Il museo del parco di Portofino

A picco sul mar ligure si erge, disposto su diversi livelli, il Museo del parco di Portofino allestito nei pressi del Castello di San Giorgio.

Le opere appartengono ai maggiori artisti italiani e internazionali contemporanei sono spesso pensate site specific e in completa armonia con la magica atmosfera caratteristica del luogo. La collezione voluta da Daniele Crippa, direttore del Museo del Parco, conta ad oggi oltre 145 opere per lo più scultoree di differenti materiali e dimensioni ed è in costante crescita grazie alle continue acquisizioni. Joseph Beyus, il Cracking art group, Lucio Fontana, Fortunato Depero, Renato Guttuso, Giacomo Manzù, Bruno Munari, Arnaldo e Giò Pomodoro, Man Ray, Mimmo Rotella, Gino Severini sono solo alcuni dei nomi annoverabili.

Camminando in quest’oasi è possibile incontrare l’opera di Beyus, Olflasche (Oliera, 1986) che fa parte del più ampio progetto “Difesa della Natura”. Per anni l’artista ha passato alcune settimane in Italia (a Bolognano negli Abruzzi) lavorando a un progetto dalla forte valenza ambientalista sul tema del risparmio energetico, volta a sensibilizzare il pubblico a una riconversione economica ed ecologica delle pratiche agricole del sud d’Italia. Un’energia naturale, quella che cerca l’artista, declinata in senso cosmico/alchemico: “Noi piantiamo gli alberi e gli alberi piantano noi”. Un’energia vitale che nella scultura sociale diventa inno alla creatività umana, un concetto ampliato del fare artistico.

Il tema della sostenibilità ambientale è un fil rouge che caratterizza molte delle opere, in primis l’installazione I Suricati del Cracking art group 6 suricati fuxia che si stagliano eretti su due zampe come guardiani a difesa del parco.  Il suricato Cracking Art e’ realizzato in polietilene atossico riciclabile, misura cm 30 x 44 x 120 h e pesa 8 kg. Tutte le sculture del gruppo sono in plastica riciclata e vengono spesso vendute per raccogliere fondi in favore di restauri di beni culturali e ambientali come nel caso dell’istallazione REgeneration dove un numero considerevole di chiocciole azzurre furono disposte sulla terrazza del Duomo di Milano dall’8 al 13 ottobre 2012.

Di più recente acquisizione (2011) sono le due opere di Marco Veronese e Alex Angi, due degli esponenti cracking, che fanno parte del progetto di mostra itinerante “Naturale Rinascimento” che dopo Portofino ha raggiunto Venezia, Berlino e Vercelli. Mentre l’opera di Veronese F… the World è estremamente negativa e critica nei confronti dell’attuale situazione ambientale e sociale, Angi con l’installazione Turbo jungle (210 cm) coloratissima e intricata struttura di plastica riciclata dai toni più poetici, concede un po’ di spazio alla speranza.

Un’altra scultura degna di nota, che immediatamente attira l’attenzione del visitatore/esploratore, è il Rinoceronte appeso di Stefano Bombardieri. Il rinoceronte è un animale in via di estinzione ed è molto caro all’artista che lo descrive: «evocativo di mondi lontani, e mi attrae, forse perché tra i più vicini come aspetto a tanti animali estinti; appare placido ed un po’ malinconico, come quello felliniano del film E la nave và, ma è dotato di una intrinseca surrealtà: paradossalmente, nonostante la mole, è agilissimo».

«Un enorme adulto rinoceronte bonariamente tranquillo nonostante le sue tonnellate di muscoli attende di essere trasportato su di una nave. Imbragato come una qualsiasi merce commerciale, ci appare come icona surreale dei commerci clandestini di animali nel mondo. Ecco, la magia dell’arte, lungo il molo e sulle inarrivabili barche dolcemente cullate dal mar tirreno, si sente in differenti lingue, forse in tutte le principali del mondo, che il vero personaggio di oggi è il Rino. Ci si chiede dove verrà imbarcato, per che scopo ed in quali lidi giungerà? Nel Castello di Portofino, adiacente al Museo di Scultura, si è tenuta tempo fa una mostra omaggio a Federico Fellini; pare di sentire nell’aria un ironico e surreale sorriso di Federico ed una voce che ringrazia Stefano Bombardieri per questa affascinante opera che ci ha voluto regalare, ma maggiormente per il suo messaggio, perché da sempre l’arte è il mezzo per eccellenza per raggiungere direttamente i nostri cuori»

Daniele Crippa estratto da www.classartandesign.net

Inaspettatamente nel nostro percorso troviamo anche una Scultura da viaggio di Bruno Munari (1972) in alluminio. Le prime sculture da viaggio nascono all’inizio degli anni cinquanta come biglietti di auguri che si trasformavano in sculture pieghevoli; successivamente, a partire dal 1958, prendono il nome di sculture da viaggio. Munari si ispira all’arte degli origami giapponesi ma introduce la variante del taglio della carta, che nella tecnica orientale non era prevista e ne fa l’elemento essenziale. Un foglio di lamiera quadrata viene tagliata e piegata creando un volume-scultura in cui i pieni ed i vuoti creano forme negative-positive.

«La scultura si presenta piegata in una busta. Si apre la busta e si estrae la scultura. Appoggiate la scultura su di un piano orizzontale (sui piani inclinati scivola) e prima di spegnere la luce osservate come questa illumina le varie parti sporgenti o rientranti, le parti piene e quelle vuote. Voltatela dall’altra parte, cambia aspetto, i vostri pensieri da pratici diventeranno lentamente estetici (la velocità dipende da voi), non vi domanderete più “cusa l’è chel rob ki” [cosa è quella roba lì? in dialetto milanese, ndr] e vi addormenterete felici. Buona notte.»

Bruno Munari, Codice ovvio, Einaudi

Landscape
Il territorio del Parco è un vero e proprio tesoro botanico custodito sul promontorio, situato nel giardino voluto e costruito agli inizi del Novecento dal barone Mumm, era inizialmente pertinenza del Castello sovrastante. Il barone vi trasportò in occasione dei suoi molteplici viaggi intorno al mondo un’importante collezione di felci e di rare piante di pitosforo provenienti dal Giappone. Negli anni il giardino frutto di accurati interventi divenne famoso per la presenza di un grande numero di camelie considerate per la loro dimensione, merito del microclima del luogo, tra le più interessanti dal punto di vista botanico di tutta la penisola. Altrettanto significativo il numero e la fioritura degli oleandri. 

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Museo del Parco di Portofino cucchiaio
Molo Umberto I
chiuso martedì e da ottobre a maggio
ingresso € 5.00
 www.museodiportofino.it

 

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