Un giorno a: Pietrasanta

Pietrasanta è un piccolo comune in provincia di Pisa totalmente votato all’arte contemporanea (cosa certamente inusuale visto che la Toscana è, per antonomasia, la culla del rinascimento). Il nostro consiglio è di visitarla in bassa stagione, quando i suoi vicoli non brulicano di turisti, così da godervi appieno la tranquillità che questo borgo sa offrire. Una giornata vi sarà più che sufficiente: tra gallerie, chiese sconsacrate adibite a spazi espositivi e sculture disseminate per il borgo, siamo certe che Pietrasanta conquisterà anche voi.

Raggiungibile comodamente anche in treno, per chi decidesse di spostarsi in macchina consigliamo un parcheggio strategico (e gratuito) in Piazzale Guiscardo; da lì potrete raggiungere in meno di cinque minuti il centro di Pietrasanta.

Piazza del duomo con installazione di Paddy Cambell (foto Miriam Sironi)

La prima tappa che vi proponiamo è piazza duomo che ogni anno ospita installazioni di artisti nazionali e non. L’iniziativa si lega all’istituzione del Parco Internazionale della Scultura, un museo diffuso di scultura contemporanea che va ad inserirsi all’interno del contensto urbano tra strade, piazze, giardini non solo del centro di Pietrasanta, ma anche delle frazioni; se le sculture periferiche sono permanenti, quelle del centro sono invece temporanee, permettendo così un ricambio continuo di artisti e opere.

Paddy Paddy Cambell installazione in pizza Duomo (foto Miriam Sironi)

Paddy Cambell – dettaglio (foto Miriam Sironi)

L’idea di istiture un museo che testimoniasse lo stretto legame tra il territorio apuo verisiliese e la pratica artistica della scultura si deve alla giornalista e fotografa danese Jete Muhlendorph che, nei primi anni Ottanta, decide di dar vita a una raccolta di bozzetti e modelli in gesso. Il museo dei bozzetti nasce nel 1984 all’interno dell’ex convento di S. Agostino e ad oggi ospita oltre 700 opere in gesso realizzate da oltre 350 artisti italiani e stranieri che si sono affidati a laboratori artigianali locali per la trasposizione in marmo delle loro opere. Da Mitoraj a Consagra, da Niki de Saint Phalle a Pomodoro ogni bozzetto rivela il legame intimo e materico che in reltà si cela dietro alla fredda perfezione dell’opera finale in marmo. I bozzetti sono eseguiti in diversi materiali con dimensioni che vanno da pochi centimerti a qualche metro e non lasciano nulla al caso: ben si vedono i segni di carattere tecnico e operativo, vere e proprie note lasciate dagli artisti agli artigiani, come i numeri per indicare i tipi di pietra da usare, chiodi e punti di riferimento per ingrandire l’opera o colori per distinguere i diversi materiali da utilizzare.

Museo dei Bozzetti (foto Miriam Sironi)

Museo dei Bozzetti, Igor Mitoraj – La nascita di Venere (foto Miriam Sironi)

Museo dei Bozzetti (foto Miriam Sironi)

Subito accanto al chiostro si trova la Chiesa di S. Agostino, oggi sconsacrata e usata come sede espositiva; sulla lunetta sopra al portone d’ingresso troviamo un’opera di Igor Mitoraj scultore polacco trasferitosi a Pietrasanta nel 1983. La chiesa di enormi dimensioni è stata costruita nel corso del XIV secolo dai frati agostiniani. La semplicità esterna è in netto contrasto con l’interno riccamente decorato: nove altari tutti ornati e dipinti da pittori del XVII secolo sotto i quali, durante le operazioni di restuaro, sono emersi gli affreschi rinascimentali ora parzialmente visibili. A seguito delle sopressioni napoleoniche degli ordini monastici la chiesa di S. Agostino diventa proprietà comunale e, dopo la restaurazione, usata come sede scolastica; dopo anni di degrado a seguito dei lavori di restauro viene convertita in centro culturale.

Uscendo dalla chiesa di S. Agostino e incamminandovi verso sinistra troverete una piccola piazzetta al centro della quale è collocata un’altra opera di Mitoraj: il Centauro. Come tutte le sue opere, anche qui il richiamo al mondo classico e all’antica bellezza greca è ben evidente. L’interesse dell’artista la mondo ellenico sì deve proprio a un suo primo soggiorno nella vicina Carra; la ricerca dell’armoniosa bellezza promossa dagli antichi viene però rivissuta da Mitoraj con una lucida astrazione mentale evocata attraverso pieni e vuoti che sottolinenano la distanza ormai intercorsa tra il loro mondo e il nostro.

Igor Mitoraj, Annunciazione (foto Miriam Sironi)

Igor Mitoraj, Centauro (foto Miriam Sironi)

Tornano in piazza Duomo e percorrendo il corso principale (via Giuseppe Mazzini) verso la fine, sulla sinistra, quasi mimetizzata con le vicine abitazioni e negozi torverete la Chiesa della Misericordia.  Costruita nel corso del XIII secolo, venne inizialmente dedicata a S.Biagio e usata dall’omonima confraternita come sede per dare assistenza ai condannati al patibolo, ai poveri e ai pellegrini: nel 1804 viene intitolata a S. Antonio Abate e solo alla fine del XIX secolo alla confraternita della Misericordia. Nelle navate laterali, posti uno dirimpetto all’altro, si trovano i due affreschi realizzati da Fernando Botero nel 1993: la Porta dell’Inferno e la Porta del Paradiso. Al di là dell’inconfondibile stile adottato dall’artista, cioè che sorprende è l’attualizzazione ai nostri tempi di un tema trattato e rappresentato da secoli nel panorama artistico di ambito ecclesiastico. Se, infatti, guardando la Porta del Paradiso non vi sarà difficile scorgere la figura di Madre Teresa di Calcutta, più nascosta – nella Porta dell’Inferno – è quella di Hadolf Hitler che fa capolino da una tomba in basso a destra. Inusuale ed audace anche la scelta di non collocare al centro del Paradiso la figura di Dio, bensì un moderna Madonna con bambino, posta davanti a un tricolore italiano.

Ferdinando Botero, Porta dell’Infero – dettaglio (foto Miriam Sironi)

Ferdinando Botero, Porta del Paradiso – dettaglio (foto Miriam Sironi)

Per finire, basterà spostarvi nelle due vie parallele a questo per trovare tantissime gallerie d’arte, molte delle quali aperte anche di sera; se invece volete rifocillarvi dopo tutto questo girovgare sicuramente la scelta non mancherà: piazza Duomo è piena di bar e locali per sorseggiare un buon apertivo accompagnato da un tagliere di prodotti toscani (per i birrofili come noi vi consigliamo il Bar del teatro che offre anche una buona selezione di birre arigianali che, siamo sicure, non vi deluterrano).

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