Triennale Brugge 2018

Testo e immagini a cura di Valentina Brunello

Se vi trovate nelle fiandre, o meglio nella zona di Bruges, fino al 16 settembre potete visitare la giovane Triennale di Brugge – Liquid City giunta alla sua seconda edizione e quest’anno affidata alla cura di Till-Holger Borchert e Michel Dewilde.

Nella precedente edizione, datata 2015, il tema prescelto si interrogava su come, una piccola città storica come Bruges, potesse trasformarsi in una megalopoli e viceversa, come quest’ultima, potesse trarre vantaggio e miglioramento dall’influenza di una città a misura d’uomo.
La manifestazione di quest’anno si aggancia alle tematiche già affrontate in passato per svilupparle ulteriormente. I curatori si sono chiesti come la città di Bruges, con un passato storico fiorente e importante, possa essere flessibile in un’epoca in cui niente sembra essere certo. In un’epoca in cui la stessa città d’arte corre il rischio di rimanere statica sulle sue attrazioni turistiche diventando semplicemente una vetrina senza che le persone la possano vivere realmente.

OBBA, The Floating Island, Triennale Brugge 2018.
Foto di Valentina Brunello

OBBA, The Floating Island (dettaglio), Triennale Brugge 2018.
Foto di Valentina Brunello

In questo contesto la triennale di Bruges si propone di far vivere la città da un punto di vista differente creando scorci inconsueti, creando luoghi di aggregazione e mettendo in dialogo le istallazioni artistiche contemporanee con i monumenti del passato. A questo proposito le istallazioni si snodano lungo i canali di Bruges, segno del passato storico della cittadina, che diventano la metafora della Città Liquida. Il concetto di “modernità liquida” trae ispirazione da libro Retrotopia di Zygmunt Bauman, che fu il primo a coniarne il concetto. Lo scrittore, sociologo, filosofo e accademico fa riflettere il lettore sulle problematiche della società attuale, legate alla sua constante mutevolezza e dinamismo e sulla perdita di certezze e fiducia negli altri e nel sistema che lo circonda.

Salgascano, Salgascano pavilion (dettaglio), Triennale Brugge 2018.
Foto di Valentina Brunello

Salgascano, Salgascano pavilion (dettaglio), Triennale Brugge 2018.
Foto di Valentina Brunello

Salgascano, Salgascano pavilion (dettaglio), Triennale Brugge 2018.
Foto di Valentina Brunello

15 tra artisti e architetti sono stati chiamati a riflettere sul tema della triennale proponendo installazioni e opere all’interno della città liberamente fruibili dai visitatori. Alcune delle installazioni che vogliamo consigliare sono quelle di OBBA e Selgascano: due esempi di piattaforme galleggianti sui canali usufruibili dal pubblico. La prima struttura, in collaborazione con lo studio Architectuuratelier Dertien12 e con il Korean Cultural Center Brussels (The Floating Island), è costituita da una superficie flottante di 100 metri quadri su cui i visitatori possono sedersi sulla riva del canale e riposarsi usufruendo così della magnifica vista. L’opera è caratterizzata da una rete elastica bianca che divide lo spazio e allo stesso tempo gli conferisce un andamento sinusoidale, la rete inoltre ricorda quella di un’amaca a cui ci si può appoggiare, oppure passare attraverso.

La seconda, il Salgascano pavilion, è invece costituito da una piattaforma ricoperta da un telo trasparente di color fucsia attraverso il quale le persone possono passare, sedere sulla riva e fare il bagno nel canale. Il telo colorato e trasparente permette ai visitatori presenti all’interno della struttura di vedere con occhi e soprattutto “colori” differenti gli edifici circostanti.

Nlé Kunlé Adeyemi, MFS III Minne Floating School, Triennale Brugge 2018.
Foto di Valentina Brunello

Nlé Kunlé Adeyemi, MFS III Minne Floating School (dettaglio), Triennale Brugge 2018.
Foto di Valentina Brunello

Nlé Kunlé Adeyemi, MFS III Minne Floating School (dettaglio), Triennale Brugge 2018.
Foto di Valentina Brunello

E poi, Nlé Kunlé Adeyemi con la sua MFS III Minne Floating School crea una scuola flottante per far fronte ai problemi del cambiamento climatico. La struttura, in legno, infatti può cambiare la sua funzione in base alle necessità; da luogo di apprendimento può trasformarsi in padiglione espositivo o luogo di incontro.

StuioKCA, 8skyscraper – The Bruges Whale, Triennale Brugge 2018.
Foto di Valentina Brunello

StuioKCA, 8skyscraper – The Bruges Whale (dettaglio), Triennale Brugge 2018.
Foto di Valentina Brunello

Un’attenzione al tema dell’inquinamento viene messo in risalto dall’opera 8skyscraper – The Bruges Whale di StuioKCA, il quale ha realizzato, nel canale di fronte alla statua di Jan van Eyck, una balena con i rifiuti raccolti su una spiaggia hawaiana con la collaborazione dei volontari di Hawaii Wildlife e Surfrider Foundation.

Jarosław Kozakiewicz, BRUG, Triennale Brugge 2018.
Foto di Valentina Brunello

Jarosław Kozakiewicz, BRUG (dettaglio), Triennale Brugge 2018.
Foto di Valentina Brunello

Non lontano, in un canale parallelo a quest’ultimo, si trova l’opera BRUG di Jarosław Kozakiewicz che già dal nome indica un ponte, che però viene reinterpretato in chiave moderna attraverso l’utilizzo di tubi metallici e vele al posto dei materiali tradizionali. Il ponte realizzato da questo artista unisce le due sponde portando in una piazza protetta dove trovare ristoro, creando così un luogo di aggregazione.


Fino al 16 settembre
Triennale Brugge 2018
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