Museo d’arte Paolo Pini

Affori. Periferia nord di Milano. Come tutte le grandi istituzioni l‘ex ospedale psichiatrico Paolo Pini si trova ai margini della città. Abbandonato a sè stesso a seguito dell’attuazione della legge Basaglia, la sua riqualificazione inizia nel 1993 e si completa nel 1995 con l’inaugurazione del MAPP (Museo d’Arte Paolo Pini) sotenuta da importanti artisti italiani e stranieri.

Martin Disler, padiglione 7 (Photo © Miriam Sironi)
Martin Disler, padiglione 7 (Photo © Miriam Sironi)

Sobborgo industriale fino al 1923, Affori è ormai parte integrante del tessuto urbanistico milanese. Prima di allora questa zona pressochè disabitata, venne da subito ritenuta il posto migliore per edificare una struttura contenitiva per i così detti “pazzi”: un luogo in cui i pazienti venivano internati e tenuti divisi dai così detti “normali” per non intaccare la prioritaria salvaguardia di questi ultimi.

“Debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale, quando siano pericolose a sè e agli altri o riescano di pubblico scandalo e non siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorchè dai manicomi”
– Art.1 Legge 1904 sulle Disposizioni sui maniconi e alienati –

Dopo l’entrata in vigore nel 1978 della Legge Basaglia, che stabiliva la chiusura dei manicomi, inizia la lenta smobilitazione delle strutture fino ad allora attive sul territorio italiano. Tra queste, ovviamente, rientra il Paolo Pini che, a seguito del ridotto carico di degenti, inizia ad utilizzare i suoi ampi spazi ad usi diversi; fin dai primi anni Ottanta i ricoverati iniziano ad uscire, prima dietro presentazione in portineria di un permesso scritto, poi dietro semplice avviso e, infine, liberamente.

Enrico Baj e Stefano Bini, dettaglio padiglione 1 (Photo © Miriam Sironi)
Enrico Baj e Stefano Bini, dettaglio padiglione 1 (Photo © Miriam Sironi)
Enrico Baj, Padiglione (photo © Stefano Barattini)
Enrico Baj, Padiglione 1 (photo © Stefano Barattini)

Nel gennaio del 1984, fra il generale consenso degli abitanti della zona, tutti i servizi della ASL (l’allora USSL) vengono trasferiti nella padiglione 1 del Paolo Pini, segnando così l’inizio della trasformazione e del recupero dell’ex manicomio provinciale.
Nell’ottobre del 1986 la Regione Lombardia approva il programma di riconversione della struttura per rendere il Paolo Pini una cittadella psichiatrica aperta. Chiuso dal punto di vista amministrativo dal 31 dicembre 1998, l’istituto non lo è tuttavia sul piano assistenziale: un folto gruppo di operatori, con specifici finanziamenti, continua tutt’oggi ad occuparsi degli ospiti nelle loro diverse collocazioni sul territorio.

Photo © Miriam Sironi
Dettaglio Padiglione 7 (Photo © Miriam Sironi)

A partire dai primi anni Novanta, all’interno dei padiglioni dismessi iniziano ad insediarsi le prime botteghe d’arte: le stanze, prima deputate ad ospitare i degenti, divengono ora luoghi di libertà creativa dove gli stessi pazienti possono esprimersi liberamente grazie al sostegno di docenti dell’accademia di Brera e artisti professionisti.
Baj, Tadini, Deodato, Spadari, Antolini e Pizzi sono i primi ad accogliere di buon proposito l’iniziativa, proponendo di anno in anno progetti da realizzare con l’aiuto dei pazienti e degli operatori che li seguono. Muri che prima separavano diventano ora varchi che permettono di favorire un’integrazione sociale, rompendo l’isolamento e il pregiudizio che la gente ha nei confronti degli ex manicomi.
A partire dal maggio del 1995 il Paolo Pini viene ufficialmente trasformato in un museo di arte contemporanea, con centinaia di opere disseminate non solo sui muri dei padiglioni, ma anche al loro interno.

Qui trovi la mappa ai padiglioni e alle opere presenti.

Ogni anno la struttura si arrichisce di nuove opere e di nuove attività: iniziative di arte, musica e teatro prendono vita all’interno del centro di arteterapia Botteghe d’Arte (ospitato nel padiglione 7) dove operano arteterapeuti e artisti in equipe con psicologi, psichiatri e altri operatori. Fortmente convinti dell’utilizzo dell’arte come strumento di cura, affiancato ai tradizionali metodi psichiatrici, nel 2012 all’interno del Paolo Pini apre la Scuola di Arteterapia per formare nuovi arteterapeuti. I lavori prodotti dai pazienti vengono da anni presentati in mostre e fiere d’arte, così come le loro rappresentazioni teatrali vengono messe in scena in importanti teatri italiani.

Paolo Canevari, dettaglio padiglione 5 (Photo © Miriam Sironi)
Paolo Canevari, dettaglio padiglione 5 (Photo © Miriam Sironi)

Museo d’arte Paolo Pini
via Ippocrate 45,
Milano

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