Leoncavallo

Il Leoncavallo è uno dei posti storici di Milano legato a storie di occupazione popolare, lotte operaie e riscatto sociale. La sede attuale di via Watteau non è quella originale; inizialmente era collocato in via Leoncavallo appunto, nel quartiere Casoretto in Lambrate, all’interno di una fabbrica dismessa che viene occupata per la prima volta nel 1975 da un gruppo di Autonomia operaia.

Una volta entrati nello stabile gli occupanti si resero conto dell’enorme magazzino abbandonato adiacente la fabbrica e decisero di farne la sede di un centro sociale che diviene subito punto di riferimento per il quartiere e fucina creativa; si organizzano concerti, laboratori artistici e artigianali, si allestisce uno spazio teatrale e una stamperia per materiale di controinformazione oltre alla “Scuola Popolare” per permettere di far giungere alla licenza media i lavoratori.

Pao, Nais e Urban Solid (foto Miriam Sironi)

Negli anni seguenti, quando dilaga l’emergenza sociale dell’eroina, il Leoncavallo organizza delle ronde anti spaccio nel quartiere e subisce una prima grossa battuta d’arresto con l’uccisione nel ’78 dei due militanti diciottenni Fausto e Iaio, attivamente coinvolti nelle indagini sul traffico di eroina e cocaina nel quartiere: sarà in loro memoria il primo wall apparso sulla facciata della storica sede.
Dopo le fratture causate dalla radicazione armata di alcune frange del movimento, il Leoncavallo va incotro a vari sfratti e rioccupazioni e nel 1994 si sposta in un’altra zona periferica e operai della città, occupando l’ex cartiere del quartiere Greco.

Never 2501 (foto Miriam Sironi)

Sea (foto Miriam Sironi)

Nel corso degli anni il Leoncavallo ha continuato ad essere un centro attivo su più fronti con numerose iniziati culturali, artistiche e sociali. I suoi muri sono da sempre aperti a writer milanesi e non: Pao, Ivan, Nais, Sea Creative, Never2501 fino ai più recenti Urban Solid hanno lasciato il loro segno delebile perchè, in quanto tale, non sempre purtroppo la street art è destinata a durare per sempre, è probabile quindi che i wall e gli interventi che troverete quando vi recherete in loco non saranno più (totalmente o in parte) quelli che abbiamo trovato e documentato in questo post.

Già nel 2006 l’allora assessore alla cultura di Milano Vittorio Sgarbi si era lanciato a spada tratta per difendere e rivendicare l’artisticità dei graffiti del Leoncavallo affermando:

“Il Leoncavallo è un tempio della pittura come la Cappella Sistina. I graffiti sono opere d’ arte contemporanea che fra cinquant’ anni saranno apprezzate come quelle di Giotto.
I graffiti sono capolavori, salvano le periferie milanesi dall’ orrore dei grattacieli mostruosi costruiti negli anni ’60.
Questo luogo venga legittimato, le opere d’ arte che contiene siano consacrate”

Una dichiarazione la sua che fece scalpore e suscitò non poche polemiche nella Milano benpensante che, contro street art e writer aveva indetto una vera e propria caccia alle streghe.

Ivan e Piger (foto Miriam Sironi)

Intervento a terra (foto Miriam Sironi)

Krio (foto Miriam Sironi)

Zed One (foto Miriam Sironi)


Leoncavallo
via Antoine Watteau, 7
Milano

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