S. Antonio Abate

La chiesa di S. Antonio Abate sorge a pochi passi dall’Università Statale di Milano ed è sicuramente una delle più belle testimonianze del barocco lombardo. La sua costruzione risale, in realtà, alla prima metà del Trecento ad opera degli Antoniani, un ordine monastico ospedaliero sorto in Francia tre secoli prima con l’intento di curare il fuoco di S. Antonio e altre malattie.

veduta dell’interno (foto Miriam Sironi)

Interno (foto Miriam Sironi)

Quando Francesco Sforza decide di riunire tutti gli ospedali nella così detta Ca’ Granda (quella che oggi è l’Università Statale), l’intero complesso ecclesiastico perde la sua funzione e viene dato come commenda alla famiglia dei Trivulzio che lo conserva fino alla metà del Cinquecento. Il periodo di massima fioritura risale, però, al Seicento grazie alla spinta data dai dettami imposti dal Borromeo a seguito della Controriforma. È proprio in questo periodo, infatti, che anche in ambito artistico vengono stabilite delle regole ferree a cui ogni artista doveva attenersi nella realizzazione delle proprie opere: ogni dipinto, scultura o elemento decorativo doveva ispirare nel fedele devozione ed emulazione verso le nobili imprese compiute da Santi e martiri.

Numerosi sono i trattati che vengono scritti per mettere nero su bianco direttive e limiti entro cui ogni artista deve stare nel rappresentare temi religiosi. Decoro e pudore sono le parole chiave di questo periodo per mostrare al popolo, con chiarezza e verità, quanto riportato nelle sacre scritture:

“Nel vivere umano si ricerca e piace soprattutto agli occhi degli spettatori ciò che si chiama il decoro; quello splendore cioè o quella luce o fiore che risulta da ogni movenza e da ogni gesto, luce e fiore di cui l’animo si allieta. E quella gioiosità e quel piacere, siccome è insito in tutte le opere che si compiono con venustà e grazia, così l’arte lo trasfonde nelle immagini che coi colori o nel marmo riproducano quelle azioni umane. E la gioiosità di queste arti in nulla differisce da quella naturale e viva, se non in ciò, che le loro opere non hanno via né loquela né movimento alcuno; e sono come rinchiuse in simulacri annebbiati e in colori morti”.

Dettaglio altare laterale (foto Miriam Sironi)

In questo periodo S. Antonio Abate viene data in gestione  all’ordine dei Chierici regolari Teatini che incaricarono uno degli architetti della Ca’ Granda, Dionigi Campazzo, di sistemare l’intero complesso seguendo i dettami controriformistici: un impianto architettonico semplice e severo, costituito da una navata centrale voltata a botte, fiancheggiata da tre cappelle per lato.
Di tutt’altro carattere, invece, si mostra la sfarzosa decorazione interna eseguita tra il 1548 e il 1632 dai maggiori esponenti della pittura seicentesca milanese: il Procaccini, il Cerano e  i Carracci e i fratelli Carlone cui si deve le spettacolare soffitto frescato con Le storie della Croce.

veduta del soffito (foto Miriam Sironi)

Fratelli Carlone, Storie della Croce (foto Miriam Sironi)

Procaccini, Madonna con il Bambino (foto Miriam Sironi)


S. Antonio Abate
via S. Antonio, 5
Milano

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