The Visitors

“A pink rose in the glittery frost, a diamond heart and the orange red fire. Once again I fall into my feminine ways. You protect the world from me, as if I’m the only one who’s cruel, you’ve taken me to the bitter end. Once again I fall into my feminine ways. There are stars exploding and there is nothing you can do.”

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L’Islanda rappresenta oramai dalla metà degli anni novanta uno dei terreni più fertili per sperimentazioni musicali, innovazioni che non provengono da artificiose manipolazioni e rielaborazioni del suono o del costrutto musicale ma che invece sembrano nascere in maniera totalmente naturale e spontanea, ispirate con estrema leggerezza alle tradizioni, agli spazi, ai vuoti e agli incredibili contrasti del paesaggio islandese. Suoni fragili ed emozionali accomunano un moltitudine di nomi, tra i quali gruppi come Sigur Rós, Múm, Rökkuró, i più recenti Of Monsters and Man o autori singoli come Ólafur Arnalds, Emiliana Torrini, Jóhann Jóhannsson o la più famosa tra tutti Bjork.
The Visitors di Ragnar Kjartansson fa tesoro di questa tradizione e la traduce in un’opera d’arte totale correlata da immagini. Così l’HangarBicocca di Milano apre la sua stagione espositiva, con The Visitors, un’installazione prodotta dal Migros Museum di Zurigo e già esposta a Vienna e New York.

Otto amici, otto stanze e un’unica malinconica melodia per celebrare la fine di un amore e la persistenza dei sentimenti. Entrando nello Shed, lo spazio di 1400 metri quadrati collocato prima dei Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer che l’Hangar dedica agli artisti più giovani, il visitatore viene avvolto da nove grandi video in scala 1:1: otto musicisti, ognuno in una camera diversa della stessa villa, la grande e fatiscente dimora ottocentesca di Rokeby Farm, nell’Upstate New York. Alle scene in interno si aggiunge una nona sequenza, ambientata nella veranda dell’edificio, dove i musicisti si riuniscono a parlare. Le nove tracce audio e video, girate separatamente, vengono proiettate contemporaneamente sui grandi schermi in un allestimento concepito ad hoc dall’artista e dai curatori che enfatizza gli elementi visivi e sonori dell’opera, mettendo il pubblico al centro di una performance corale continua. I musicisti non possono vedersi, ma, connessi dal suono, danno vita a una pièce di 64 minuti in cui ripetono la melodia di Feminine ways, canzone scritta da Kjartansson per musicare una poesia dell’ex-moglie che l’artista islandese ha composto proprio quando il suo matrimonio stava naufragando. Ad accompagnarlo, mentre suona la chitarra sdraiato nella vasca della sala da bagno, un gruppo di amici tra cui figurano alcuni dei protagonisti della scena musicale islandese, come le sorelle Kristín Anna e Gyða Valtýsdóttir, fondatrici dei Múm, e Kjartan Sveinsson, fino al 2012 tastierista o per meglio dire polistrumentista dei Sigur Rós. Il titolo dell’opera, The Visitors, è omaggio all’ultimo e omonimo  album degli ABBA del 1981: in entrambi si parla di divorzio, di isolamento e simile è anche la copertina che ritrae il gruppo in una vecchia casa abbandonata.

La musica e il contrasto tra dramma e ironia hanno un ruolo centrale in tutta la produzione artistica di Kjartansson. Ex componente della band Trabant e regista del videoclip di Ég Anda dei Sigur Rós, per la sua performance dal vivo Bliss, presentata a New York nel 2011, l’islandese ha messo in scena l’ultima aria de Le nozze di Figaro di Mozart per dodici ore consecutive, senza pause. Una prova per cui si è aggiudicato il Malcolm McLaren Award, un premio non a caso dedicato al creatore dei Sex Pistols. Nato a Reykjavík nel 1976, Kjartansson è cresciuto in una famiglia di artisti – la madre attrice, il padre regista e drammaturgo – e si è formato all’Iceland Academy of the Arts e alla Royal Academy di Stoccolma. In Italia ha partecipato alla Triennale di Torino nel 2008 e l’anno successivo è stato l’artista più giovane a rappresentare l’Islanda alla 53a Biennale di Venezia con The End. Chi visitava il suo studio allestito sul Canal Grande lo trovava a bere, a fumare e a ritrarre un suo amico in costume da bagno. Una performance in bilico tra realtà e finzione in cui Kjartansson interpretava un artista bohémien senza futuro, metafora dell’Islanda travolta dalla crisi finanziaria. È presente a questa edizione della Biennale con la sua S.S. Hangover: una piccola barca che fluttua tutti i giorni sulle acque della Darsena dell’Arsenale, trasportando sei musicisti in smoking che eseguono una composizione dell’amico Kjartan Sveinsson, l’ex Sigur Ros che lo accompagna al piano in The Visitors e in molte altre sue performance. L’installazione di Kjartansson, curata da Andrea Lissoni e Heike Munder del Migros Museum für Gegenwartskunst di Zurigo, sarà visibile all’HangarBicocca fino al 17 novembre 2013.

Clicca sull'immagine per ascoltare la Yogtrack #16
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The Visitors
Fondazione Hangar Bicocca
via Chiese 2, Milano
giovedì – domenica: 11.00 – 23.00
ingresso libero
hangarbicocca.com
 

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