55^ Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico

È dal 1998 che le due Biennali quella d’Arte e quella d’Architettura non sono più solo mostre organizzate per padiglioni nazionali, ma il risultano di due grandi iniziative: le consuete mostre delle singole nazioni espose nei padiglioni ai giardini, ciascuna con il suo curatore e il suo progetto, affiancate alla mostra internazionale del curatore della Biennale nominato con questo preciso compito. Questa 55esima edizione dà vita ad una grande ricerca che prende forma ne Il Palazzo Enciclopedico, meticolosamente orchestrata da Massimiliano Gioni.

Concepita come un museo temporaneo la mostra sviluppa un’indagine sui modi in cui le immagini sono utilizzate per organizzare la conoscenza e per dare forma alla nostra esperienza del mondo. Più che un elenco di autori contemporanei, questa esibizione va alla ricerca di spinte creative e lo fa sopratutto varcando i confini del mondo artistico. L’interesse prospettico arriva al punto da ricercare relazioni con mondi diversi, per cui sono rappresentate opere di artisti attuali, ma anche opere del passato o riferimenti totalmente diversi, lavori che non hanno la pretesa di opere d’arte, ma che fanno parte degli stimoli a immaginare e sognare oltre la realtà, un’altra realtà. Sfumano le distinzioni tra artisti professionisti e dilettanti, in un’esposizione che studia l’aspetto antropologico dell’immagine, concentrandosi in particolar modo sulla sua funzione e sullo spazio oggi concesso all’immaginazione, al sogno, alle visioni e alle immagini interiori in un epoca assediata da ostentazioni esteriori. La questione visiva non può essere lasciata solo all’arte con l’alibi di intrattenimento, ma deve tornare all’arte come conoscenza di sé stessi e del mondo. Palazzo Enciclopedico è una mostra in cui attraverso questi esempi figurati si rende manifesta la convinzione di essere noi stessi i media, i conduttori di immagini.

La città di Milano conferma il suo ruolo da protagonista nella proposta di arte contemporanea grazie al grande circuito di gallerie da sempre impegnato nella divulgazione e promozione di nuove espressività. Tra gli autori che scorrono lungo la mostra di Gioni alcuni, i professionisti, hanno già esposto diverse volte nella città di Milano. È il caso di Roberto Cuoghi, di Matt Mullican o di Diego Perrone tutti e tre artisti della galleria Massimo De Carlo. Un altro spazio importante per la città è la galleria Giò Marconi, dalla quale collezione provengono tre dei meravigliosi Baj esposti all’arsenale e una precoce esposizione datata 2011 di opere di Wade Guyton. A Venezia l’artista propone interessanti monocromi, tutti neri e ottenuti introducendo una tela piegata in una stampante per “dipingere” entrambi i lati con un semplice file TIFF nero. I lavori senza titolo alcuno devono la loro configurazione alle imperfezioni causate dalla stampa di un file bitmap ottenuto convertendo un file TIFF nero al 50%. Tutt’altro che monocromi, mostrano le tracce della loro imperfetta realizzazione e testimoniano la fallibilità della tecnologia digitale.

Nonostante la scelta di attingere tra le file degli artisti definiti outsiders i nomi già sentiti in città restano tanti, ecco alcuni esempi: Herbert List e Viviane Sassen allo spazio Forma, Paul McCarthy e Tino Sehgal alla fondazione Trussardi, Marisa Merz di cui citare solo l’ultima partecipazione alla mostra sull’Arte Povera curata da Celant e ospitata alla Triennale, Walter Pichler alla galleria Bonelli Arte o infine Rosemarie Trockel a Le Case d’Arte lo scorso dicembre con la mostra Prisoner of yourself.

Il Palazzo Enciclopedico
55. Esposizione Internazionale d'Arte
Giardini | Aresenale
Luoghi: www.labiennale.org/it/arte/luoghi/
Informazioni: http://www.labiennale.org/it/arte/informazioni/
Biglietteria online: http://www.biglietteria.labiennale.org
www.labiennale.org
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