Yona Friedman, Untitled

Recentemente gli spazi di Massimo e Francesca Minini, rispettivamente a Brescia e Milano, hanno ospitato entrambi una personale dedicata a Yona Friedman (1923 – 2020), tratta dal suo testo Untitled, che vi consigliamo!

Grande architetto e pensatore, Friedman ha spaziato dall’architettura alla sociologia, riflettendo sempre in modo non convenzionale sulla definizione stessa di queste discipline. L’architetto, scomparso lo scorso 20 febbraio, lascia una traccia preziosa nel primo catalogo completo della sua opera Untitled, con cui svela e descrive per la prima volta, il mondo dell’arte e le fonti visive che sono state la base del suo lavoro architettonico.
All’interno degli spazi milanesi, la riflessione grafica, simbolica e spaziale hanno occupato ogni superficie della galleria: dal pavimento alle pareti, rendendo lo spazio un’opera totale e un mix perfetto tra struttura e contenuto.

Courtesy Francesca Minini

Il lavoro di Friedman, incredibilmente sfaccettato, comprende una struttura di conoscenze e di linguaggi che includono l’arte, il design, la biologia, la filosofia, la sociologia. In un estratto di Utopie realizzabili si rintraccia la concezione della figura dell’architetto come scultore di “spazi in negativo”:

Ho cercato spesso di definire l’architettura come una scultura di un vuoto […] Qualcosa dev’essere contenuto. Gli spazi architettonici, generalmente, sono contenuti in un contenitore chiuso. Il lavoro dell’architetto consiste molto spesso nel concepire questo contenitore. Scolpire lo spazio può essere ottenuto anche creando spazi in negativo.

Nel catalogo Untitled, che raccoglie le fonti visive a cui si ispirano i suoi lavori architettonici e le sue opere, racconta:

Ho provato a riassumere le mie esplorazioni al di fuori dell’architettura in diversi libri precedenti. Alcuni riguardano l’ecologia, alcuni la sociologia e uno persino i cani. Questo tuttavia è il primo riguardante l’arte. Sono una persona visiva: un’immagine spiega, per me, molte cose. Sono conosciuto, nel mio lavoro professionale, per il mio uso di immagini semplici, cartoni animati o pittogrammi per sostituire testi.

Yona Friedman, Untitled

Yona Friedman, Untitled

Yona Friedman, Untitled

Scappato dall’Ungheria, prima in Israele e poi in Francia, durante la seconda guerra mondiale. L’artista è inventore del concetto rivoluzionario di architettura mobile.
Nel 1956, al X Congresso Internazionale di Architettura Moderna di Dubrovnik, il suo “Manifeste de l’architecture mobile” contribuì a mettere in discussione il concetto di pianificazione della progettazione architettonica e urbanistica. Friedman ha esposto i principi di un’architettura capace di comprendere le continue trasformazioni che caratterizzano la “mobilità sociale”, basata su “infrastrutture” che prevedono abitazioni e norme urbanistiche passibili di essere create e ricreate, secondo le esigenze degli abitanti e dei residenti. La sua attenzione per l’autoregolazione degli abitanti nasce dalla sua esperienza diretta di profugo e senzatetto, dapprima nelle città europee disastrate dalla guerra e poi in Israele, dove nei primi anni di vita dello Stato sbarcavano ogni giorno migliaia di persone con conseguenti problemi di alloggio.
Dalla metà degli anni ’60 ha partecipato attivamente al clima culturale e utopico dell’architettura degli anni ’60 nota come “Età della megastruttura”, in questo periodo ha insegnato presso numerose università americane. Nel decennio successivo ha lavorato intensamente per le Nazioni Unite e l’Unesco, attraverso la diffusione di alcuni manuali di auto-costruzione nei Paesi africani, sudamericani e in India.


Yona Friedman, Untitled
di Jean-baptiste Decavèle (Autore), Hou Hanru (Autore), Hans Ulrich Obrist (Autore), Maurizio Bortolotti (a cura di), Yona Friedman (Collaboratore)
Verlag der Buchhandlung Walther Konig,

Galleria Massimo Minini

Tags: