Corrado D’Ottavi, Un libretto scritto con le forbici

Realizzato da Corrado D’Ottavi tra il 1962 e il 1963, il Libretto scritto con le forbici può essere considerato a tutti gli effetti un vero e proprio manifesto teorico creato dall’artista al fine di rendere note le proprie ideologie ad un pubblico più vasto possibile. L’opera, realizzata in svariate copie, è costituita da una quindicina di pagine che presentano la particolarità di essere state scritte, così come il titolo afferma, con le forbici. Lo stridore mentale che l’ossimoro provoca – in quanto le forbici vengono solitamente e più facilmente associate all’idea di distruzione rispetto a quella di creazione – trova subito la sua ragion d’essere: per realizzare il libretto D’Ottavi non si avvale della scrittura manuale, né di quella meccanica, ma ricorre al collage.

Quello che D’Ottavi si prefigge di fare sfruttando materiali di uso quotidiano non è appiattirsi o trincerarsi dietro al banale, quanto piuttosto far sì che l’umile ritaglio s’innalzi ad una dimensione poetica; attraverso una nuova organizzazione formale, grafica ed ideologica lascia che siano frasi già scritte, già dette, già consumate a parlare al pubblico in sua vece. In tal modo un lavoro di semplice ricerca diventa strumento per la sopravvivenza ideale-materiale di ciò che era destinato a passare inosservato o, addirittura, a scomparire. L’espediente di cui l’artista si avvale viene brutalmente ed ironicamente svelato al lettore a conclusione del racconto dove, sotto alla scritta “Fonti” vengono incollati i titoli dei quotidiani e delle riviste che, pagina dopo pagina, hanno fornito la materia prima per la realizzazione dell’opera stessa.

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Quello che emerge dal Libertto scritto con le forbici è una riflessisone sociale su come l’artista possa positivamente agire sulla società contemporanea. Ciò a cui si mira è la concretezza, la praticità di un fare artistico non più referenziale e fine a sé stesso, ma atto a portare un cambiamento reale nella società e ad agire concretamente su di essa. Cercare e costruire “un linguaggio comune che non vuol parlare, che dev’essere”: questa è la proposta che D’Ottavi rivolge all’addormentata società del suo tempo, soprattutto al popolo, al proletariato e ai piccoli borghesi. La sua critica si rivolge anche alla corruzione e allo squallore su quali si fonda il mondo del mercato. In una realtà fatiscente in cui“ […] La notizia è merce / l’arte è merce / la cultura è merce / il sapere è merce / la competenza è merce; tutto viene venduto e comprato”, D’Ottavi sente l’impellente bisogno di allontanarsi da questo stato di cose, di ribellarsi e uscire orgogliosamente a testa alta dalla degradazione in cui il resto del mondo rimane invischiato.
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Da un punto di vista prettamente artistico l’opera risulta essere caratterizzata da una spiccata semplificazione formale. L’indagine condotta da D’Ottavi non si concentra tanto sul rapporto parola-immagine quanto semplicemente sulla parola di per sé. A livello visivo tutto ciò si traduce nell’utilizzo esclusivo del mezzo verbale a discapito di quello iconico, figurato o geometrico che sia. Assecondando il movimento di ricerca Verbo Visuale dal quale proviene, la sola parola – soltanto per l’essere disposta in modo inedito e peculiare all’interno del foglio bianco che la ospita – può farsi essa stessa elemento visivo, immagine.

Sfogliando il libretto, infatti, il lettore si trova davanti a una pagina organizzata e scritta in modo del tutto libero. Questo espediente libera l’occhio umano, svincolandolo dal principio di ripetizione e allineamento seriale a cui era abituato, permettendogli di intraprendere un percorso che non si articola secondo il tradizionale senso di lettura, ma che porta il fruitore ad assecondare l’aspetto visivo delle parola rispetto a quello razionale. La conseguenza logica di questo approccio è che la lettura non si sviluppa più da sinistra a destra bensì in modo dinamico articolandosi su e giù per la pagina permettendo che le singole frasi acquistino significato non solo se scorse all’interno della propria pagina ma, addirittura, procedendo per salti da una all’atra.
L’obiettivo che D’Ottavi si prefigge è ridare un significato, una funzione attiva alle parole ormai appiattite dal martellante uso che ne fanno i mass-media lasciando che il fruitore si appropri degli innumerevoli significati della parola non perchè richiamati dalla voce, ma perché stimolati dall’occhio.

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☛ Attualmente una copia de Un libretto scritto nelle forbici è contenuta all’interno del volume Corrado D’Ottavi, Parole e forbici (ed. Aracne, 2008) insieme alla copia di altre poesie volantino realizzate dall’artista.

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