Tre sguardi all’architettura

Lorenzo Linthout  è nato nel 1974 a Verona, città nella quale vive e lavora. Si è avvicinato alla fotografia all’età di sedici anni; nel 1999 si è laureato presso la Facoltà di Architettura “Biagio Rossetti” dell’Università degli Studi di Ferrara.

 

Negli ultimi anni ha esposto in mostre personali e collettive a San Michele (Torino), Milano, Genova, Camogli (Genova), Verona, Mussolente (Vicenza), Belluno, Brescia, Sirmione (Brescia), Castiglione delle Stiviere (Mantova), Castelgoffredo (Mantova), Ponti sul Mincio (Mantova), Firenze, Lucca, Livorno, Pergine Valdarno (Arezzo), Citerna (Perugia), Roma, Ceccano (Frosinone), Latina, Marineo (Palermo), Riposto (Catania), Giarre (Catania) e Losanna (Svizzera).

Linthout studia da sempre il rapporto tra l’edificio e lo spazio circostante, in mostra allo spazio Cilab nel Loft La Vetreria, esplora e studia attentamente con l’obiettivo fotografico la bellezza delle geometrie astratte di costruzioni abbandonate, ponti sospesi e strade periferiche. Predilige il tema dell’urban street associato al continuo interrogativo del rapporto fra l’uomo e l’architettura, affascinato dai ritmi degli edifici, dalle loro valenze formali, crea delle vere e proprie scene metafisiche e a volte persino surreali come la foto della sagoma del passante che attraversa un ponte ingegneristico sospeso apparentemente nel nulla. A volte la presenza umana è marginale, altre è solo suggerita, ma le emozioni non sono assenti nelle fotografie di Linthout e nascono dall’anima dei luoghi.

“Vorrei che esistessero luoghi stabili, immobili, intangibili, mai toccati e quasi intoccabili, immutabili, radicati; luoghi che sarebbero punti di riferimento e di partenza, delle fonti: tali luoghi non esistono, ed è perché non esistono che lo spazio diventa problematico, cessa di essere evidenza, cessa di essere incorporato, cessa di essere appropriato. Lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, mai mi viene dato, devo conquistarlo. I miei spazi sono fragili: il tempo li consumerà, li distruggerà: niente somiglierà più a quel che era, i miei ricordi mi tradiranno, l’oblio s’infiltrerà nella mia memoria, guarderò senza riconoscerle alcune foto ingiallite dal bordo tutto strappato. Come la sabbia scorre tra le dita, così fonde lo spazio. Il tempo lo porta via con sé e non me ne lascia che brandelli informi.” da “Specie di spazi”, George Perec

Tre sguardi all’architettura
Loft La vetreria S23
Viale Toscana 13B, Milano
Lunedì – Venerdì  17.00 – 19.00
Sabato  10.00 – 13.00
Ingresso gratuitowww.linthout.it
http://www.digigraphie.com

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