Light Time Tales

Inaugurata di recente Light Time Tales, l’antologica mostra dedicata al lavoro di Joan Jonas e accolta nei consueti scenari industriali dell’HangarBicocca che con questa manifestazione inaugura la nuova stagione espositiva.

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Installation view, Light Time Talas all’Hangar Bicocca fino al 1 febbraio

Il progetto, pensato per isole tematiche e curato da Andrea Lissoni, riunisce venti opere, tra installazioni e video, di una delle più riconosciute artiste contemporanee che ha inventato nuove forme di narrazione, attraversando i confini fra le discipline: «È una mostra antologica, ma è quasi una retrospettiva – ci spiega il curatore – Jonas non ha mai voluto portare in una mostra così tanti lavori come in quest’occasione e per farlo abbiamo tradito l’idea di fare una mostra in ordine cronologico». Quello che a prima vista caratterizza l’evento è proprio la scelta delle opere e a tal proposito aggiunge ancora Andrea: «Abbiamo cercato di aprire la visione sul lavoro di Jonas che è noto si, ma molto per stereotipi, quindi probabilmente non vedrete quello che viene riprodotto sui libri come un’immagine che si associa a Joan Jonas, questa è una delle missioni che abbiamo nelle mostre qui ad HangarBicocca, ovvero quella di mostrare un artista in maniera unica».

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Due fotogrammi proiettati in mostra

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L’idea di una mostra unica nasce dall’obbligo di lavorare in uno spazio così ampio, senza sale o spazi bianchi e dove le opere sono inevitabilmente costrette a dialogare le uno con le altre riunendo per la prima volta in Italia i più importati progetti di Jonas: dai più storici come Mirage (1976/1994/2005) e Volcano Saga (1985/1994) ai più recenti come Lines in the Sand (2002), Reanimation (2010/2012/2013) e altri mai esposti in Europa, come Double Lunar Rabbits (2010), oltre a Beautiful Dog (2014), il nuovo video appositamente prodotto da HangarBicocca. Le opere sono mostrate insieme a film e video prodotti dagli anni 60 a oggi, come Wind (1968) e Merlo (1974). Tra le prime artiste donne a utilizzare il video accanto alla performance, Joan Jonas fin dagli anni 60 esplora il tema dell’identità e le relazioni tra il corpo e la sua rappresentazione, sempre sfuggendo a un’immagine stereotipata di se stessa. Partendo da una formazione legata alla storia dell’arte e alla scultura, il linguaggio di Jonas attraversa la danza, il cinema sperimentale, la musica contemporanea, il teatro giapponese Nō e Kabuki e il disegno.

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Installation view, Light Time Talas all’Hangar Bicocca fino al 1 febbraio
2004-2007 The Shape the Scent the Feel of Things - Dia Bacon 2005 (3)
L’artista Joan Jonas

Considerata la massima autorità in campo di storia e teoria della performance, Joan Jonas si è affermata negli anni 60 e 70 grazie alla sua pionieristica pratica performativa e video. Il suo lavoro ha reinterpretato in modo assolutamente originale la relazione tra l’arte e le forme della narrazione, includendo nelle sue opere, accanto all’immagine video, alla scultura e alla performance, la presenza della parola come motore di immaginario.
Una polivalenza che è la chiave del suo successo, nel 2015 Joan Jonas rappresenterà gli Stati Uniti d’America alla Biennale di Venezia, 56ª Esposizione Internazionale d’Arte, con un progetto presentato dal MIT List Visual Arts Center.
Il 21 ottobre, durante il periodo di mostra, verrà inoltre presentata la performance Reanimation, realizzata in collaborazione con il musicista e compositore jazz Jason Moran: un’occasione per confrontarsi con l’esperienza della tensione performativa di Joan Jonas.

Scade il 1 FEB 2015
Light Time Tales
Personale di Joan Jonas
HangarBicocca
via Chiese 2, Miano
Ingresso gratuito
hangarbicocca.org

 

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