Sol LeWitt, Between the lines

Nel decennale della scomparsa di Sol LeWitt (Hartford, 1928 – New York, 2007), la Fondazione Carriero è lieta di presentare Sol LeWitt. Between the Lines, una mostra a cura di Francesco Stocchi e Rem Koolhaas organizzata in stretta collaborazione con l’Estate of Sol LeWitt.
La mostra intende offrire un punto di vista nuovo sulla pratica dell’artista statunitense, esplorandone i confini – nel rispetto di quelle norme e di quei principi alla base del suo pensiero – e isolando i momenti fondanti del suo metodo di indagine e dei processi che ne derivano.
Attraverso un nutrito corpus di opere che ripercorrono l’intero arco della sua carriera – da 7 celeberrimi Wall Drawings alle sculture come Complex Form #34 e Inverted Spriraling Tower, fino alla serie fotografica Autobiography – e partendo dalla peculiarità degli spazi della Fondazione, il progetto espositivo esplora la relazione del lavoro di LeWitt con l’architettura.

Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione CarrieroWall Drawing #51: All architectural points connected by straight lines, Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione Carriero

Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione CarrieroWall Drawing #51: All architectural points connected by straight lines, Sol LeWitt. Between the Lines, Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione Carriero

La mostra si basa su una chiave di lettura forte e innovativa, tesa innanzitutto a riformulare l’idea che sia l’opera a doversi adattare all’architettura, fino ad arrivare a sovvertire il concetto stesso di site-specific.
Con la collaborazione dell’architetto Rem Koolhaas – per la prima volta nella veste di curatore – in dialogo con il curatore Francesco Stocchi, Between the Lines affronta ampi aspetti dell’opera di LeWitt, con l’obiettivo ambizioso di superare quella frattura che tradizionalmente separa l’architettura dalla storia dell’arte e che caratterizza l’intera pratica dell’artista, rivolta più al processo che al prodotto finale e scevra di qualsiasi giudizio estetico o idealista.

Nel 1967 LeWitt pubblica sulla rivista “Artforum” il testo Paragraphs on Conceptual Art – considerato tutt’oggi fondamentale per la comprenione dell’arte concettuale – che sancisce il primato dell’idea sull’esecuzione, attribuendo così maggior rilievo al concetto e al processo rispetto all’oggetto.

Nel testo LeWitt conia il termine “concettuale”, aprendo la strada a un’idea di arte e a un modo di lavorare che sarà rilevante per le successive generazioni di artisti. Il compito divene dunque quello di formulare un progetto, l’esecuzione dell’opera invece può essere affidata a chiunque, purché si rispettino le istruzioni prestabilite. Il credere nell’artista come generatore di idee ha aggiunto una nuova dimensione al suo ruolo, avvicinandolo alla figura di un architetto che crea il progetto per un edificio e poi delega la produzione effettiva ad altri.
Tuttavia, il teorema che LeWitt professava compie un passo in più, è più ampio: è quel certo, misurato, grado di casualità determinato dall’individualità dell’esecutore ad aprire l’opera al pathos della creazione artistica, al senso determinato dalla coerenza interna del sistema linguistico, e dunque dal metodo e non dall’esito di per sé. Un muoversi liberi all’interno di regole. Quando ad esempio, in memoria dell’amica Eva Hesse, l’artista introduce nei suoi Wall Drawings “le linee non dritte”, si abbandona alla comprensione (e all’interpretazione) dell’esecutore, rafforzando ulteriormente il disinteresse per ogni forma di estetica a favore dell’attenzione per la regola, rendendo così le sue opere capaci di rinnovarsi ogni volta.

Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione CarrieroWall Drawing #1104: All combinations of lines in four directions. Lines do not have to be drawn straight (with a ruler), Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione Carriero

Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione CarrieroWall Drawing #1104: All combinations of lines in four directions. Lines do not have to be drawn straight (with a ruler), Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione Carriero

È a questo punto che si inserisce il ruolo dell’architettura (e dell’architetto) nella valutazione dell’opera di LeWitt, non solo per l’affinità nella progettualità delle idee, ma per la capacità che entrambi hanno di rimodellare lo spazio. Le opere di Sol LeWitt non possono essere considerate sculture, né opere pittoriche e neanche strutture architettoniche, si tratta piuttosto di Structures forme inserite nello spazio, a metà tra la bidimensionalità e la tridimensionalità.
La loro regolarità geometrica le rende “basi” perfette per i suoi disegni a parete, moltiplicabili, trasformabili in pattern e replicabili in un numero infinito di forme bianche, nere, o colorate, solide o aperte. Sono forme che rivelano il loro attaccamento all’immagine piatta ma al tempo stesso sfidano la gravità, innescando una riflessione che unisce dipinti a parete e sculture, creando una porta d’accesso tra “dimensionalità” e “costruzione”. Molte di queste forme sono incuranti dell’ambiente e delle sue caratteristiche, attraversano porte e pareti in continuità con l’architettura senza essere condizionate dalla specificità del luogo in cui si sviluppano, ripercorrendo in questo modo l’intera storia della pittura murale. L’opera si permea di quel luogo ma non è necessariamente pensata per esso e in questo modo rivela un nuovo spazio metafisico fatto non di linee, cubi o altre forme geometriche, bensì dell’idea di quelle stesse linee, cubi o forme.

Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione CarrieroAutobiography, Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione Carriero

Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione CarrieroWall Drawing #263, Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione Carriero

Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione CarrieroWall Drawing #1267: Scribbles, Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione Carriero

Sol LeWitt nasce ad Hartford, in Connecticut, nel 1928. Completa gli studi artistici alla Syracuse University nel 1949 e nel 1953 si trasferisce a New York, dove frequenta i corsi della Scuola per illustratori. Lavora nello studio dell’architetto I. M. Pei e, nei primi anni sessanta, si mantiene lavorando alla reception notturna del Museum of Modern Art, dove incontra il futuro critico Lucy Lippard e gli artisti Dan Flavin, Robert Mangold, and Robert Ryman. Nei primi anni sessanta LeWitt si dedica a dipinti e rilievi prima di passare alle opere tridimensionale basati sulla figura del cubo di metà decennio, per le quali usa formati accuratamente misurati, come griglie o moduli, sviluppando in maniera sistematica delle variazioni. Le sue metodologie si basano sulla matematica e sono definite dal linguaggio, oppure sono create attraverso processi casuali. Anche per i lavori su carta adotta approcci analoghi. Ispirato dalle sequenze fotografiche di Eadweard Muybridge di animale e persone in movimento, Le Witt incorpora nelle proprie opere l’elemento seriale a indicare il trascorrere del tempo o una narrazione. La sua prima mostra è organizzata alla John Daniels Gallery di New York nel 1965. Nella seconda metà degli anni sessanta le sue opere sono esposte in collettive con artisti che diverranno presto noti come minimalisti. LeWitt è anche considerato come uno dei padri fondatori dell’arte Concettuale. Nel 1968 inizia i disegni murali. In scultura, in Variations of Incomplete Open Cubes (1974), mappa tutte le possibili variazioni di un cubo con una o più facce mancanti. A partire dal 1966 il suo interesse per la serialità lo porta a realizzare dei libri d’artista. Nel 1980 lascia New York per la tranquilla città di Spoleto. A metà decennio inizia a creare le sue sculture con blocchi accumulati con cui genera variazioni sulla base di formulazioni che si autoimpone. I suoi disegni murali degli anni ottanta incorporano forme geometriche e stelle e aree dipinte a inchiostro. Nel 1988 il murale che presenta Biennale di Venezia occupa tutto il Padiglione Italia. Nel 1996 inizia a usare la pittura acrilica. Tra le maggiori retrospettive, poi esposte in altre sedi, si ricordano quella organizzata dal Museum of Modern Art in New York (1978) e dal San Francisco Museum of Modern Art (2000). LeWitt ritorna negli Stati Uniti a fine anni ottanta e muore a New York nel 2007.

Sol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione CarrieroSol LeWitt. Between the Lines, Fondazione Carriero. Foto di Agostino-Osio. © Fondazione Carriero

SCADE IL 23 GIU 18
Sol Lewitt. Between the Lines

a cura di Francesco Stocchi e Rem Koolhaas
Fondazione Carriero
via Cino del Duca 4, Milano
lunedì – venerdì: 11.00 – 18.00
su appuntamento sabato: 11.00 – 18.00
ingresso libero
fondazionecarriero.org

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