Giardino di Villa Belgiojoso

Il giardino di Villa Belgiojoso è speciale e lo si capisce immediatamente varcando il cancello d’ingresso dove un cartello avverte: “L’ingresso è riservato ai minori di 12 anni accompagnati da una persona adulta”. Più che un divieto, questa pare essere un’indicazione: qui si entra in un luogo incantato, romantico e scenografico, nonostante le piccole dimensioni (19 mila metri quadri). Questo è senza dubbio uno dei parchi più riservati ma al contempo più amati dai milanesi, solo una strada lo divide dagli adiacenti giardini pubblici di Intro Montanelli, ma qui si respira un’atmosfera del tutto diversa! Qui non ci sono spazi dedicati all svago di tutti (non sono ammessi né cani, né biciclette), si entra come se avessimo avuto il privilegio di essere stati invitati in uno spazio unico e privato.
Questo luogo discreto è nato a completamento della dimora neoclassica, l’omonima villa che durante il periodo napoleonico assunse il nome di “Villa reale” e dal 1921 divenne di proprietà del Comune che ne fece la sede della Galleria d’Arte Moderna.

Veduta del Giardino di Villa BelgiojosoIl giardino di Villa Belgiojoso. Foto di Alessia Ballabio per YOG – Your own guide

Superato l’ingresso che costeggia la villa, si arriva al centro del parco, uno dei primi esempi di giardini “all’inglese” realizzati a Milano su commissione del conte Lodovico Barbiano di Belgiojoso, figura di spicco della nobiltà milanese e della corte asburgica e su progetto dell’architetto viennese Leopold Pollack, allievo del Piermarini. Come la villa, il giardino risente dell’influenza di dettami innovativi da cui scaturì un progetto molto originale per l’epoca. Determinante fu la supervisione del conte Ettore Silva, grande esperto di giardini e autore del trattato Dell’arte dei giardini inglesi del 1801: niente viali alberati ma un paesaggio naturale e romantico arricchito da finte rovine, ponticelli, tempietti e sculture.

Una piccola cascata sgorga da un gruppo di rocce, dando luogo a un “torrente” che attraversa tutto il giardino per confluire in un laghetto, di fronte alla villa da cui è separato da un grande prato, e ombreggiato dagli alberi con al centro una piccola isola con un tempietto circolare, dedicato ad Amore, opera di Ettore Silva.
Il giardino include alcuni edifici significativi. Adiacente al giardino il Padiglione d’arte contemporanea (PAC), realizzato da Ignazio Gardella nel 1954 e ricostruito dal figlio Jacopo a seguito dell’attentato terroristico del 27 luglio 1993. Maestosa è poi la Villa Reale – esempio di architettura neoclassica – che accoglie al suo interno la Galleria d’Arte Moderna (GAM). Alcune curiosità: il cortile della villa, verso via Palestro recentemente ristrutturato, è curato dall’associazione Orticola. Nel portico meridionale, un tempo limonaia e ora recuperato come giardino d’inverno, trova spazio la caffetteria, Lubar che grazie alle vetrate restaurate e l’arredamento ricco di piante d’interno offre un momento di pausa in un luogo immerso nella natura.

Veduta dell'opera di WildtAdolf Wildt, La Fontana della vita. Foto di Alessia Ballabio per YOG – Your own guide

La Fontana della vita di Wildt, un dettaglio dei riflessiAdolf Wildt, La Fontana della vita (dettaglio). Foto di Alessia Ballabio per YOG – Your own guide

La Fontana della vita di Wildt. Giardino di Villa BelgiojosoAdolf Wildt, La Fontana della vita (dettaglio). Foto di Alessia Ballabio per YOG – Your own guide

Ma veniamo a quello che maggiormente ci interessa, i due gruppi scultorei qui custoditi nel giardino di Villa Belgiojoso che sono tra le opere d’arte pubblica che preferiamo in città: Il santo, il giovane, il saggio o La Fontana della vita di Adolfo Wildt e I sette savi, celebre opera di Fausto Melotti.
La Fontana della Vita realizzato da Adolf Wildt (potete leggerne la storia completa qui) a partire dal 1902, inizialmente doveva essere una fontana da interno, commissionata da Franz Rose per essere ospitata in un apposito padiglione da erigersi nel parco del suo castello di Doulhau, ma per avverse vicende l’iniziale progetto non venne portato a termine e modificato in corso d’opera. È ospitata in questo giardino dal 1926 e negli anni Ottanta viene chiusa con lastre di vetro per proteggerne la candida alla superficie marmorea. Questo nuovo accorgimento dà vita a un gioco divertentissimo di riflessi che gli amanti della fotografia non dovrebbero farsi sfuggire. Dà grande soddisfazione, infatti, racchiudere in un unico scatto l’intero complesso scultoreo e l’immagine di villa Reale che qui vi si specchia.

I Sette Savi di Melotti. Giardino di Villa BelgiojosoFaust Melotti, I Sette Savi. Foto di Alessia Ballabio per YOG – Your own guide

I Sette Savi di Melotti. Giardino di Villa BelgiojosoFaust Melotti, I Sette Savi. Foto di Alessia Ballabio per YOG – Your own guide

L’altra opera, I sette savi di Melotti (qui trovate il nostro approfondimento) replica dell’originale realizzato dallo scultore nel 1936, è collocati nel punto in cui il PAC si compenetra nel giardino. Il gruppo scultoreo è costituito da sette sagome bianche in marmo disposte secondo un poligono irregolare;  i corpi si stagliano ieratici senza braccia, con le gambe unite e con il capo leggermente rivolto verso l’alto, essi sono privi di connotati fisionomici, come dei manichini metafisici. Esistono diverse copie originali dei Sette Savi, la più conosciuta è esposta al Mart di Rovereto, città natale di Melotti.

🌿  Nel giardino di Villa Belgiojoso… Tra gli alberi, all’ingresso del giardino un bagolaro dall’inconsueto fusto policormico (tronco suddiviso); tra le altre specie arboree, carpino bianco, cedro dell’Himalaya, cipresso calvo, gruppi di magnolie, noce nero, ontano nero, tasso, agrifoglio e ciliegio da fiore e, ancora, i rari falso loto o albero di sant’Andrea e l’albero del caffè (Gymnocladus dioica). Tra le specie arbustive gruppi di diverse specie di ortensia, rododendro, viburno, forsizia e pittosforo.

 



Giardino di Villa Belgiojoso Bonaparte

Via Palestro 8, Milano
Aperto tutti i giorni
Orario: 9:00 – 16:00