Josef Albers. Sublime Optics

Scade il 6 GEN ’14

Josef Albers, Homage to the Square, 1976 © 2013 The Josef and Anni Albers Foundation/Artists Rights Society New York
Una lezione di Joef Albers al Black Mountain College, North Carolina, 1946 foto Genevieve Naylor

“Io non ho insegnato pittura perché non può essere insegnata. Io ho insegnato a vedere”.
J. Albers

Dopo quasi ottant’anni dalla mostra organizzata da Wassily Kandinsky alla Galleria del Milione (nel 1934 a un anno dalla chiusura del Bauhaus) Josef Albers torna in Italia a Milano alla Fondazione Stelline. L’esposizione, in collaborazione con la Josef and Anni Albers Foundation, offre una prospettiva unica sul maestro del Bauhaus, raccogliendo rari disegni giovanili, vetri colorati, vetri sabbiati e una selezione di dipinti astratti.

La mostra secondo il curatore Nick Murphy è un vero e proprio allenamento alla visione attiva, un’avventura per chiunque voglia avere uno sguardo più partecipativo e consapevole del mondo che ci circonda: “analizza gli esperimenti del maestro con la luce (attraverso raffinate manipolazioni di colore, forme e linee) in modo da creare ulteriori misteri nel mondo, misteri che possano funzionare come esercizi spirituali per nostri occhi. È come un ottico mistico che ci fa indossare lenti per veder meglio il sublime intorno a noi”.

Sublime Optics si sviluppa su due livelli, al piano inferiore si ha una prospettiva su rari disegni giovanili, vetri colorati, vetri sabbiati affiancati, al piano superiore, da una selezione di dipinti astratti. Il percorso espositivo presenta 78 lavori realizzati dall’inizio della sua carriera artistica fino agli ultimi giorni della sua vita: paesaggi alternati a forme astratte su fondo nero, incisioni meccaniche su vinilite dalle forme escheriane, incisioni dai sapori espressionisti e schizzi del duomo di Colonia, esperimenti magrittiani con foglie surreali, opere in vetro di riuso che raffigurano grattacieli su fondi gialli, vetri placcati e sabbiati di colore nero, dal primissimo disegno conosciuto fino all’ultimo Omaggio al Quadrato.

Per una più completa analisi dell’opera di Albers si segnala una seconda mostra monografica sull’autore, Imparare a vedere: Josef Albers professore, dal Bauhaus a Yale, fino al 1° dicembre 2013 nella Sala Napoleonica dell’Accademia di Brera, che approfondisce l’impatto del suo innovativo metodo d’insegnamento, che traeva le sue origini dal periodo del Bauhaus. Albers era solito dire che il compito del grande artista è la rivelazione e l’evocazione di una visione, non si può insegnare l’arte ma sicuramente si può fare esperienza di come vedere bene.

Josef Albers (Bottrop in Vestfalia 19 marzo 1888 – New Haven, 25 marzo 1976). A seguito degli studi artistici a Berlino e Monaco, nel 1920 entrò al Bauhaus a Weimar e dopo soli 3 anni fu nominato docente e continuò quando la scuola si trasferì a Dessau nel 1925. Nel 1933 emigrò negli Stati Uniti, dove fu incaricato di istituire una Facoltà di Arte presso il Black Mountain College, nella Carolina del Nord.
Importante esperienza fu il viaggio in Messico del 1936, che lo portò a sviluppare una serie di fotografie e opere con evidenti rimandi alle rovine delle piramidi degli antichi Maya, che influenzeranno le sue opere per lungo tempo come n m nero rosa new mexico del 1947.
Nel 1950 Albers iniziò la serie di opere Omaggio al Quadrato, dipinti a olio su masonite e nello stesso anno accettò la nomina a Direttore della Facoltà di Design dell’Università di Yale. Nel 1971 fu il primo artista vivente a cui il Metropolitan Museum of Art di New York dedicò una retrospettiva.

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Josef Albers. Sublime Optics
FONDAZIONE STELLINE
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