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Luisa Valentini | Dopo la notte

Scade il 25 MAG 13

Uno dei padri dell’arte contemporanea, Piet Mondrian, disse: “Un pittore dipinge un albero non perché ha visto un albero, ma perché ha visto alberi dipinti da pittori”. Questo per spiegare che ogni immagine o oggetto prodotto dall’arte sviluppa una sua vita autonoma, legata esclusivamente al nuovo ambiente e non più a quello a cui apparteneva in origine. Diviene allora limitante parlare di Realismo o Naturalismo di fronte a opere che non sono astratte e che raffigurano elementi di realtà immediatamente riconoscibili. Un percorso analogo è quello che compie l’artista Luisa Valentini con le sue opere, geometrie perfette che ricalcano creazioni naturali, in buona parte ora esposte nelle sale della Nellimya: light art exhibition, una galleria d’arte situata nel cuore di Lugano e dedicata all’arte di luce. La mostra Despues de la noche | Dopo la notte di recente inaugurata rimarrà aperta al pubblico fino al 25 maggio e rappresenta una ottima occasione per godere di buona parte del percorso artistico dell’artista torinese. Tutte le opere presentate si accostano alla natura ma nel contempo trovano la loro indipendenza allontanandosene mediante la concreta realizzazione degli artifici con materiali propri unicamente della scultura contemporanea, dal ferro alle resine tutti utilizzati con una forte carica concettuale. Il risultato finale contrappone dunque la visione reale ad una realizzazione costituita da materiali più appropriati e più propri dell’artista ma estranei alla matericità dell’elemento rappresentato.

Luisa Valentini ha iniziato negli anni Ottanta a lavorare sugli elementi relazionati alla natura ed alle sue forme. Dopo aver completato i suoi studi all’Accademia Albertina, ha sviluppato un consistente corpus di ricerca e di lavoro che le ha dato la possibilità di creare le prime sculture relazionate a questo tema. Erano strutture e forme prese in prestito dalla natura e dai significati simbolici che diverse culture ad esse attribuivano e sancivano la loro relazione con la percezione umana. Il lavoro si è in seguito sviluppato in una costante osservazione di alberi, piante, fiori e nella realizzazione di una interpretazione letterale, preliminare alla successiva elaborazione in sculture. Le opere appaiono permeate di una capacità inusuale di trasmettere emozione mediante un impegno sulla scala giocando abilmente su elementi quali la fragilità il movimento e la carica erotica. Le sue sculture si relazionano apertamente con la geometria, la costruzione in natura, la mutazione, la morte e la rinascita nel regno vegetale e animale.

Le tecniche usate si legano ad un proposito di funzione-rappresentazione e possono cambiare anche in forma drammatica da una scultura all’altra, l’artista ha sperimentato nel corso degli anni i materiali più diversi: metallo, resina, plastica, acciaio inossidabile, gesso, pigmenti, legno, tessuto e altri. Nell’ultima fase della sua ricerca inserisce nuove tecnologie, tanto statiche come luce ed immagini digitali, quanto dinamiche come i video e realizza numerose performance attorno al valore ed alla sacralità della vita. Il disegno mantiene un ruolo fondamentale e a tal proposito Luisa racconta in una vecchia intervista come divenga per lei strumento principale di ideazione, tappa fondamentale del tradizionale percorso creativo: “Seguo la tradizione ma la abbandono subito, non appena inizio a calcare il terreno del mio animo. Il disegno mi accompagna costantemente. Schizzi come appunti. Disegni come analisi e verifica della forma. Nervosi e rapidi, i segni trattengono un gesto, senza avere la pretesa di ritagliare uno spazio in maniera definitiva.”

Un valore aggiunto è conservato in questa pratica di riproduzione del visuale che fa parte di una tradizione artistica legata alla collezione, alla classificazione e alla osservazione degli oggetti che in molti casi sfocia in un vero e proprio processo di studio. La ricerca di forme, modelli e volumi ha permesso di vedere alcune qualità segrete degli elementi presi in esame e la capacità di operare nello spazio ha fornito alla Valentini appiglio e linguaggio per introdurre il suo lavoro in un contesto di rappresentazione che virtualmente, seziona i prodotti di madre natura sotto i nostri occhi, offrendo nuove e insperate possibilità interpretative e associative.

Biografia: Luisa Valentini vive e lavora a Torino. Laureata in Germanistica sotto la guida di Claudio Magris all’Università degli Studi di Torino ed in Scultura all’Accademia Albertina di Torino attualmente insegna Plastica Ornamentale presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Negli anni realizza diverse opere scultoree per concorsi pubblici e committenze private; insieme agli architetti Rigamonti e Negozio Blu di Torino vince il V concorso di Progetti Pilota 2008/09 indetto dalla CEI per la progettazione di un complesso parrocchiale a Racalmuto. In omaggio a Joseph Beuys nel 2008 è invitata da Lucrezia Durini De Domizio a realizzare un Segnale un intervento plastico specifico – in rame ed acciaio inossidabile – nel parco della Fondazione Piantagione Paradise di Beuys a Bolognano in provincia di Pescara. Dal 2009 collabora con la Costa Crociere, per la quale ha installato la scultura Rosa Bianca e Rosa Nera a bordo della nave Costa Luminosa e la scultura Loto a bordo della nave Costa Deliziosa. Negli anni dal 2009 al 2011 è incaricata dal MASP di Lucca a tenere un seminario all’interno del Master dell’Università di Architettura di Pisa. Il suo lavoro è presente in collezioni private e pubbliche; tra esse si segnala la Fondazione della Banca del Lavoro, la Collezione della Farnesina a Roma, il MUSMA Museo d’Arte Moderna di Matera, il Museo della Fondazione Stauròs di S.Gabriele in provincia di Teramo ed il LandesMuseum di Linz in Austria. Numerose mostre personali e collettive in Italia, Europa, America, Cina e Corea. Partecipa alla Biennale Scultura Internazionale di Agliè (2008) curata da Luciano Caramel; alla XI Biennale D’arte Sacra Contemporanea (2004 e 2010) curata da Marisa Vescovo nel Museo della Fondazione Stauròs di S.Gabriele a Teramo; alla II Biennale Internazionale della Scultura (2002) curata da Victor de Circasia alla Mandria di Torino; al Periplo Biennale della Scultura Italiana (2000) curata da Castagnoli, D’Amico e Appella a Matera; alla III Biennale d’Arte Giovane Contemporanea (1995) curata da Somaini e Cerritelli a Sartirana Lomellina, Pavia. Lavora su committenza privata e pubblica per la realizzazione di opere, installazioni e spazi scultorei da vivere ed abitare, quali una stanza d’artista nell’albergo Alexander Museum di Pesaro ed alcune camere da letto e diversi altri interventi plastici per collezioni private. Tra essi, una grande cappa scultura nel porticato di una dimora nobiliare piemontese; un impianto scultoreo interattivo in vetroresina per la piscina di una villa a Beaulieau sur Mer in Francia; una grande armatura metallica appositamente progettata per lo scalone di Palazzo Bricherasio a Torino o il tappeto Speculum nel Salone degli Specchi del medesimo Palazzo, che riporta a pavimento le decorazioni a stucco del soffitto.

Luisa Valentini
Despues de la noche | Dopo la notte
Nellimya: light art exhibition
piazza Riforma 9, Lugano
www.nellimya-exhibition.ch

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Luce vera – spazio simulato

Scade il 18 GEN 13

Paolo Scirpa, Ludoscopio (Courtesy Galleria Allegra Ravizza)
Ludoscopio n. 34. Pozzo – espansione, 1977. (Courtesy Galleria Allegra Ravizza)

Negli oggetti tridimensionali Scirpa compone delle traslazioni di perimetri di forme visualizzati con luce al neon. In queste scatole nere l’ordine delle traslazioni di questi perimetri luminosi inizia subito dentro la scatola e si moltiplica fino all’infinito. Nasce così un effetto prospettico come un tunnel di cui non si vede la fine, fatto di tanti segmenti uguali a distanze uguali. Questa suggestiva prospettiva sveglia nell’osservatore sensazioni di varia natura con una prima percezione di cose note ma un finale ignoto. Una penetrazione nello spazio dove puoi partire seguendo le prime tracce ma poi ti perdi nel buio dove c’è assenza di gravità e di forme. Nessuno, finora, è andato in fondo a questi buchi per raccontarci che cosa ha visto.

Bruno Munari, 1980.

Spazio e luce sono da sempre i margini entro cui Paolo Scirpa conduce la sua ricerca artistica. Margini che, con il passare del tempo, l’hanno portato a creare quelli che lui stesso definisce “Ludoscopi”: iperspazi di luce in cui il limite tra reale e illusorio è abolito. A partire dagli anni Settanta queste opere, pensate per far percepire all’osservatore profondità fittizie, perdono la loro bidimensionalità e diventano tridimensionali: contenitori di varie forme (solitamente circolari o quadrati), le cui pareti vengono completamente ricoperte con specchi e dentro ai quali l’artista posiziona dei tubi di neon colorati, disponendoli o piegandoli secondo forme geometriche platoniche. In queto modo si creano affascinati inganni ottici che moltiplicano le luci in una serie di traslazioni e di incroci che superano lo spazio fisico dell’opera, simulando uno spazio concettualmente infinito.

Paolo Scirpa, Ludoscopi nn. 183, 184, 185. Raccordi di espansioni curve, 1987, legno, neon, specchi, cm 40 x 120 x 120 - x3
Ludoscopi nn. 183, 184, 185. Raccordi di espansioni curve, 1987 (Courtesy Galleria Allegra Ravizza)
Paolo Scirpa, Ludoscopio (Courtesy Galleria Allegra Ravizza)
Ludoscopio nn. 127, 128. Espansione-raccordo convergente o divergente,1988 (Courtesy Galleria Allegra Ravizza)

A cavallo tra minimalismo e arte cinetica, quello che a Scirpa interessa non è tanto la rappresentazione della luce reale, quanto pittosto la rappresentazione di quella ideale. Esaltandone l’aspetto spirituale e il lato contemplativo, la luce viene intesa come metafora dell’essere illuminati e caricata di una tensione spirituale permeata di trascendenza religiosa che arriva a sfiorare il misticismo. Una ricerca che affonda le sue radici nell’antica filosofia medioevale e protoumanistica, ma che per concretizzarsi è costretta ad utilizzare i mezzi messi a disposizione dalla realtà in cui l’artista si trova ad operare. I materiali usati da Scirpa, infatti, sono materiali di consumo o elettrici, tubi luminosi e specchi. Oggetti banali, con cui siamo quotidianamente a contatto ma che l’artista trasforma in un’occasione di riflessione ed indagine interiore.

Espansione, 1977 (Courtesy Galleria Allegra Ravizza)
Paolo Scirpa
Luce vera – spazio simulato

Galleria Allegra Ravizza
Via Gorani 8, Milano
Lunedi’ – Venerdi’ 11.30-19.00
sabato su appuntamento
ingresso libero
http://www.allegraravizza.com
http://www.paoloscirpa.it

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