Un weekend a: Sofia

Sofia è la capitale della Bulgaria – conta circa 1.200.000 abitanti – e conserva l’aspetto di una città molto accogliente dove architetture religiose, contemporanee e tessuto storico dialogano in armonia sotto l’imponente protezione dei Monti Vitosha.
Questa città ha una storia davvero importante, impossibile da sorvolare, fù fondata nel VII secolo a.C., ed è la terza capitale più antica d’Europa (dopo Atene e Roma). Ha avuto molti nomi nel corso dei secoli e i resti della città antica sono ben visibili ancora oggi, soprattutto dopo una massiccia campagna di scavi datata 2017 che ne ha riportato alla luce l’originale bellezza.

In primo piano nuovi scavi archeologici. Sullo sfondo, a destra la Moschea Banya Bashi e sulla sinistra il mercato coperto. Foto di Alessia Ballabio

Sofia fu in origine luogo prescelto per un insediamento dei Traci, era all’epoca chiamata Serdica o Sardica; venne poi conquistata dai Romani nel 29 a.C. e divenne la capitale della Dacia. Distrutta una prima volta dagli Unni nel 447, la città fu ricostruita dall’imperatore bizantino Giustiniano I e ribattezzata Triadiza.
Nota come Sredec (СРѢДЄЦЪ) sotto i Bulgari, venne rinominata Sofia (che significa “saggezza” in greco) nel 1376. La città venne poi conquistata dall’Impero Ottomano nel 1382 e divenne la capitale della provincia turca di Rumelia.
Nuovamente conquistata dai Russi nel 1878, divenne la capitale della Bulgaria indipendente nello stesso anno. Durante la seconda guerra mondiale i Russi occuparono nuovamente Sofia e la Bulgaria, deponendo il governo filo-tedesco.

Il Palazzo del Partito Comunista, uno dei tre edifici che formano il Largo. Foto di Alessia Ballabio

Tra i punti d’interesse principali è sicuramente imperdibile la cattedrale di Aleksandăr Nevski è la cattedrale ortodossa di Sofia. Costruita in stile neo-bizantino in memoria dei 200.000 soldati russi caduti nella guerra turco-russa (1877–1878), fu progettata dall’architetto russo Aleksandăr Pomerancev con l’aiuto di Aleksandăr Smirnov e Aleksandăr Jakovlev.
Il disegno fu finito nel 1898 e a costruire e a dipingere la chiesa furono famosi scultori, pittori e artisti provenienti da tutta l’Europa. La costruzione della cattedrale fu completata nel 1912.

La cattedrale di Aleksandăr Nevski. Foto di Alessia Ballabio

E poi la chiesa di San Giorgio a pianta circolare di epoca paleocristiana. Costruita in laterizio rosso, è considerata il più antico edificio della capitale bulgara. Fu costruita nel IV secolo e venne decorata con affreschi nel X secolo e poi ancora nel XII secolo. Durante il periodo ottomano fu convertita in moschea. Oggi è un museo e si trova circondata dai resti dell’antica Serdica e da un albergo. Gli affreschi di 22 profeti, risalenti al XII-XIV secolo, ricoprono la cupola.

La chiesa di San Giorgio. Foto di Alessia Ballabio

Sicuramente imperdibile è la visita al monastero di Rila, a circa 120 chilometri dalla città di Sofia. La visita richiede circa una giornata ed è semplicissima da organizzare grazie ai tanti servizi turistici in città. Rila è senz’altro il maggiore e più famoso monastero della Bulgaria nonché patrimonio dell’Unesco dal 1983, fondato nel X sec. dai discepoli di San Giovanni di Rila, oggi venerato come santo sia dalla chiesa cattolica che da quella ortodossa. Il monastero venne progressivamente ampliato, raggiungendo il periodo di massimo splendore tra il XII e il XIV sec., per poi essere distrutto nel 1378 a seguito dell’invasione ottomana. Durante la dominazione turca fu comunque un luogo che tenne viva la cultura bulgare, e cominciò a rifiorire a partire dal XV sec. Nel 1833 un incendio lo distrusse nuovamente, ma venne completamente ricostruito nella forma che vediamo oggi grazie alle donazioni sostanziose delle famiglie bulgare più influenti.
L’apparato decorativo dell’intero complesso appare molto ricco, nessun dettaglio è lasciato al caso. L’opera d’arte di maggior pregio conservata nel monastero è l’iconostasi dorata (cioè la parete divisoria decorata con icone sacre che separa la navata dal presbiterio nelle chiese ortodosse) abbellita con 36 scene bibliche. L’esterno della chiesa, così come l’intero, è completamente ricoperto di coloratissimi affreschi: era antica credenza che un luogo spoglio fosse un luogo dove potenzialmente il diavolo potesse avere accesso.

Monastero di Rila, cortile interno. Foto di Alessia Ballabio

Monastero di Rila, decorazioni ad affresco nel portico della chiesa. Foto di Alessia Ballabio

Decorazione ad affresco in uno degli edifici del monastero. Foto di Alessia Ballabio

Sofia è davvero sorprendente e la sua vitalità che si può anche ritrovare negli innumerevoli e nuovi locali nati in città. Alcuni esempi. Se state cercando un posto per una cena autentico e dal clima familiare The Thirsty Dragon è un’ottima opzione. Situato in una casetta azzurra decisamente “fiabesca” offre piatti tipici della cucina locale, buone birre artigianali e ovviamente un vasto assortimento di rakie.

The Thirsty Dragon, vista dall’esterno

Un’altra imperdibile cena è quella al Raketa Rakia Bar – o meglio Ракета ракия бар – locale non proprio in centro in stile decisamente sovietico che propone cucina tradizionale buonissima, a prezzi ridicoli e ovviamente la rakia, liquore bulgaro di cui qui ne hanno un centinaio di versioni!

Raketa Rakia Bar, un museo di oggettistica sovietica e un ottimo ristorante. Foto di Raketa Rakia Bar

Per una birra (o più) vi consigliamo invece il Kaanal un locale dal design contemporaneo e un vasto assortimento di birre artigianali.

Birreria Kanaal, a SofiaKanaal e le sue birre artigianali. Foto di One day in Sofia

Infine, per chiudere in tipico stile YOG è d’obbligo una sosta a The Apartment. Il locale, che si trova in posizione molto centrale (Neofit Rilski Street n. 68), è un vero e proprio appartamento, arredato, moderno e colorato. Una volta all’interno, potrete scegliere dove sedervi e sorseggiare un drink mentre vi rilassate. Il menu non è molto ampio: le birre proposte sono di 4-5 tipi, ma potrete mangiare dolci o torte salate fatti in casa.

The Apartment, una delle sale. Foto di Tina Boyadjieva

The Apartment, dettaglio. Foto di Tina Boyadjieva

 

 

 

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