Sconfinamenti

Trovare dei collegamenti tra la ricerca artistica di Lucio Fontana e quella di Anish Kapoor non è così difficile come può sembrare, tant’è che l’idea di far dialogare le loro opere sembra così ovviamente geniale da chiedersi il perchè non ci si sia pensato prima. Per fortuna a placare questa curiosità interviene il Museo Pecci di Milano che, per un mese, mette a confronto in un intenso faccia a faccia due opere dei grandi maestri: Here and there di Kapoor e Concetto Spaziale di Fontana.


In entrambi i casi le pratiche pittoriche e scultoree sono guidate da due elementi base: l’esperienza spaziale, fisica e cognitiva dell’opera d’arte, e il suo possibile sconfinamento in un mondo altro, spirituale e onirico. Se Fontana arriva a questo stadio attraverso la durezza del gesto che squarcia la tela aprendo letteralmente un varco nella corporeità della materia, Kapoor vi arriva  mentalmente attraverso un sentire contemplativo e interiore alla forma stessa che crea “uno pazio potenziale… attratto verso sensazioni di precipitare, di esser spinto verso l’interno, di perder il senso di se stessi”.

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Anish Kapoor, Here and There, 1987 (courtesy Museo Pecci)
  • ANISH KAPOOR _ Here and There,  1987.
    Già esposta nel 1988 in occasione di Europa Oggi (colletiva di inaugurazione del Centro Pecci di Prato), l’opera ricavata dalla pietra arenaria risulta essere formata da due nuclei: un masso squadrato e inciso, ricoperto al suo interno da uno strato di puro pigmento blu, e un cumulo di forme stondate come bozzoli o otri primitivi.
    Ricordando nella forma un’architettura ancestrale, simile a un altare o un santuario, come il titolo suggerisce la scultura riunisce al suo interno la pienezza fisica delle forme terrene organiche e artificiali, e l’altrove onirico e sublime dello spirito: la durezza della pietra e la leggerezza del pigmento contenuto nella cavità interiore che, abbandonando la corporeità della materia,  lascia spazio al vuoto e all’assenza.
Lucio Fontana, (courtesy Museo Pecci)
Lucio Fontana, Concetto spaziale, 1962 (courtesy Museo Pecci)
  • LUCIO FONTANA _ Concetto spaziale, 1962.
    Con la sua densa superficie a olio di colore rosa, su cui campeggiano incisioni concentriche – che richiamano le Nature realizzate in terracotta tra il 1959-1960 – ciò che subito colpisce è il piccolo, ma profondo, taglio collocato nel centro della tela.

    Non è uno dei soliti tagli perfetti tipici della serie delle Attese, ma è un taglio slabbrato che attira un profondità fisica e corporea, lontana dalla sospensione metafisica a cui si è solitamente abituati. Quel pezzo di tela riversa ancora l’osservatore nel qui ed ora, nella pura carnalità compiendo “un atto di violenta appropriazione nella tersa materia del campo pittorico, configurata in una sorta di rapporto sensuale”, così come sosteneva Enrico Crispolti nel 1999.
ANISH KAPOOR | LUCIO FONTANA
SCONFINAMENTI

Museo Pecci
Ripa di Porta Ticinese 113, Milano
Ingresso gratuito
http://www.centropecci.it/

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