Wunderkammer. Arte, Natura, Meraviglia ieri e oggi

Scade il 02 MAR 2014

“Quanti pezzi di ricambio quante meraviglie
quanti articoli di scambio, quante belle figlie da sposar
e quante belle valvole e pistoni, fegati e polmoni
e quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar”
(Ottocento, Fabrizio De André)

Frans FranckenII, Gabinetto d'amatore
Frans Francken II, Gabinetto d’amatore

Le Gallerie d’Italia e il Museo Poldi Pezzoli, in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta, presentano Wunderkammer. Arte, Natura, Meraviglia ieri e oggi. La mostra, a cura di Lavinia Galli, conservatore del Museo Poldi Pezzoli, e Martina Mazzotta, curatore della Fondazione Antonio Mazzotta, attraversa diverse situazioni e momenti della storia dell’arte, del collezionismo, della scienza e della filosofia, partendo dal Cinquecento per arrivare fino ai giorni nostri, accostando a opere e manufatti cinque-seicenteschi di collezioni italiane presenze dell’arte contemporanea.

Claudio Parmiggiani, Adagio musicale, 1970

Tra il XV e il XVI la scoperta e l’esplorazione di terre ancora sconosciute in America, in Estremo Oriente e nell’Africa a sud del Sahara ebbero evidenti ripercussioni su ogni ambito del sapere, a iniziare dalla conoscenza del mondo naturale. Fino a quell’epoca il lavoro dei naturalisti consisteva soprattutto nell’identificare e illustrare piante, animali e minerali sulla base delle descrizioni degli antichi autori classici, come Dioscoride o Aristotele. Tuttavia la scarsità delle conoscenze disponibili favoriva l’utilizzo di qualunque fonte di informazioni, comprese opere letterarie, mitologiche o leggende. Ad esempio, nel Cinquecento l’unicorno, descritto quasi duemila anni prima dallo storico greco Ctesia di Cnido come un animale simile a un cavallo ma dotato di un grande corno sulla fronte, era ritenuto realmente esistente, sia sulla base dei testi antichi sia grazie a esemplari di corno effettivamente reperibili. L’interesse per i reperti naturalistici era in buona misura stimolato da ciò che appariva anomalo, fuori dall’ordinario e mostruoso, in tal modo nel mondo del collezionismo dei reperti naturalistici trovava spazio la diffusione di esemplari stravaganti, spesso falsi, fabbricati ad arte assemblando tra loro parti di animali differenti o alterandone artificiosamente le sembianze. Elementi imprescindibili che concorrono a costituire una Wunderkammer cinque-seicentesca sono: lo sguardo meravigliato sul mondo, l’apprezzamento per tutto quanto esuli dall’ordine o dalla norma, l’anelito verso una conoscenza esaustiva della natura, l’attenzione verso i materiali, i salti di scala, l’estetizzazione dei reperti naturali in forma di oggetti inutili o la loro ibridazione con gli oggetti splendidi dell’oreficeria delle corti.
La nascita della museografia moderna e il fiorire della cultura illuminista furono alla base della dispersione e dello smantellamento delle Wunderkammer. Gli oggetti in esse conservati vennero inviati nei nuovi musei specialistici. Le pochissime raccolte sopravvissute, spogliate dei loro oggetti più preziosi, si svuotarono di significato e anzi vennero descritte in maniera deteriore dalla critica. Con l’avvento dell’età dei Lumi, la situazione muta dunque completamente ma questa mostra vuole tuttavia svelare un inedito filo rosso che attraversa il barocco e arriva all’Ottocento rintracciabile nella storia del collezionismo milanese, dove l’eclettismo poliedrico di Gian Giacomo Poldi Pezzoli rivela un fondo Wunderkammer presentato nell’esposizione per la prima volta in questi termini, intorno al nucleo dello Studiolo Dantesco.
La fortuna critica della Wunderkammer inizia nel 1908 con un pionieristico studio sulla storia del collezionismo di Julius Schlosser, conservatore del Kunsthistorisches Museum di Vienna che racconta la storia delle collezioni asburgiche. Adalgisa Lugli invece ne rintraccia le origini nel medioevo e mette in evidenza che una parte di quella sensibilità è presente anche nel collezionismo enciclopedico italiano nato tra la seconda metà del Cinquecento e la seconda metà del Seicento. Tenendo come traccia il fondamentale studio della Lugli, sono state individuate e selezionate per la mostra opere provenienti da alcuni musei considerati esemplari, come quelli di Ulisse Aldrovandi e Ferdinando Cospi a Bologna, e di Manfredo Settala a Milano, mettendole in dialogo con pezzi delle raccolte principesche dei Medici e degli Este allo scopo di farne risaltare quel che ne fu il comune denominatore: l’irripetibile congiunzione tra arte, natura e scienza.
Nel XX secolo sono furono i surrealisti a riappropriarsi per primi di quel sistema della meraviglia. Nella grande mostra I Surrealisti che Arturo Schwarz allestiva a Palazzo Reale nel 1989 la prima sala, dal titolo Wunderkammer, raccoglieva, pittori del Cinque e Seicento, l’arte primitiva dei folli raccolti da Breton e compagni, nonché gli oggetti e gli ambienti di molte mostre surrealiste curate dagli stessi artisti, in particolare da Duchamp, Breton o Masson.

La dispersione e la vendita delle Wunderkammern verificatasi con l’avvento dell’età dei Lumi, evocate dalle opere di Emilio Isgrò ed Elisa Sighicelli, fanno da preludio a una carrellata di lavori di protagonisti dell’arte più recente. Le avanguardie dadaiste e surrealiste, poi le postavanguardie degli anni Settanta e Ottanta, nonché molti artisti di successo dell’arte di oggi, hanno infatti riproposto la presenza del meraviglioso attraverso l’utilizzo di materiali eterogenei o accostamenti di naturalia e artificialia. Due sono i grandi temi che guidano il visitatore in un percorso che privilegia opere degli ultimi quaranta anni: una prima sezione permette di illustrare il desiderio di contenere “entro quattro pareti” il repertorio esaustivo di un mondo. In questa sezione, sono presentate opere, tra gli altri, di: Alik Cavaliere, Giuliana Cuneaz, Marcel Duchamp e Emilio Isgrò. Una seconda sezione indaga invece il rapporto dialettico che intercorre tra arte e natura nella contemporaneità, un conflitto e al contempo un connubio la cui tensione costante e il cui continuo trasformarsi nel tempo si ammantano del colore cupo della melanconia. La natura come pericolosa e al contempo fonte inedita di meraviglia, di creatività e vita, viene indagata attraverso opere di: Damien Hirst, Jannis Kounellis, Piero Manzoni, Mario Merz e Studio Azzurro, tra gli altri.

Gallerie d’Italia
piazza della Scala 6, Milano
Martedì – Domenica 9.30 – 19.30
Giovedì 9.30 – 22.30
Lunedì chiuso
www.gallerieditalia.com
Museo Poldi Pezzoli
via Manzoni 12, Milano
Lunedì – Domenica 10.00 – 18.00
Martedì chiuso
www.museopoldipezzoli.it

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