Mostre a Milano: il meglio di settembre

Abbiamo raccolto qui tutte le più belle mostre che potete vedere a Milano nel mese di settembre. Il post è in costante aggiornamento, stay tuned!


Jonathan Monk – F.I.N.G.E.R.S

Mostre di settembre a Milano consigliate da YOG! Jonathan Monk, F.I.N.G.E.R.S., I, II, III, 2015, marmo di Carrara, courtesy Loom Gallery

Mentre viviamo una nuova era di iconoclastia, dove i monumenti ai generali nel Sud degli Stati Uniti e le statue che celebrano personaggi schiavisti nelle città inglesi vengono vandalizzati e infine rimossi sulla scia del movimento Black Lives Matter, arrivano le F. I. N. G. E. R. S. di Jonathan Monk alla Loom Gallery di Milano.
F. I. N. G. E. R. S. immagina con ironia e ricrea in scala le tre dita assenti di L.O. V.E., la provocatoria scultura di Maurizio Cattelan, acronimo in italiano per “libertà, odio, vendetta ed eternità”, installata fuori dalla Borsa di Milano nel 2010. Lo scandalo dell’opera di Cattelan è dato dal fatto che, oltre a fare letteralmente il dito medio, se tutte le sue dita mozzate e il pollice venissero ricostituiti, formerebbero la mano alzata del saluto fascista.
Anche a Monk, come a Cattelan, piace il cliché della scultura rovinata dal passare del tempo, ereditato dalla tradizione dell’arte classica occidentale, Monk all’inizio aveva scherzosamente intitolato ciascuna delle tre dita distese orizzontalmente sul terreno object trouvé, come se davvero un tempo fossero state parte della mano di L.O.V.E. Tuttavia, esponendo F. I. N. G. E. R. S. oggi, Monk chiede anche implicitamente di considerare il contesto della scultura, riattivando cosi la provocazione di Cattelan.

22 settembre – 30 ottobre 2020
Loom Gallery


Ragnar Kjartansson, The Sky in a Room

Ragnar Kjartansoon, The sky in a room, courtesy Fontazione Nicola Trussardi.

Da anni sosteniamo che la Fondazione Trussardi non sbaglia un colpo e, ancora una volta, la performance The sky in a room di Kjartansoon ci da ragione.
Il progetto, pensato per la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto di Milano, è stato concepito in seguito al difficile periodo di quarantena che ha segnato la vita pubblica e privata di milioni di italiani, in particolare dei cittadini della Lombardia. Ogni giorno cantanti professionisti si alterneranno, uno alla volta, all’organo della Chiesa di San Carlo al Lazzaretto – detta anche San Carlino – per eseguire un etereo arrangiamento della celebre canzone di Gino Paoli, Il cielo in una stanza, che si ripeterà ininterrottamente per sei ore al giorno, come una ninna nanna infinita.
L’ingresso è gratuito ma possibile solo su prenotazione, a questo link; per ora è possibile effettuare prenotazioni fino al 1 ottobre, nuovi slot verranno aperti a breve.

22 settembre – 25 ottobre 2020
Fondazione Nicola Trussardi


Ger & Uwe Tobias All Your Secrets

Gert & Uwe Tobias, exhibition view, courtesy Cassina Projact, credit photo: Roberto Marossi

La prima mostra personale alla galleria Cassina Project “All your secrets”, Gert & Uwe Tobias “(* 1973), riporta in Italia gli artisti dieci anni dopo la loro mostra di debutto alla Collezione Maramotti. In mostra sono esposte una selezione di opere tra cui xilografie, dipinti su carta, ceramiche e tele. Attingendo ad un linguaggio volutamente enigmatico, gli artisti indagano il concetto di metamorfosi ed elaborano opere tra astrazione e figurazione.
Originari della Romania, ma con sede a Colonia (Germania) sin dalla giovane età, i fratelli Tobias combinano le ispirazioni della nativa Transilvania, con l’influenza della cultura germanica. La loro è un’indagine sulle ramificazioni dell’identità culturale, che unisce leggende folcloristiche e topos arcaici, con elementi di cultura visiva contemporanea. Le influenze del simbolismo, del surrealismo e del modernismo astratto sono essenziali nel loro lavoro, che stabilisce con la storia dell’arte un dialogo continuo, reinterpretando le tecniche tradizionali e facendo riferimento agli stili del passato. Riaffermando la lunga tradizione dei metodi di stampa più antichi e rivisitandoli in chiave contemporanea, Gert & Uwe Tobias evidenziano anche il nesso diretto tra le antiche soluzioni di stampa e l’inesorabile diffusione di immagini di oggi con il conseguente impatto saturante portato dalla cultura pop.

9 settembre – 24 ottobre 2020
Cassina Project


Harriet Riddell − Michaela Younge: Meditation in Color. An Introduction

Harriet Riddell, courtesy C+N Canepaneri

Nella doppia personale le giovani artiste artiste Harriet Riddell (Gloucester, 1990) e Michaela Younge (Cape Town, 1993) si confrontano con la tecnica della tessitura su stoffa, un gesto antico, che richiede lentezza e precisione, utilizzato a volte come bozzetto per cogliere un’istantanea, come nel caso di Harriet Riddell dell’Oxfordshire che con la sua macchina da cucire si reca a confronto diretto con i luoghi o con le persone che ritrae nelle sue stoffe.
Al contrario Michaela Younge del Sud Africa, utilizza i fili per creare immagini surreali e grottesche su porzioni di lana merino, che travalicano nel comico per mettere in evidenza le dinamiche sociali che governano la realtà, smascherarne le convenzioni obsolete e per creare un nuovo spunto collettivo di analisi e trasformazione delle stesse.

17 settembre – 16 ottobre 2020
C+N Canepaneri


Come prima, meglio di prima

Mostre di settembre a Milano consigliate da YOG! Come prima, meglio di prima, exhibition view, courtesy Massimo De Carlo

Il titolo della nuova mostra alla galleria Massimo De Carlo è tratto dal titolo dall’opera omonima di Luigi Piranello, composta nel 1919 e rappresentata per la prima volta al Teatro Goldoni di Venezia nel 1920. La mostra propone l’incontro tra otto artisti italiani in un’ottica intergenerazionale, con opere che vanno dagli anni Settanta fino ai nostri giorni: Gianfranco Baruchello, Carla Accardi, Marisa Merz, Gian Domenico Sozzi, Massimo Bartolini, Pietro Roccasalva, Diego Perrone e Paola Pivi.
La mostra si apre con un’opera di Massimo Bartolini, l’artista rielabora un tema ricorrente nella sua pratica, quello del paesaggio, che qui esce dalla tela e ne sfida i limiti convenzionali. Le opere di Carla Accardi dialogano con quelle di Paola Pivi. La semplicità della scultura in gesso e acciaio si confronta con il ricco lavoro su carta di Marisa Merz, unica esponente donna del movimento dell’Arte Povera. Infine una selezione di assemblaggi di Gianfranco Baruchello, popolati da una moltitudine di piccole immagini, figure minuscole e segni linguistici,con cui Baruchello esplora i meccanismi della mente umana e le sue applicazioni in sistemi complessi come il linguaggio, l’anatomia, la natura, la società, la politica.

9 settembre – 31 ottobre 2020
Massimo De Carlo

Gesti di rivolta. Arte, fotografia e femminismo a Milano 1975/1980

Gesti di Rivolta, exhibition view, courtesy Galleria Morone

Sebbene sin dallo scorcio degli anni Sessanta a Milano (come in tutta Italia) siano attivi gruppi femministi, in ambito artistico e fotografico è soltanto dalla metà del decennio che molte autrici si avvicinano, attraverso la loro pratica, a temi legati al femminismo e alla condizione della donna nella società contemporanea.
Anche a Milano molte artiste, procedendo lungo una personale traiettoria, non necessariamente legate alla militanza, oppure agendo all’interno di gruppi femministi o politici, si impegnano a riflettere sull’identità femminile e sul ruolo della donna nella società moderna. Di questo ricco tessuto culturale, delle ricerche condotte dalle artiste attive a Milano in quel momento, dà conto questa mostra che nel mettere a confronto le differenti modalità espressive delle varie protagoniste restituisce un quadro chiaro di una situazione tanto fertile e interessante.

9 settembre – 31 ottobre 2020
Nuova Galleria Morone 


Giulio Paolini. Qui dove sono

Giulio Paolini, Qui dove sono, courtesy galleria Christian Stein 

Dopo la mostra inaugurata lo scorso giugno a Palazzo Belgioioso negli spazi di Massimo De Carlo, Giulio Paolini torna a Milano con una nuova personale ospitata dalla galleria Christian Stein.Giulio Paolini sviluppa la propria ricerca focalizzando l’attenzione sui componenti stessi del quadro, sugli strumenti del pittore e sullo spazio della rappresentazione. Nel 1965 introduce la fotografia, che gli consente di estendere la propria indagine alla relazione tra autore e opera. Grazie all’intuito del critico Germano Celant entra a far parte della corrente Arte Povera. Paolini dichiara ripetutamente la sua intima appartenenza alla storia dell’arte e si identifica in modo programmatico con l’io collettivo degli artisti che lo hanno preceduto, riprendendo spesso opere celebri nei suoi lavori. Ne sono un esempio: Giovane che guarda Lorenzo Lotto (1967), gli “autoritratti” da Poussin e da Rousseau e i quadri in cui riproduce particolari di dipinti antichi . Tra i principali riferimenti paoliniani di questi anni figurano Jorge Luis Borges, cui rende più volte omaggio, e Giorgio De Chirico. Gli anni ottanta costituiscono il periodo più denso di mostre e retrospettive, inizia ad affermarsi una dimensione esplicitamente teatrale, segnata da lavori e allestimenti articolati nello spazio e contraddistinti da frammentazione e dispersione, nonché dall’introduzione di figure teatrali e altre controfigure dell’autore, indumenti e oggetti. La poetica paoliniana si arricchisce notevolmente di attributi letterari e riferimenti mitologici e verte principalmente sull’atto stesso dell’esporre. Il concetto di esposizione si configura progressivamente come “opera delle opere”: gli allestimenti privilegiano una visione associativa e dialogica dei lavori esposti.

30 settembre – 31 novembre 2020
Christian Stein


Laura Giardino. La luce oltre

Laura Giardino, EST 10 2019, courtesy Area/B

È una visione lucidamente attonita del reale quella che la Giardino restituisce nei suoi nuovi lavori esposti alla galleria Area/B fino al 31 ottobre.
A differenza dei lavori precedenti, dove i riferimenti attingevano a un immaginario fotografico e cinematografico dalla valenza pop, le nuove opere sento gli echi del Realismo Magico e mostrano una resa minuziosa dei dettagli tale da farle risultare stranianti. A ciò contribuisce, l’uso antinaturalistico della luce: una luce artificiale (la cui fonte spesso non è identificabile) e notturna che, curiosamente, non rende i paesaggi urbani cupi, ma vivaci e brillanti, come se il buio facesse spiccare i colori – acidi e surreali – con maggior forza.
I soggetti raffigurati contribuiscono a creare la tensione verso un “oltre” indefinito. Si tratta infatti, quasi sempre, di ingressi, porte, finestre. Soglie, reali e metaforiche, che rappresentano il limite tra pubblico e privato, tra ciò che è conosciuto a tutti e ciò che lo è solo a pochi. Ogni tela rimane aperta a una dimensione che all’osservatore non è concesso di vedere, ma solo di immaginare.

21 settembre – 31 ottobre 2020
Galleria Area/B


 

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