Un weekend in: Toscana

La prima guida che vi proponiamo per un weekend in Toscana è nel senese: se vi aspettate di trovare informazioni su cosa visitare a Volterra, San Giminiano, Siena e via dicendo, vi avvisiamo già che questa guida non fa per voi. Lo spirito di YOG è offrire mete insolite, fuori dai soliti giri turistici e che, in un certo senso, li completino.  In questo primo giro Toscano vi portiamo per borghi medioevali, spiaggie bianchissime, colline a non finire, chiese diroccate e, come al solito, tanta arte contemporanea.

Una buona base per il week end è Casole d’Elsa, uno dei borghi inserito nella liste delle bandiere arancioni del Touring Club (scoperto casualmente, ma amato in tempo zero). Per raggiungerlo vi consigliamo di passare da Rosignano Solvey, famosa per le sue spiaggie bianchissime che si estendono per un tratto di costa di circa quattro chilometri, tra Rosignano Marittimo e Vada. Se a colpo d’occhio vi sembrerà di essere finiti in un paradiso terrestre, la realtà è che lo sbiancamento della sabbia è stato causato, nel corso degli anni, dagli scarti chimici prodotti dalla Solvay.

Rosignano Solvay, Spiaggia bianca (foto Miriam Sironi)

Fino al 1910 questo tratto di costa non godeva di molta popolarità, ma a seguito dell’apertura della linea ferroviaria accrebbe d’interesse e l’industriale Ernest Solvay la scelse come sede per l’insediamento di uno stabilimento per la produzione della soda. In poco tempo attorno alla fabbrica sorse un vero e proprio nulceo urbano costituito da case per gli impiegati e gli operai. Nonostante sia considerato uno dei tratti costieri più inquinati del mondo, i turisti che si riversano sulla spiaggia bianca nella stagione estiva sono numerosissimi (motivo per cui noi vi consigliamo di andarci in bassa o bassissima stagione); a partire dal 2010 la Solvay ha definitivamente eliminato il mercurio dal suo ciclo produttivo e, di conseguenza, lo scarico a mare del metallo (anche se nei sedimenti restano ovviamente quelle accumulatesi nel corso degli anni).

Casole d’Elsa sorge sul dorso di un colle a metà strada tra la Valdelsa e la montagnola Senese. Il centro storico è formato sostanzialmente da due vie, ma la ricchezza di sculture e installazioni pareggia la scarsità di viabilità. Tipico borgo toscano, Casole d’Elsa ha dalla sua il fatto di essere diventato un museo a cielo aperto di arte contemporanea: ovunque vi girate, troverete qualcosa per cui sorridere. Vi segnialiamo in particolare le sculture nella pizza e lungo via S. Donato (create da Giuseppe Ciani) e i deliziosi quadretti paretali in via San Niccolò.

Casole d’Elsa (foto Miriam Sironi)

Casole d’Elsa (foto Miriam Sironi)

Solo il tragitto per arrivare a Lajatico varrà la pena del viaggio: immersi nel silenzio delle colline senesi, circondati da pace e tranquillità. Dopo aver fatto un giretto nel paesino e aver sbirciato installazioni e opere di streetart varie, vi consigliamo di fare un salto al Teatro del Silenzio, un teatro a cielo aperto costruito sfruttando la morfologia del luogo, senza interventi intensivi o l’utilizzo di cemento. Fondato nel 2006 grazie al sostegno dell’omonima fondazione (di cui il presidente è Andrea Bocelli), ogni anno il Teatro ospita concerti e manifestazioni culturali; nei mesi in cui non c’è in programma nessuna manifetsazione, la platea viene smontata e il palco diventa un lago artificiale. Per ogni stagione viene chiamato un artista che ha il compito di progettare la scenografia che (solitamente) rimane installata per tutto l’anno.

Lajatico, Teatro del Silenzio (foto Miriam Sironi)

Chi ci segue ormai da un po’ di tempo sa che siamo grandi fan di posti abbandonati e chiese diroccate. Non potevamo quindi esimerci dal visitare l’Abbazia di San Galgano.
Realizzata tra il 1220 e il 1268 dall’ordine Cistercense, viene consacrata solo nel 1288, ma assume da subito notevole importanza economica e culturale. A seguito della peste e della carestia che colpiscono la regione a partire 1328, il complesso inizia un lento declino; nella prima metà del Settecento l’abbazia era crollata in più parti e, le poche che restavano in piedi, subirono un tracollo dopo essere state colpite da un fulmine nel 1786. Negli anni seguenti l’abbazia di San Galgano viene trasformata in una fonderia, fino a che nel 1789 la chiesa fu definitivamente sconsacrata e abbandonata.

Abbazia di San Galgano (foto Miriam Sironi)

Abbazia di San Galgano (foto Miriam Sironi)

Percorrendo la volterrana (SR 68) vi imbatterete in alcune delle opere site specific realizzate da Staccioli in occasione della personale Luoghi d’esperienza, ospitata nel 2009 nella città di Volterra e nei suoi dintorni.
Originario di Volterra, dopo un breve periodo in cui sperimenta la pittura e l’incisione, a partire dagli anni Settanta Staccioli si dedica allla scultura elaborando delle sculture-intervento che si pongono in profonda relazione con gli spazi nei quali vengono collocate. L’artista sceglie fin da principio un linguaggio caratterizzato da una geometria essenziale e dall’uso di materiali semplici come il cemento e il ferro.
Le installazioni sparse lungo la volterrana sono tutte ben visibili, ma non tutte fotografabili perchè non sono molti gli spiazzi a disposizioni per una sosta (seppur breve). Vi segnaliamo le due più comode, ossia i grandu cerchi che trovate spostandovi da Volterra verso la località Saline di Volterra e procedendo sulla SR 68 dalla località di Poggio San Martino verso Volterra. (per info più precise vi consigliamo di contattare l’ufficio del turismo di Volterra).

Staccioli, Grande Cerchio (foto Miriam Sironi)

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