Marzo: color my life with the chaos of trouble

Abbiamo deciso di racchiudere in un unico post mensile – “Color my life with the chaos of trouble” direbbero i Belle & Sebastian – e in costante aggiornamento, tutte le mostre che più ci piacciono in città. Una mini guida per voi con tanto di colonna sonora fatta unicamente di canzoni ispirate al mondo dell’arte. Stay tuned!

 

aA29 Project Room | Jompet Kuswidananto, On Paradise

Le opere di Kuswidananto ritraggono la storia dell’Indonesia in rapporto alla complessa eredità dell’aristocrazia e del colonialismo, insieme alle loro conseguenze. Quale membro della giovane generazione di artisti che hanno vissuto in una dittatura durante l’era di Suharto (il presidente più longevo dell’Indonesia), Kuswidananto presta molta attenzione a rivelarne la storia nascosta e far emergere narrazioni non egemoniche. L’artista, al contempo, mette in discussione l’idea quasi scontata di cosa significhi essere uno Stato/Nazione, tema che nelle sue opere diventa punto d’incrocio tra i concetti di “storia” e “identità”. L’indagine più importante sull’argomento è legata alla popolazione dell’isola di Giava, la più grande etnia indonesiana con un ruolo culturale rilevante per tutta la nazione.
[…] Nella serie On Paradise, presente in mostra, Kuswidananto avanza nella sua ricerca di narrazioni nascoste e si concentra sugli eventi che si sono svolti nell’area di Banten, provincia situata nella zona occidentale dell’Isola di Giava. L’artista trova qui un luogo ricco di storia e fonti d’ispirazione, tra cui alcuni passaggi del libro di Jayabaya, grande indovino del passato, il quale previde che si sarebbero verificati tre grandi disastri: l’eruzione del vulcano Krakatoa, la diffusione del morbo dell’antrace e una ribellione delle masse. Kuswidananto ha studiato attentamente questi tre eventi, effettivamente accaduti a Banten, per leggerli in collegamento con la realtà attuale. Sempre collegata alla storia di questo territorio è la ribellione degli agricoltori del 1888, a sua volta collegata all’arrivo del modernismo e all’introduzione del colonialismo, e quindi a valori e credenze opposti a quelle di questa società agricola. Kuswidananto analizza le nuove strutture e i nuovi sistemi introdotti da questa rivoluzione, traducendoli in un insieme di lampadari rotti e fragili disseminati in tutto lo spazio della galleria.

24 gennaio – 15 marzo
www.aa29.it


Vistamarestudio | Mario Airò, Il mondo dei fanciulli ridenti

Mario Airò “Il mondo dei fanciulli ridenti” installation view at Vistamarestudio, Milan, 2019 Courtesy: the artist and Vistamarestudio Milano. Photo: Filippo Armellin

Fino al 23 marzo Vistamarestudio ospira Il mondo dei fanciulli ridenti, la prima personale di Mario Airò in galleria. L’intera mostra porta il titolo dell’installazione ambientale che pervade intermanete il piano superiore e che a sua volta prende spunto da una definizione felice utilizzata come titolo di un saggio, scritto da un archeologo inglese sull’epoca neolitica e sull’idea di serenità. Saggio questo che accende l’immaginazione e guida l’artista nell’ideazione dell’esibizione.
Brevemente, in questo scritto si spiega come l’epoca neolitica sembri aver contraddistinto quel lungo periodo altresì chiamato “età dell’oro”. Da ricostruzioni ipotetiche parrebbe che la rivoluzione tecnologica del Neolitico abbia generato un periodo di pace lunghissimo, uno dei momenti migliori per l’umanità sulla terra. L’ottimismo ridente che ne derivò si riscontra anche interpretando, in questa chiave, alcune delle testimonianze prodotte, come ad esempio opere monumentali che appaiono come le registrazioni del passaggio di una tromba d’aria. Nella mente neolitica il fenomeno non era una calamità imprevedibile e funesta ma ciò che permetteva la continuità della fecondità della terra.
Mario Airò con Il mondo dei fanciulli ridenti suggerisce una nuova fiducia nelle capacità dell’uomo contemporaneo mediante la riappropriazione dell’immaginazione come fonte per una ritrovata felicità. 
Leggi l’approfondimento di yog qui!

23 gennaio – 23 marzo
www.vistamarestudio.com


Cardi Gallery | Dan Flavin, 14 sculture al neon dai ’60 ai ’90

Fino al 28 giugno la Cardi Gallery di Milano apre le sue porte al leggendario artista minimalista americano Dan Flavin. L’artista è conosciuto per i suoi lavori di luce sotto forma di tubi a fluorescenza, spesso posti in relazione ad un contesto architettonico specifico, evidenziandone la struttura, le sue contraddizioni e metamorfosi.
Il suo approccio essenziale, il ristretto vocabolario di forma e colore utilizzato, la quasi scientifica ingegnosità della sua scoperta di un’arte della luce hanno imposto l’artista come progenitore e principale esponente del Minimalismo.
La mostra alla Cardi Gallery di Milano presenta quattordici opere luminose dalla fine degli anni ’60 agli anni ’90 che mostrano l’evoluzione di oltre quattro decenni delle ricerche dell’artista sulle nozioni di colore, luce e spazio scultoreo.
Leggi l’approfondimento di yog qui!

21 febbraio – 28 giugno
cardigallery.com


Palazzo Reale | Antonello da Messina

Antonello da Messina, considerato dagli studiosi il più grande ritrattista del Quattrocento, ha lasciato una traccia indelebile nella storia della pittura italiana. Nel ristretto numero di opere che fino a oggi sono state attribuite con certezza alla sua mano, si ammira la capacità di mescolare la scuola veneta all’espressività mediterranea e all’uso fiammingo della pittura a olio. Di questi 35 capolavori, circa 20 giungeranno a Milano; provenienti da grandi istituzioni italiane e internazionali come National Gallery di Londra, Uffizi e Philadelphia Museum of Art, le tele del messinese dialogano con i preziosi schizzi e appunti di Giovan Battista Cavalcaselle. Profondo conoscitore di Antonello, Cavalcaselle mise insieme il primo catalogo delle sue opere nella seconda metà dell’800 e torna oggi a Palazzo Reale per condurre alla scoperta di una pittura fatta di sguardi che rapiscono e dettagli che incantano.

21 febbraio – 02 giugno
www.mostraantonello.it


Palazzo Reale | Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza

La mostra Il meraviglioso mondo della Natura a Milano, ospitata nelle sale di Palazzo Reale e organizzata in occasione dei cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, è una vera e propria immersione nella Natura, raccontata nelle molteplici sfaccettature con cui l’arte l’ha rappresentata nel corso dei secoli.
Dall’essere relegata a semplice sfondo, fino alla sua nobilitazione con la nascita del genere del paesaggio e, successivamente, dallo studio scientifico delle sue parti fino alla concezione romantica della grandezza feroce della Natura, quest’ultima è sempre al centro dell’esperienza pittorica di rappresentare la realtà.
La mostra “Il meraviglioso mondo della Natura” pone e l’accento sulla rappresentazione della Natura nell’arte della Lombardia dal Quattrocento al Seicento, sottolineando l’importanza che il soggiorno di Leonardo Da Vinci a Milano ebbe nel mutare in maniera radicale l’atteggiamento con cui gli artisti locali si accostarono alla rappresentazione del vero. A cura di Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa.

13 marzo – 14 luglio
www.palazzorealemilano.it


Lorenzelli Arte | Herbert Ferbert, Scultura come metafora di un’idea

Scultura come metafora di un’idea, titolo della mostra, rappresenta un principio caro a Ferber secondo il quale la scultura deve avere la capacità di incarnare un processo mentale lucido e forte e quindi possedere valore di metafora che veicola qualità ideali astratte. Le sue sculture a partire dagli anni Cinquanta, dopo aver abbandonato completamente la figurazione, sono costituite da forme famigliari che vengono poi elaborate in composizioni quasi irriconoscibili.
Ferber trasforma gli elementi formali in qualità plastiche, connotate in superfici modulate sensibilmente e cromaticamente attive, che al contempo valgono come grafie, linee-forza che fendono la volumetria interna della forma conferendole un nuovo dinamismo che le libera da legami gravitazionali e un senso di movimento dato dal perfetto bilanciamento di momenti e pause.

14 febbraio – 30 aprile
lorenzelliarte.com


Francesca Minini | Dan Graham, Fashion and Architecture

Da una fascinazione per la moda e l’architettura, di cui Milano è capitale riconosciuta a livello internazionale, nasce il progetto espositivo di Dan Graham, che per la seconda mostra da Francesca Minini mette in dialogo opere video, testi e disegni affiancati dai suoi over-sized model pavilion.
Pioniere dell’arte concettuale, Dan Graham esordisce negli anni Sessanta con atti performativi, accompagnati da opere site-specific, film e video installazioni. La sua ricerca da sempre è affiancata da un’intensa pratica di scrittura, iniziata con le prime opere concettuali pubblicate su numerose riviste, fino ad arrivare ai testi di analisi sociale e culturale caratterizzati da un particolare interesse per la musica e la cultura pop.

16 marzo – 04 maggio
www.francescaminini.it


Armani Silos | Charles Fréger, Fabula

Intitolata Fabula, la retrospettiva documenta l’estensione e la profondità di una ricerca antropologica che si focalizza su diverse comunità, gli individui che le compongono e i codici di abbigliamento che adottano per far parte del gruppo.
Adottando uno stile cristallino e diretto ma mantenendo uno sguardo empatico sui soggetti, Charles Fréger esplora i codici vestimentari di gruppi sia piccoli che grandi, concentrandosi sugli strati esterni – abiti, maschere. La ricerca del fotografo è espansiva: parte dal piccolo e dal locale per allargarsi nel corso degli anni fino a raggiungere una dimensione universale. Che si tratti della cuffia bianca del nuotatore, o delle maschere rituali indossate in tutto il mondo – Europa, Giappone, America Centrale e Meridionale – Fréger è interessato al modo in cui gli uomini affrontano paure profonde ed esprimono il bisogno o la volontà di appartenere. Il suo lavoro costruisce una codificazione progressiva di segni ed evidenzia il potere degli abiti come mezzo di comunicazione non verbale.
Ciò che rende il lavoro così sorprendente è il coinvolgimento del fotografo con i soggetti. Charles Fréger arriva a prendere parte attiva, talvolta, nel mascheramento e nel travestimento, per comprendere appieno ciò che sta studiando. Tale sforzo umano si traduce in immagini potenti e oneste che catalogano con accattivante vivacità la ricchezza visiva del genere umano.
Leggi l’approfondimento di yog qui!

12 gennaio – 24 marzo
www.armani.com/silos

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