Amherst/ether/fields

Scade il 09 NOV 13

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Il confine tra arte e letteratura è sempre stato molto labile. Diversi sono stati i tentativi nel corso dei secoli di creare una commistione sempre più forte tra le due discipline, di fonderle l’una con l’altra.
L’artista tedesco Matthias Bitzer sembrerebbe esserci riuscito facendo dei numi tutelari della letteratura i soggetti principali delle sue opere. Scavando nella nostra memoria, individuale e collettiva, nelle sue tele riporta alla luce ritratti di grandi scrittori che vengono poi scomposti in forme geometriche a loro volta sovrapposte le une sulle altre.
Il fine è quello di oltrepassare la fredda oggettività del ritratto e portare alla luce le numeveroli sfaccettature che vanno, in realtà, a formare la persononalità di ciascun individuo. Lavorando col disegno, la scultura o la pittura Bitzer crea spazi esperienziali in cui lo spettatore può riconoscere riferimenti storici indissolubilmente legati ad una profonda riflessione sull’identità.
L’evoluzione del suo lavoro si manifesta nella maggiore complessità delle installazioni, pur continuando a mantenere un saldo legame con la costruzione della memoria e della realtà.
Cercare un significato lineare tra i testi o le immagini di Bitzer è del tutto impossibile. Quello che si vuole e deve mostrare è la dissoluzione spaziale e temporale del racconto, espedienti che permettono la creazione di storie sempre nuove e differenti da persona a persona.

Nella mostra allestita negli spazi della galleria Minini, Bitzer presenta i suoi ultimi lavori nati dalle riflessioni condotte intorno alla figura di Emily Dickinson. Il titolo della mostra contiene già in sé i punti focali che l’artista individua per riassumere la vita della scrittrice: Amherest è il paesino in cui ha trascorso tutta la sua vita, ether e fields i soli elemeti paesaggistici che caratterizzavano le sue giornate. Se la piccola cittadina non offriva molto da fare inevitabile è far ricorso alla fantasia, nella quale reale e immaginario si muovono, fondendosi e confondendosi l’uno con l’altro.
Ben esplicativo di ciò è la principale delle opere presenti in mostra Leimakides (my mind is moving, but my body lies still), un’installazione composta da vari pannelli, il primo dei quali contenente il ritratto di profilo della Dikinson. Subito dopo, una finestra invita l’osservatore ad immedesimarsi nella scrittrice e guardare con lei il mondo esterno, raffigurato in modo via via sempre più semplificato ed astratto nei pannelli successivi.
Man mano che si prosegue nella visione della mostra la linearità del tempo sembra venir sostituita da un andamento ciclio dello stesso, così che la percezione di luoghi familiari cambia continuamente, alternandosi ed invertendosi ripetutamente.

Matthias Bitzer. 
Amherst/ether/Fields
Francesca Minini
via Massimiano 25, Milano
martedì-sabato 11.00-19.30
Ingresso gratuito
http://www.francescaminini.it/

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