Un weekend a: Modena

Un weekend a Modena e una visita alternativa alla città: lo spirito di YOG è scoprire e visitare luoghi e siti di interesse storico artistico che esulano dai classici tuor. Street art, architettura e arte contemporanea, chiese poco note e musei (gratuiti) che ti sorprendono, ex aree industriali oggi perfettamente riqualificate. Una mini guida e un mix perfetto per conoscere una Modena insolita ed alternativa.

Cimitero di San Cataldo

Aldo Rossi, Cimitero di San Cataldo (Foto Miriam Sironi)


Aldo Rossi, Cimitero di San Cataldo (foto Miriam Sironi)


Aldo Rossi, Cimitero di San Cataldo (foto Miriam Sironi)

Iniziare la visita da un cimitero sicuramente farà storcere il naso ai più, ma vi assicuriamo che entrare nell’ala nuova del cimitero di San Cataldo  è come essere catapultati in un quadro di Giorgio De Chirico. Questa stupefacente trasposizione è opera di due architetti, Aldo Rossi e Gianni Braghieri, che tra il 1971 e il 1978 sono stati chiamati a progettare l’ampliamento del settecentesco cimitero, assecondando uno stile razionalista in cui linee rette e volumi solidi scandiscono lo spazio e dove è impossibile non cogliere gli echi della lezione metafisica che proprio nella vicina Ferrara ha avuto le sue radici
Il nuovo cimitero riprende nella struttura quello vecchio ed è caratterizzato da percorsi porticati in cui porte e finestre si susseguono ritmicamente per tutta la lunghezza dei vari edifici; spicca tra tutti la costruzione cubica color mattone posta  al centro del campo santo che, stando allo stesso pensiero progettuale di Aldo Rossi, essendo priva di piani e coperture da l’idea di una casa incompiuta e abbandonata, analogia della morte stessa.

Viale cimitero San Cataldo. 
Lunedì – Domenica: 8.00 – 12.00 /15.00 – 16.00

Complesso parrocchiale Gesù Redentore


Mauro Galatino, Complesso Parrocchiale Gesù Redentore (foto Miriam Sironi)


Mauro Galatino, Complesso Parrocchiale Gesù Redentore – dettaglio dell’interno (Foto Miriam Sironi)

Mauro Galatino, Complesso Parrocchiale Gesù Redentore (foto Miriam Sironi)

Sempre in una zona periferica sorge il complesso parrocchiale Gesù Redentore, progettato dall’architetto milanese Mauro Galantino tra il 2001 e il 2005. Ben lontano dalla classica idea di chiesa, ciò che lo contraddistingue è lo sviluppo longitudinale interrotto solo dallo svettare del campanile. La razionale distribuzione degli spazi è ottenuta grazie al susseguirsi di solide forme geometriche che creano interessanti giochi di pieni e vuoti, luci e ombre.
L’interno è completamente sgombro da ogni struttura portante ed estremamente luminoso grazie alle numerose pareti vetrate e alla presenza di spazi a cielo aperto che, però, non risultano visibili dall’esterno dell’edificio. L’apparato decorativo della chiesa è praticamente nullo se si escludono i soli interventi pittorici dell’olandese Bert Van Zelm (già previsti in fase di progettazione) che comprendono una via crucis composta da 14 tavole in vetro serigrafato, una Madonna con bambino e poveri, e una Pietà.

Via Leonardo Da Vinci, 270.
Lunedì – Domenica: 7.30 – 19.30

Ex Manifattura Tabacchi


Ex Manifattura Tabacchi (foto Miriam Sironi)


Mimmo Paladino, Cavallo di Modena, 2015 (foto Miriam Sironi)

Il complesso industriale che si estende tra via Sant’Orsola e viale Monte Kosica era la Manifattura Tabacchi di Modena. Costruito in realtà nel 1513 come Monastero di Santa Maria Maddalena (e poi di Sant’Orsola), nel Settecento viene trasformato in ospedale, poi adattato a magazzino di salnitro e, solo alla fine dell’Ottocento a Manifattura Tabacchi. Nel 1902 l’edificio venne ampliato e migliorato con nuovi impianti di illuminazione e ventilazione, l’inserimento di un’infermeria, un refettorio e un asilo; nel 1921 la Manifattura aveva oltre 1500 dipendenti. Caduta in disuso a partire dal 2002, nel 2011 l’intero complesso è stato sotto posto ad un opera di riqualificazione che ha portato alla creazione di uno spazio culturale e centro per le arti, uffici, attività commerciali e abitative. Dal 2017 l’Ex Manifattura Tabacchi, all’interno dei locali del MATA, ospita l’attività espositiva della Fondazione Fotografia Modena, estesa anche ad alcuni ambienti dell’Ex Ospedale S. Agostino oggi polo culturale grazie alla riqualificazione attuata da Gae Aulenti. All’estreno dell’ex Manifattura Tabacchi è inoltre collocato il colossale Cavallo di Modena, opera di Mimmo Paladino e omaggio alla città stessa.

Via Manifattura Tabacchi, 83
www.fondazionefotografia.org

Museo Enzo Ferrari


Jan Kaplicky, Museo Ferrari (foto Miriam Sironi)

Il museo Enzo Ferrari è una buona soluzione per accontentare sia gli appassionati di automobilismo che quelli di architettura. Il nuovo polo espositivo è stato inaugurato nel 2012 e sorge all’interno dell’ex Aerautodromo che è stato usato fino al 1962 con funzioni di pista di volo per usi commerciali, pista di gare internazionali di auto e moto e pista  di prova per le industrie automobilistiche Ferrari, Maserati e Stanguellini. Il progetto di ristutturazione è stato firmato dall’architetto Jan Kaplicky a cui si deve l’idea di creare un museo che, in qualche modo, richiamasse sin dall’esterno le macchine contenute al suo interno; quello che lo caratterizza è infatti la sua copertura gialla, plasmata come il cofano di una macchina da corsa e dello stesso colore scelto da Enzo Ferrari come sfondo del suo celebre cavallino rampante.

Via Paolo Ferrrari, 85.
Lunedì – Domenica: 9.30 – 18.00.
Ingresso intero 16 Euro.
www.musei.ferrari.com

Museo della Figurina


Museo della figurina

Inserito all’interno del Palazzo Santa Margherita, il museo della figurina nasce dalla volontà e dalla passione di Giuseppe Panini, a cui si deve la diffusione della figurina in senso moderno. In realtà questi oggetti nascono come piccoli manufatti artistici, stampe di ridotte dimensioni che potevano essere comprate e collezionate a prezzi abbordabili ai più, per poi diventare veri i propri strumenti per l’istruzione di massa. Inzialmente inserite a scopo pubblcitario all’interno delle confezioni di generi alimentari o nei pacchetti di sigarette, ben presto gli imprenditori capisco il forte impatto che la figurina esercita sulle masse tanto da utilizzarla come mezzo di educazione; iniziano così a venire stampate figurine per raccontare i grandi eventi storici, aneddoti geografici, scientifici e altri di carettere enciclopedico. Grande collezionista, Giusppe Panini possedeva un numero così ampio di figurine provenienti da tutte le parti del mondo che, a partire dal 1986, decide di crare un museo all’interno della sua stessa ditta. È solo nel 1992 che, in accordo con l’azienda e il Comune di Modena, dona la sua collezione alla città oggi ospitata in una vera e propia realtà museale, atta a documentare le origini, lo sviluppo e le più moderne tecniche di produzione di figurine. Ad oggi il museo della figurina ospita circa 500.000 esemplari di cui circa 2.500 conservati in sei armadi pensati come a sei grandi album da sfogliare.

Corso Canalgrande 103 (2° piano).
Mercoledì – Venerdì: 10.30 – 13.00 / 16.00 – 19.00.
Sabato, Domenica e festivi orario continuato.
Ingresso libero.
www.comune.modena.it/museofigurina

Chiesa di San Francesco


Antonio Bagarelli, Deposizione dalla Croce – dettaglio


Antonio Bagarelli, Deposizine dalla Croce – dettaglio

Per costruire la chiesa intitolata a San Francesco ci sono voluti quasi tre secoli: iniziata nel 1244 viene completamente ristrutturata nel 1535  insieme all’adiacente monastero. Gli sforzi fatti non durano molto, perchè nella seconda metà del Settecento il Duca di Modena decide di ridurre il numero delle parocchie costringendo i monaci ad abbandonare il monastero e, con l’avvento di Napoleone, la chiesa viene del tutto sconsacrata e usata come campo base dall’esercito francese. Vittima delle barbarie francesi fu anche lo splendido gruppo in terraccora realizzato da Antonio Begarelli intorno al 1530 per la chiesa di Santa Cecilia e spostato nella chiesa conventuale dei Francescani nei primi anni dell’Ottocento. Ridotto in più di 440 frammenti, dopo un lungo e minuzioso restauro, oggi è di nuovo possibile ammirare la Deposizione dalla Croce in tutta la sua potenza espressiva; le dimensioni imponenti dei personaggi accentuano ulteriormente il pathos coinvolgendo emotivamente lo spettatore che si trova partecipe della scena. Al centro del gruppo troviamo il corpo esanime di Cristo staccato dalla croce da Nicodemo e sostenuto alle spalle da Giovanni Evangelista, mentre ai piedi da Giuseppe d’Arimatea; sotto di lui disposti a semicerchio troviamo San Giovanni Battista, San Girolano, San Bonaventura e San Francesco. È sicuramente nel  gruppo delle donne ai piedi della croce che Begarelli raggiunge il culmine dell’espressività e del trasporto emotivo, plasmando volti straziati dal dolore e riversando il turbamento interiore anche sulle scomposte e agitate vesti indossate.

Rua frati minori
Lunedì – Domenica: 7.00 – 12.00 / 17.00 – 19.00

Street art a Modena


Blu, Palamoza in via Francesco Maria Molza (foto Miriam Sironi)


Ericailcane e Bastardilla, Palamolza in via Francesco Maria Molza (foto Miriam Sironi)


Ericailcane e Bastardilla, Dettaglio del wall sottocavalcavia E. Cialdini (foto Miriam Sironi)


Os Gemeos, via dei Lancillotto

Camminare per modena senza imbattersi in un intervento di street art, piccolo o grande che sia, è quasi impossibile. La presenza così numerosa di opere di street art si deve in parte all’istituzione del festival Icone che, a partire dal 2002 e per circa un decennio, ha portato in città street artist italiani e non che hanno lasciato il loro inconfondibile segno sui muri di Modena: Blu e Ericailcane sono praticamente di casa, accompagnati tra gli altri da Etnik, Ozmo, Bastardilla e gli Os Gemeos. Le zone dove trovate il maggior numero di wall sono sicuramente il Palamolza (via Francesco Molza 20), l’ex area AMCM (via carlo Sigonio 382), lo scalo ferroviario (via dei Lancillotto), i sottocavalcavia lungo via Cialdini e via del Taglio.

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