Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone

Ai piedi del Resegone Carlo Invernizzi dà vita al Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone insieme alla moglie Angela, ai figli e a un gruppo di amici. In questo progetto, tuttora in divenire, vengono nel tempo coinvolti artisti internazionali tra cui Nicola Carrino, Francesco Candeloro, Ulrich Rückriem, Mauro Staccioli, Niele Toroni, David Tremlett, Michel Verjux, Alan Charlton, Riccardo De Marchi, Lesley Foxcroft, Günter Umberg, Elisabeth Vary e François Morellet che hanno con gli altri disseminato più di trenta interventi nella natura.
L’idea di creare il museo è nata a metà degli anni Ottanta con l’intento di fissare un punto di riferimento culturale attento alla necessità di salvaguardia e di rispetto dell’ambiente naturale in un territorio in forte trasformazione. Motore del progetto è stata l’Associazione culturale Amici di Morterone.
Il progetto è stato raccontato nella mostra Morterone: una soglia poetica. Natura Arte Poesia, allestita al Palazzo delle Paure di Lecco nell’autunno del 2014. Ne scrive la curatrice Francesca Pola:

“L’autentico significato di questo progetto è solo in parte assimilabile alla ormai diffusa realtà dei cosiddetti parchi di scultura, che negli ultimi decenni sono sorti in tutto il mondo: l’esperienza di Morterone, di cui questa mostra costituisce un momento altamente indicativo, si pone in realtà un obiettivo completamente diverso, perché vuole affermare la possibilità e la volontà di una crescita armonica di uomo e ambiente. Gli interventi che decine di artisti hanno qui realizzato, rappresentativi di un’eccellenza creativa italiana e internazionale, si pongono come ipotesi e possibilità concrete di un fare dell’uomo che non sia prevaricatore o estraneo rispetto alla natura, più o meno antropizzata, ma in un dialogo con essa in grado di fornire inedite e significative direttrici interpretative a tutti coloro che la abitano e percorrono.”

Igino Legnaghi, Porta, 1989. Foto di Alessia Ballabio

Lo scenario si apre idealmente, sulla strada verso il paese, con una Porta opera di Igino Legnaghi realizzata nel 1989. Le forme, pur essendo essenziali, instaurano un’interessante insieme di relazioni nell’alternanza di pieni e vuoti nella struttura e con lo spazio circostante. La scultura appare come un’entità dinamica, dai contorni irregolari e dalla stabilità effimera, come se le diverse parti in ferro fossero state semplicemente accostate le une alle altre e non, invece, accuratamente saldate per perdurare nel tempo. In questo modo si crea un sottile gioco di percezioni e intendimenti, che restano continuamente in bilico tra apparenza e realtà. La sensazione di spaesamento viene accentuata, inoltre, dalla presenza di una lamina disposta in obliquo, una sorta di sbarramento, all’interno dello spazio della soglia, che dovrebbe essere per definizione aperto.

Mauro Staccioli, Forme perdute, 2012-13. Foto di Alessia Ballabio

Mauro Staccioli ha installato in Località Bosco tre lavori di grandi dimensioni di forma conica: Forme perdute realizzate tra il 2012 e il 2013. Come per i Tondi situati in Località Prà de l’ort, anche in questo caso non si tratta di sculture autonome e indipendenti che si ergono con una fisicità massiccia e totalizzante nello spazio, quanto piuttosto di corpi, entità plastiche, che vivono di un continuo dialogo con lo spazio naturale circostante. Tra le opere e il luogo di ubicazione si crea un’autentica e profonda aggregazione che dischiude nuove possibilità di riflessione per l’osservatore. Le installazioni di Staccioli hanno sempre un legame specifico con il luogo ospite, che non è mai mero spazio di destinazione.

David Tremlett, Disegno per le montagne, 2010. Foto di Alessia Ballabio

Il wall drawing Disegno per le montagne realizzato nel 2010 dall’artista inglese David Tremlett sulla volta del porticato antistante l’ingresso della chiesa, cerca una delicata connessione di equilibri tra le forme geometriche che lo compongono e lo spazio architettonico che lo ospita. Utilizzando i pigmenti labili e impalpabili dei pastelli, David Tremlett crea da diversi decenni disegni collocando i propri interventi su svariate superfici all’interno e all’esterno di musei, abitazioni private, spazi pubblici, edifici sacri e rovine, realizzando creazioni artistiche che vanno a formare entità nuove e singolari, insieme al contesto spaziale originario.

Carlo Ciussi, Senza Titolo, 1985. Foto di Alessia Ballabio

Carlo Ciussi, Senza Titolo, 2010. Foto di Alessia Ballabio

Carlo Ciussi realizza molte opere per il museo, impossibile non notare ad esempio le quattro sculture situate in Località Morterone Centro che appartengono a momenti differenti della ricerca artistica di Ciussi e appaiono ben caratterizzate e distinte le une dalle altre. Tuttavia, nel proprio motivo d’origine, nel tentativo di instaurare un dialogo con le radici di una spazialità mai statica, esse trovano un forte legame che le accomuna.
All’interno delle strutture dei quattro Senza titolo (1985/2010) i diversi piani spaziali si sovrappongono, si intrecciano e si giustappongono senza perdere mai le proprie proporzioni reciproche, modulatamente ritmate. Le forme minime, i cubi, i quadrati, i triangoli e le linee si moltiplicano in bilico nello spazio, mosse da una costante tensione che le spinge oltre se stesse, oltre i limiti fisici della materia.

Gianni Colombo, Architettura cacogoniometrica, 1988. Foto di Alessia Ballabio

Architettura cacogoniometrica (1988) situata nel centro di Morterone, è circondata dalle abitazioni e dagli edifici del paese ed è stata specificatamente progettata da Gianni Colombo in relazione a due costruzioni preesistenti delle quali utilizza parte delle strutture, seppur nel pieno rispetto della loro identità originaria, come elementi interni e stimolatori di determinazione e ridefinizione ambientale e come contributi alla trasformazione e all’alterazione dell’idea spaziale dell’arte. Le nove colonne in PVC sono posizionate in modo da non essere parallele tra loro. Esse formano in relazione al suolo angoli retti, acuti o ottusi, facendo vacillare il senso dell’equilibrio dello spettatore e alterandone continuativamente la percezione dell’area circostante. L’opera si erge tra i fabbricati originari mostrandosi come un insieme composito di elementi di transito e di sbilanciamento e attiva una nuova sensibilità ambientale, stimolando in chi osserva sensazioni di equilibrata disarmonia, misurata dissonanza, ponderata instabilità e ricercata distorsione prospettica. Lo spazio è percorso da continui mutamenti di direzioni e successioni di equilibri, che si toccano e si perdono nel campo attivo del vuoto e dell’immaginazione stimolata e vivificata.

Pino Pinelli e Niele Toroni. Cortesy Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone

Bruno Querci, Formaspazio, 2006. Cortesy Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone

Uno degli edifici situati nel centro del paese accoglie sulle sue facciate opere di tre diversi autori: Bruno Querci con Formaspazio (2006), Pino Pinelli con Pittura R (1997-98) e Niele Toroni con Impronte di pennello n. 50 a intervalli di 30 cm. Clessidra (2010).
I quattro elementi rettangolari in alluminio che costituiscono l’opera realizzata da Bruno Querci si affacciano sulla parete esterna di un’abitazione come altrettante finestre, unità in dialogo tra loro ed allo stesso tempo in relazione con lo spazio circostante. Sul lato adiacente della casa l’opera di Pinelli è invece è composta da quattro elementi circolari in ceramica semirefrattaria smaltata di colore rosso che, disponendosi lungo una direttrice obliqua, occupano la parte superiore della parete esterna di un’abitazione. Poco più sotto trova spazio la Clessidra di Toroni che rispecchia una metodologia di lavoro consolidata e reiterata durante i decenni.

Francesco Candeloro, Ricostruzione!?, 2010. Foto di Alessia Ballabio

Un altro esempio che rende l’idea della varietà creativa del Museo è l’opera di Francesco Candeloro, Ricostruzione!? (2010) realizzata in plexiglas e composta da più elementi di diversi colori che vanno ad integrarsi con alcune rovine in pietra ricreate con materiale già esistente. Il cromatismo deciso delle lastre che costituiscono l’opera viene accentuato e sottolineato dall’intensa luce naturale che proietta le ombre colorate di rosso, viola, blu e giallo sul verde intenso del prato montano. Dall’altro lato della strada troviamo invece – in un aereo dialogo – i Tondi realizzati da Mauro Staccioli nel 2010.

Mauro Staccioli, Tondi – Morterone, 2010. Foto di Alessia Ballabio

Infine, se si ha la fortuna di riuscire a trattenersi fino sera (non è stato il nostro caso) si ha modo di vedere anche due opere di light art! Nocturne di Michel Verjux, realizzata nel 2012, si compone di una mezza luna di luce che l’artista ha scelto di proiettare sulla facciata di un’abitazione in Località Prà de l’ort, situata sul limitare della piccola piana che si affaccia dall’alto sulla vallata e domina il paesaggio sottostante. E poi François Morellet con la sua La porte s’envole (2012) un’opera al neon blu composta da due elementi posizionati sulla porta di una casa, sempre in Località Prà de l’ort. La struttura non delimita pedissequamente il perimetro dell’ingresso ma lo decentra, spostando la sagoma rettangolare in una posizione obliqua e rialzata come per descriverne un movimento verso l’alto. Un’ideale conclusione di questo percorso artistico che ci riporta alla memoria la prima porta, decentrata e spaesante di Igino Legnaghi.

Se vi siete appassionati a queste realizzazioni potete scoprire di più nella giuda al Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone a questo link, dove troverete anche un’utilissima mappa di tutte le realizzazioni.

 

 

 

Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone
Comune di Morterone (Lecco)
Pagina facebook