolge tutti i media e linguaggi: dalla pittura alla scultura, dal video all’installazione, dalla fotografia alla pubblicità, dal design all’architettura, dal cinema alla musica e alla letteratura. Si articola con un andamento cronologico che copre il periodo dal 1851 – data della prima Expo a Londra e dell’avvio della modernità – all’attualità, attraverso la creazione di ambienti dedicati ai luoghi e agli spazi del convivo, sia in ambito privato sia nella sfera pubblica, dalla sala da pranzo alla cucina, dal bar al cibo da viaggio  in cui arredi, oggetti, elettrodomestici e opere d’arte creano una narrazione di forte impatto visivo e suggestione sensoriale”.

Così Celant sintetizza lo spirito della mostra che si articola all’interno e all’esterno del palazzo della Triennale, arrivando a coprire all’incirca una superficie di 7.000 metri quadrati. Divisa in tre grandi aree tematiche Arts and Foods è una raccolta e un viaggio nel tempo che riflette creativamente il tema di Expo2015 Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, attraverso centinaia e centinaia di opere, oggetti e documenti provenienti da musei, istituzioni pubbliche e private, collezionisti e artisti da tutto il mondo.

Dal 1851 al Secondo dopoguerra

La prima sezione si caratterizza per la presenza di più di quindici ambienti che, in ordine cronologico, riproducono gli sviluppi di uoghi e stanze dedicate al cibo: dalle sale da pranzo alle cucine, dal bar agli spazi per i pic-nic. Accanto a questi si inseriscono vetrine che ospitano importanti nuclei collezionistici di oggetti e documenti, mentre, tra le opere esposte, non mancano ritratti di Manet, nature morte di Picasso e Braque, le visionarie sperimentazioni portate dal Futurismo e dal Neoplasticismo, fino a giungere al Bauhaus e al Dadaismo.

Il boom economico e la cultura pop

Con l’avvento della Pop Art il raporto tra arte e cibo raggiunge il suo apice e, non a caso, il primo ambiente che accoglie il visitatore propone una ricchissima selezione di lavori di Oldenburg e Warhol. Nel secondo dopogruerra in Europa si diffondono alimenti e bevande provenienti dagli Stati Uniti: disegnatori e grafici concentrano la loro attività sulla creazione di un packaging accantivante e il numero di pubblicità aumenta vertiginosamente. 

Dall’arte concettuale ai nostri giorni

L’ultima sezione è quella più prettamente artistica ed ospita una nutrita selezione di opere che spaziano dall’Igloo del pane di Merz, alla Bread house di Urs Fischer. Il cibo può essere dipinto come un oggetto prezioso, come nei seducenti quadri di Koons, o presentato nella sua forma più repulsiva come nell’installazione Patriotic panquet di Miralda dove le bandiere di riso colorato col passare del tempo si deteriorano ricoprendosi di muffa. Gli artisti raccolti, solo per citarne alcuni, spaziano da De Dominicis (con la sua Mozzarella in carrozza) a Vik Muniz, all’Abramovich, a Oldenburg, a Dieter Roth, a Greenaway.

SCADE IL 01 NOV 15 
Arts & Foods, rituali dal 1985 
Triennale di Milano
viale Alemagna 6, Milano
lunedì - domenica: 10.00 - 23.00
ingresso gratuito con biglietto Expo

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