Venezia: Collezione Peggy Guggenheim

Peggy Guggenheim diceva che era suo dovere difendere l’arte del suo tempo, e per questo dedicò la sua vita all’arte contemporanea e alla creazione del noto museo, a Venezia, che porta il suo nome. Peggy nacque nel 1898, ma nonostante suo nonno fosse Meyer Guggenheim, il fautore della fortuna di famiglia, lei non ebbe mai risorse illimitate.

Palazzo Venier dei Leoni a Venezia, residenza di Peggy Guggenheim e attuale sede della collezione

Suo padre Benjamin, infatti, fratello di Solomon Guggenheim, il noto collezionista d’arte fondatore del museo di arte contemporanea di Manhattan, aveva presto abbandonato gli affari, per poi scomparire a seguito del tragico incidente del Titanic nell’aprile del 1912, lasciando sole Peggy e la madre Florette.

Ma la determinazione e l’immaginazione a Peggy non mancavano, e questo le consentì, non senza sforzi, di inaugurare la sua prima galleria d’arte, nel 1938, la Guggenheim Jeune a Londra. Fu subito chiaro che Peggy godeva di un enorme vantaggio, aveva sempre vissuto a contatto con artisti e intellettuali di Inghilterra e Francia, a partire dal suo primo marito, Laurence Vail, che era un dadaista e la introdusse nel mondo dell’arte, ed era molto legata a Marchel Duchamp che le trasmise la passione per l’arte astratta e surrealista, la seguì nei suoi progetti e le presentò molti artisti.

Marino Marini, l’Angelo della città, 1948, Palazzo Venier dei Leoni a Venezia, residenza di Peggy Guggenheim e attuale sede della collezione

Mario Merz, Se la forma scompare la sua radice è eterna 1982–89, giardino delle sculture, Peggy Guggenheim collection

Dopo una prima esposizione su Jean Cocteau, che venne definita dai giornali inglesi del periodo un happening surrealista, e creò dei problemi con le autorità per via di alcune opere di nudi, la collezionista si ritrovò al centro di polemiche e controversie.
Su consiglio di Duchamp la mostra successiva venne dedicata a Vasily Kandinsky, per la prima volta esposto in Inghilterra, la mostra suscitò estremo interesse e alcuni istituti d’arte richiesero in prestito le opere per alcune esposizioni.

Questa non fu nè la prima nè l’ultima volta che Peggy contribuì al gusto artistico del suo tempo. Il suo impegno nei confronti dell’arte contemporanea trovò non poche resistenze, ad esempio per una mostra che doveva tenersi a Parigi, la collezionista dovette affrontare la confisca delle opere di Jean Arp, Constantin Brancusi e Antonie Pevsner in dogana, perchè lo stesso direttore della Tate Gallery James B. Manson, non volle riconoscerle come opere d’arte. Peggy non si diede per vinta e vinse il processo che contribuì a far riconoscere questi autori e l’arte d’avanguardia che essi rappresentavano.

Max Ernst, L’Antipapa, 1941-42

Renè Magritte, L’impero della Luce, 1953-54

Robert Delaunay, Finestre aperte simultaneamente, I° parte, III° motivo, 1912

Paul Klee, Giardino Magico, 1926

Tra il 1939 e il 1942, Peggy raccolse oltre 170 opere d’arte moderna tra Londra, Parigi e New York, questo importante catalogo diede origine al primo nucleo di opere della collezione e venne redatto con il contributo di Andrè Breton, Herbert Read, Duchamp, Nellie Van Doensberg – la vedova di Theo – e il giovane Howard Putzel.

Nel 1941 Peggy fuggì dalla Francia occupata per ritornare a New York insieme a Max Ernst che alcuni mesi dopo sarebbe diventato il suo secondo marito, sebbene solo per un breve periodo. A ottobre aprì la galleria Art of This Century, l’inaugurazione fu l’occasione per un gesto simbolico, Peggy indossò un orecchino creato da Alexander Calder ed uno di Tanguy per dimostrare la propria imparzialità fra arte astratta e surrealista.

Il progetto della galleria venne affidato all’architetto e scultore austro-americano Frederick Kiesler, formatosi alla scuola di Adolf Loos, membro del gruppo G (Gestaltung) e in contatto con De Stijl, che concepì un allestimento unico nel suo genere e decisamente anticonvenzionale, rendendo la galleria uno dei luoghi più emozionanti di New York per fruire dell’arte contemporanea in quel periodo.

La sala dedicata alle opere astratte, era caratterizzata da un allestimento che dava origine a un vero e proprio spazio cubista: le opere in apparenza sospese nel vuoto, erano appese a supporti triangolari che scendevano dalle pareti blu ondulate, a generare superfici mobili e trasparenti.

Nella seconda sala, quella delle opere surrealiste, lo spazio veniva realizzato dai pioli in legno snodabili che scomponevano letteralmente le pareti lignee ricurve, in un effetto estraniante e coinvolgente, accentuato dagli effetti di luce e dai suoni registrati del rombo di un treno.

La terza stanza, progettata per esporre i quadri di Paul Klee, un’opera di Breton e la scatola in una valigia di Duchamp, pionieristicamente realizzava l’idea di un’esposizione interattiva. I sette quadri di Klee erano esposti su una ruota che entrava in funzione quando i visitatori passavano davanti a una cellula fotoelettrica, per vedere la valigia di Duchamp, invece si doveva guardare attraverso uno spioncino e girare la grande ruota per inquadrare le opere contenute, Peggy anticipò così l’opera di Duchamp Etants donnés, l’ultima opera dell’artista, che si osserva da un punto di vista analogo.

Salvador Dalí, Senza titolo, 1931

Alexander Calder Disco rosso – Punti bianchi 1960, (Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof)

Andy Warhol Fiori 1964, (Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof)

Lucio Fontana Concetto spaziale 1951, (Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof)

Vasily Kandisnky, Verso l’alto, 1929

Nel 1943 Peggy conobbe Jackson Pollock, e iniziò a corrispondergli uno stipendio per consentigli di lavorare alle sue opere, la collezionista influenzò molto l’artista e lo stimolò nella sperimentazione di nuove forme d’arte, come i collage e il Murale.

Nel 1947 Peggy, decise di ritornare in Europa per trasferirsi a Venezia, dove l’anno seguente, le venne offerta la possibilità di esporre la sua collezione alla Biennale. In questo contesto alcuni dei grandi nomi americani come Mark Rothko e Pollock vennero proposti per la prima volta al pubblico europeo. La collezione ricca di opere cubiste, astratte e surrealiste di grandissimo valore, divenne la più coerente esposizione del modernismo presentata fino ad oggi in Italia.

Nel 1949 Peggy acquistò l’incompiuto Palazzo Venier dei leoni, la denominazione dei “leoni” è dovuta alle grandi teste di leone scolpite in pietra ed eposte lungo la facciata, che divenne sede dell’attuale collezione.

Vasily Kandinsky, Croce bianca, 1922, dettaglio

Frank Stella Miscuglio di grigio 1968-69 (Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof)

Jean Hèlion, L’equilibrio, 1933-34

Antoine Pevsner, Croce ancorata, 1933

Peggy si trasferì definitivamente a Venezia dove potè realizzare il suo sogno di creare un proprio museo d’arte contemporanea, continuò ad acquistare opere d’arte anche nel dopoguerra, concentrandosi su due pittori astratti veneziani, Tancredi ed Edmondo Bacci. Tuttavia negli anni 60′ il suo rifiuto per la Pop art e il crescente costo delle opere d’arte la costrinsero a interrompere la collezione.

Nel 1969 La Fondazione Solmon R. Guggenheim invitò Peggy a presentare la collezione a New York, e fu in quel contesto che Peggy decise di donare sia il palazzo che la collezione alla Fondazione Guggenheim, con l’unico vincolo di mantenerla a Venezia e fruibile al pubblico anche in estate.

Le collezioni Guggenheim – dalla Peggy di Venezia, al Museo di New York, dal Guggenheim di Bilbao al Deutch Guggenheim di Berlino, fino al Guggenheim Hermitage di Las Vegas – nonostante si siano formate autonomamente, si ricollegano tra loro grazie ai capolavori dei maggiori artisti del XX secolo e formano ad oggi una delle maggiori collezioni di arte moderna e contemporanea al mondo.

Pablo Picasso, Sulla spiaggia, 1937

Alexander Calder, Testiera di letto in argento, 1945-46

Pietro Consagra Colloquio mitico 1959, giardino della Peggy Guggenheim collection

Sol LeWitt, Cubo aperto incompleto 6/8, 1974 e Maurizio Nannucci Changing Place, Changing Time, Changing Thoughts, Changing Future 2003, nel giardino delle sculture, Peggy Guggenheim collection


Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni
Dorsoduro 701 I-30123 Venezia
Apertura 10-18 tutti i giorni
Chiuso il martedì e il 25 dicembre
La biglietteria chiude alle ore 17.30
guggenheim-venice.it

Tags: