Jon Rafman, Il viaggiatore mentale

Una nuova sorprendente stagione espositiva è quella della Fondazione Modena Arti Visive, diretta da Diana Baldon che accogliere, per la prima volta in Italia, un’ampia personale dell’artista canadese Jon Rafman. La mostra intitolata Il viaggiatore mentale ha inaugurato lo scorso 14 settembre nella sede della Palazzina dei Giardini in concomitanza con il festivalfilosofia e rimarrà in calendario fino al 24 febbraio (vedi anche la nostra guida Un weekend a: Modena). Servendosi di linguaggi e supporti diversi Rafman indaga la fusione sempre più indistinta tra la realtà e la sua simulazione nella società contemporanea attraverso opere che confondono i confini tra il materiale e il virtuale, tra i corpi in carne e ossa e le loro repliche tecnologiche. In mostra una selezione di installazioni che ripercorrono il percorso creativo dell’artista dal 2011 a oggi e che restituiscono, fin dall’ingresso dove sono esposti i tre più recenti video Legendary Reality, la sensazionedi essere accompagnati in un viaggio immaginifico attraverso paesaggi dai tratti fantascientifici su cui scorrono dettagliate rappresentazioni storiche aumentate da esperienze virtuali.

Jon Rafman, Il viaggiatore mentale, exhibition view. Foto di Alessia Ballabio

Jon Rafman, Legendary Reality, fogogramma, 2017

Jon Rafman, Legendary Reality, fogogramma, 2017

Jon Rafman nasce nel 1981 a Montreal dove tutt’ora vive e lavora; dopo gli studi in lettere e filosofia alla McGill University si diploma in film, video e new media presso la School of the Art Institute di Chicago. Sin dai suoi esordi si concentra sulle conseguenze dell’uso della tecnologia sulla nostra percezione della realtà. Per creare Kool-Aid Man (2008-11) frequenta per tre anni la piattaforma virtuale Second Life per indagare le innumerevoli e multiformi rappresentazioni dei suoi “abitanti” digitali con un avatar il cui nome dà il titolo all’opera. Rafman si astiene dal giudicare o criticare gli abitanti di Second Life poiché il suo intento è quello di mostrare come la tecnologia consenta alle persone di creare nuove rappresentazioni di sé all’interno di ambienti fantastici, dando loro la libertà di plasmare nuove identità e iconografie.

Jon Rafman, Kool-Aid Man, exhibition view. Foto di Alessia Ballabio

Jon Rafman, Kool-Aid Man, exhibition view. Foto di Alessia Ballabio

L’artista ha utilizzato internet e le sue svariate comunità digitali anche come archivio di immagini per i video della trilogia Betamale Trilogy (realizzati tra il 2013 e il 2015), composta dalle installazioni Still Life (Betamale)Mainsqueezee ed Erysichthon.
Come nei romanzi di Georges Bataille, dove nello spazio claustrofobico e rovinoso della scrittura la storia implode su se stessa, moltiplicando i piani narrativi e le sue rappresentazioni, si ha la sensazione di essere intrappolati in una spirale di situazioni stranianti.
Rafman rappresenta con grande abilità l’ambiguo potere seduttivo della rete che sembra promettere libertà e mondi da scoprire, mentre in realtà imprigiona l’utente in uno spazio tracciato da algoritmi e da agenzie che ne elaborano i dati di navigazione per poi rivenderli.

L’immersione in rete, anche nelle zone più nascoste del deep web, compiuta da Rafman gli ha permesso di assumere le vesti dell’antropologo amatoriale e del flâneur digitale che indaga l’azzeramento della distinzione tra la realtà e la sua rappresentazione virtuale. Nei suoi video una voce fuori campo poetica e immersiva accompagna sempre le immagini ma elementi di disturbo, quali una seduta scomoda o degli odori pungenti aiutano il fruitore a mantenere il contatto con il mondo esterno.

Jon Rafman, Il viaggiatore mentale, exhibition view. Foto di Alessia Ballabio

La memoria è inoltre uno dei temi al centro di molte delle sue opere. In A Man Digging (2013) composto da sequenze di videogiochi, tra cui Max Payne 3, il protagonista parla dell’intrinseca mutabilità della memoria. Il video Remember Carthage (2013) narra invece la storia di un uomo che si imbarca su una nave diretta in Tunisia alla ricerca di una città nel deserto del Sahara che esisteva all’epoca di Cartagine. Malgrado questo luogo leggendario fosse conosciuto come la “Las Vegas del Maghreb”, di esso non rimane alcuna traccia. Nel video, composto da sequenze tratte sia da Second Life che dal videogioco Uncharted 3, c’è una voce fuori campo che descrive minuziosamente la sublime bellezza architettonica delle civiltà antiche.
Remember Carthag si addentra non solo nel tema della memoria, ma anche in quello della contemporaneità della storia, poiché, grazie alle più moderne tecnologie anche il passato può assumere nuove forme ed esercitare una nuova influenza.

Jon Rafman, Il viaggiatore mentale, exhibition view. Foto di Alessia Ballabio

Infine Dream Journal (2015 – 2016) nato dalla pratica di Rafman di trasformare i suoi sogni in video di animazione utilizzando dei software 3D amatoriali, è accompagnato da una colonna sonora composta da James Ferraro e Oneohtrix Point Never con cui l’artista aveva in precedenza già collaborato. Le due protagoniste femminili – una rappresenta l’archetipo della Millennial, l’altra invece è una bambina guerriera – si imbarcano in un viaggio dantesco e la narrazione è intercalata da situazioni immaginarie caratterizzate da figure epiche classiche che danno vita a una serie di situazioni cupe e surreali: si tratta di una visualizzazione dell’inconscio dell’artista amplificato dalla navigazione in internet.

Jon Rafman, Dream Journal, exhibition view. Foto di Alessia Ballabio

Jon Rafman (Montreal, 1981) è un artista che si occupa di culture e sottoculture digitali, rivelando desideri, ossessioni e feticismi scaturiti dall’utilizzo dei dispositivi tecnologici. Tra le sue mostre personali più recenti ricordiamo I have ten thousand compound eyes and each is named suffering, Stedelijk Museum, Amsterdam (2016); Jon Rafman, Westfälischer Kunstverein, Münster (2016); Jon Rafman, Zabludowicz Collection, Londra (2015); The end of the end of the end, Contemporary Art Museum St. Louis (2014); Remember Carthage, New Online Art, New Museum, New York (2013); The Nine Eyes of Google Streetview, Saatchi Gallery, Londra (2012); Jon Rafman, online exhibition, Palais de Tokyo, Parigi (2012).
Ha partecipato a numerose mostre collettive tra cui: I was raised on the Internet, Museum of Contemporary Art Chicago (2018); Alone together, Musée d’art contemporain de Montréal (2018); ARS 17: Hello world!, Museum of Contemporary Art Kiasma, Helsinki (2017-2018); Jon Rafman / Stan Vanderbeek, Sprüth Magers, Los Angeles (2017); Manifesta 11, Zurigo (2016); Welcome to the Jungle, KW Institute for Contemporary Art, Berlino (2015); Speculations on Anonymous Materials, Fridericianum, Kassel (2013); NineEyes, Moscow Photobienniale (2012); Screenshots, William Benton Museum of Art, University of Connecticut (2012); From Here On, Les Rencontres de la photographie d’Arles, Arles (2011).

 


 

Fino al 24 febbraio
Jon Rafman, Il viaggiatore mentale
Palazzina dei Giardini
corso Camillo Benso Conte di Cavour 2, Modena
www.fondazionefotografia.org
Orari di apertura
mercoledì, giovedì, venerdì: 11–13; 16–19
sabato, domenica e festivi: 11–19
Intero 6 €
Ridotto 4 €

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