Jerry Saltz, Vedere ad alta voce

di Alessandra Pozzati

Vi siete persi qualche mostra nella Grande Mela dal 1998 al 2007? Avreste voluto vedere le opere di Damien Hirst esposte nel 2000 nella galleria di Larry Gagosian? Oppure non siete riusciti a visitare al Guggenheim la mostra di Matthew Barney The Cremaster Cycle? Niente Paura! Jerry Saltz, critico d’arte del Village Voice fino al 2007, ci dice la sua – senza peli sulla lingua e senza alcuna deferenza nei confronti di artisti di grido e galleristi influenti – in Vedere ad alta voce, una raccolta di articoli pubblicati dal settimanale newyorchese nel corso di un decennio.

Si impara dalle cose brutte come dalle cose belle.
È il vedere il quadro generale, il panorama che conta.

La penna di Saltz ha raccontato dal 1998 i più importanti avvenimenti del mondo dell’arte contemporanea e la sua evoluzione nel corso degli anni, dando vita ad una sorta di breve e agile antologia critica che anticipa le pagine di una storia dell’arte che ancora deve essere scritta.
La magia delle opere di Fischli &Weiss alla Matthew Marks Gallery nel 1999 e, nello stesso anno, l’avvento di Sensation al Brooklyn Museum of Art; l’arrivo di Puppy di Koons al Rockfeller Center nel 2000, ma anche John Currin al Whitney Museum of American art nel 2004 e contemporaneamente la mostra di Vito Acconci nella galleria di Barbara Gladstone; senza dimenticare mostri sacri come Amedeo Modigliani in mostra al Jewish Museum, Andy Warhol e le sue donne (Liz, Marilyn e Jackie) e Jean Michel Basquiat al Brooklyn Museum: sono solo alcuni degli argomenti affrontati dallo scrittore nei suoi pungenti articoli sul Voice e il cui merito principale è di non trasformare mai la critica in mera descrizione o pura adulazione.

Un libro divertente, grazie anche all’ironia a cui ricorre Saltz non solo nel raccontarci delle mostre che ha visitato nel corso degli anni, ma anche nell’affrontare riflessioni sulle tematiche che animano il mondo dell’arte: dalla questione della ancora troppo limitata presenza femminile sulla scena artistica contemporanea, all’avanguardia che, per usare le parole sello stesso Saltz, non è più quella di una volta. E se il problema dei musei consistesse nei curatori a cui sono affidati? Ciò che piace, piace davvero o piace perché piace al mercato? Tutte domande che trovano risposte brillanti e irriverenti nei brevi scritti del critico sul Voice.
Se il critico d’arte è il quello che volete fare da grandi, allora è caldamente consigliata la lettura del primo capitolo Learning the Job. Lavorando si impara e dell’epilogo del volume (un’intervista rilasciata dal giornalista a Michele Robecchi, curatore del libro): si tratta di ciò che fa proprio al caso vostro. Seguite i consigli di Saltz e fate vostri i segreti del mestiere; imparate ad avere occhio, a “distinguere l’originale dal decorativo, il genuino dal furbo, il notevole dal comune, e non guardare l’arte in maniera riduttiva, accademica, oggettiva”, imparate a vedere ad alta voce.


Jerry Saltz
VEDERE AD ALTA VOCE.

Postmedia Books, 2010
pag. 191
cartaceo € 19

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