Nanda Vigo – Private collection

Compagna di Piero Manzoni e assistente di Lucio Fontana, Nanda Vigo rappresenta una figura forte e indipendente, che è stata in grado di farsi strada tra i grandi degli anni Sessanta. Una figura chiave anche per la definizione di Artedesign, ambito elettivo della ricerca dell’artista e designer, che ha fatto della luce al neon e della combinazione tra progettazione d’interni e opere d’arte la sua cifra stilistica.

La mostra Nanda Vigo – Private Collection, organizzata in seguito alla donazione della collezione privata di Nanda Vigo al Museo San Fedele, propone un excursus nell’arte milanese degli anni Sessanta e Settanta, attraverso le opere omaggiate o scambiate tra amici e colleghi dalla Vigo. Uno spaccato prezioso per assaporare le ricerche artistiche degli anni Sessanta a Milano, con opere di Vincenzo Agnetti, Armando, Hisiao Chin, Christo, Dadamaino, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Otto Piene, Gio Ponti, Mario Schifano, Nanda Vigo, Andy Warhol, per citarne solo alcuni.

Andy Warhol, Marilyn

L’allestimento ripropone gli affollamenti e l’atmosfera creativa che si respirava nella casa studio di Nanda Vigo e che ben rifletteva quello spirito fresco ed inventivo che aveva caratterizzato le ricerche artistiche e le influenze nell’ambiente artistico degli anni Sessanta Settanta.

Nella collezione è particolarmente significativo il nucleo delle opere di Piero Manzoni, che riflette il particolare legame e il sodalizio affettivo e artistico con la Vigo, che va dagli encausti nucleari e dai catrami del primo periodo, fino ai celebri Achrome, in cui l’artista sperimenta l’uso di “materiali acromatici”, come le tele imbevute di caolino, il cotone, le pressure su carta, il polistirolo, il cloruro di cobalto e la lana di vetro. La ricerca di Manzoni si spinge verso lo studio delle capacità e della definizione stessa di artista, che va a toccare in alcuni casi anche il mondo dell’arte e la sua dissacrazione, come accade per Corpo d’aria, Uovo con impronta, Pacco, le Linee e le celebri “scatolette” , di cui il San Fedele espone la numero uno. Nanda Vigo a proposito delle scatolette racconta in modo cristallino e sincero la genesi dell’idea: ” Era un periodo in cui il collezionismo comprava solo cagate, e il Piero disse: ci cago sopra. Punto e basta. Era tautologico, e comunque un concetto”. 

Piero Manzoni, bolli per autenticazione

Altre opere esposte ripercorrono le ricerche del Gruppo Zero, a cui Nanda Vigo era vicina per sintonia di pensiero e di indagine. Il gruppo coinvolgeva una rete di personalità tra Germania, Francia, Italia e Olanda, di cui al Museo San Fedele sono testimonianza le opere di Otto Piene, Heinz Mack e Guenther Uecker.

Otto Piene, Fire flower for Nanda

Il Gruppo Zero nasce nel 1957 con una mostra organizzata presso lo studio di Mack, per poi affermarsi a livello internazionale con la mostra del 1959 Motion in Vision – Vision in Motion, a cui parteciparono Jean Tinguely e Daniel Spoerri. Partendo dall’ispirazione delle ricerche di  Victor Vasarely, Marcel Duchamp e Lucio Fontana, a cui venne riconosciuta la paternità ideale delle ricerche del Gruppo Zero, Yves Klein e Piero Manzoni, allargarono il campo delle loro indagini oltre ai monocromi, allo studio del colore, delle vibrazioni, della luce e del movimento. Si può comprendere bene come Nanda Vigo si sentisse parte del gruppo e fosse particolarmente ispirata da questo filone di ricerche. Nanda Vigo racconta nella sua biografia gli entusiasmi per il gruppo Zero “Comunque, evviva Zero: era ed è il mio credo”.

Museo San Fedele. Itinerari di Arte e Fede
piazza San Fedele, Milano
Orari di apertura: sabato, ore 10-18; domenica, ore 14-18.

Biglietto d’ingresso: 5 €

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