Biella: Fondazione Zegna, All’aperto

Promosso dalla Fondazione Zegna, il progetto ALL’APERTO – a cura di Andrea Zegna e Barbara Casavecchia – nasce con l’intento di rendere più fruibile l’accesso all’arte contemporanea e ai suoi valori. Dal 2008 sviluppa nell’area attorno a Trivero una serie di opere permanenti e site specific realizzate da autori di calibro internazionale.

Daniel Buren, Le banderuole colorate, 2007. Foto di Alessia Ballabio

Daniel Buren, Le banderuole colorate, 2007. Foto di Luca Fregoso

Daniel Buren, Le banderuole colorate, 2007. Foto di Luca Fregoso

Per il debutto, Daniel Buren ha incorniciato le terrazze panoramiche del Lanificio Zegna con Le banderuole colorate, lavoro del 2007: un arcobaleno di bandiere di sette tonalità diverse, fluttuanti tra verde e azzurro, in base a una sequenza di sette tonalità della scala cromatica Pantone, che per effetto ottico sembrano fondersi in un unico colore.
Fin dagli anni Sessanta, Buren opera “in situ”, cioè progetta e realizza opere pensate su misura per un determinato spazio e pubblico. Per i propri interventi, sfrutta un “utensile visivo” di disarmante semplicità che è divenuto suo simbolo: un motivo – sempre identico – a bande verticali bianche da 8.7 cm, alternate ad altri colori.

Alberto Garutti, Dedicato alle persone che sedendosi qui ne parleranno, 2009. Foto di Demian Dupuis

Alberto Garutti, Dedicato alle persone che sedendosi qui ne parleranno, 2009. Foto di Demian Dupuis

Alberto Garutti, Dedicato alle persone che sedendosi qui ne parleranno, 2009. Foto di Demian Dupuis

L’edizione del 2008 è affidata ad Alberto Garutti (ne avevamo già parlato QUI)che per mappare il territorio di Trivero, si è fatto aiutare dalle insegnanti e dagli alunni di una classe quinta della locale scuola primaria, chiedendo ai bambini di scegliere, descrivere e disegnare un cane del paese. Ciò gli ha consentito di entrare in contatto con i ragazzi, i loro famigliari e i possessori degli animali, incontrandoli, fotografandoli e coinvolgendoli nella realizzazione del progetto. Il risultato è un’opera pubblica che può essere utilizzata e “adottata” da tutti: una serie di panchine in cemento sulle quali siedono uno o più ritratti dal vero dei cani, con incisa la seguente didascalia: “Il cane qui ritratto appartiene a una delle famiglie di Trivero. Quest’opera è dedicata a loro e alle persone che sedendosi qui ne parleranno.”
Le panchine sono state disseminate in vari luoghi d’incontro e attività cittadini, tra cui il Centro Zegna, il Municipio, il giardino delle scuole di Ronco, la piazza della Chiesa Matrice di Gioia, i campi sportivi antistanti il Palazzetto dello Sport a Ponzone.

Stefano Arienti, I Telepati, 2011. Foto di Demian Dupuis

Stefano Arienti, I Telepati, 2011. Foto di Demian Dupuis


Stefano Arienti, I Telepati, 2011. Foto di Demian Dupuis

Nel 2011, Stefano Arienti, tra i più autorevoli protagonisti della scena italiana, ha distribuito I Telepati nelle frazioni di Trivero in due modi diversi. Il primo è invisibile: una rete Wi-Fi accessibile gratuitamente in vari punti del Comune. Il secondo è più canonico: in alcune aree coperte dal segnale, I Telepati assumono la forma di sculture di “numi tutelari” che marcano i luoghi. Arienti ha trasformato delle grandi pietre di fiume di provenienza locale, plasmate dal tempo, in teste abbozzate e dipinte, installandole in modo che possano mimetizzarsi nel paesaggio.
Dice l’artista: “Ho scelto un titolo ironico come ‘I Telepati’ per evocare personaggi capaci di trasmettere il pensiero – cosa alla quale non credo, ma che innesca molte fantasie – perché mi piace che le sculture incarnino quest’idea di comunicazione immateriale. Come se una tecnologia contemporanea quale Internet realizzasse un sogno antichissimo dell’umanità: quello di comunicare a distanza, ‘senza fili’.”

Roman Signer, Horloge, 2012. Foto di Demian Dupuis

Roman Signer, Horloge, 2012. Foto di Demian Dupuis

ALL’APERTO edizione 2012 vede come protagonista l’elvetico Roman Signer, al suo primo progetto pubblico in Italia. Intitolata Horloge, l’opera è una “scultura-tempo” – come l’artista stesso la definisce – alta quattro metri. Simile a un grande orologio da stazione, ha tuttavia un quadrante privo di lancette: a segnare il passaggio dei minuti, ogni quarto d’ora, è uno sbuffo di vapore ad alta pressione, ogni volta diverso e pronto a svanire nel nulla, come gli attimi che compongono la vita. Con ironia e leggerezza, Signer invita così gli spettatori a una periodica riflessione esistenziale:

“Solo il tempo umano sembra scorrere con regolaritàmentre la natura, l’energia e le cose seguono un flusso diverso, dove è piuttosto il cambiamento a fungere da regola”.

Horloge è collocato lungo via Roma, nei pressi dell’ingresso principale al Lanificio Zegna, perché Signer l’ha ideato nel corso di una passeggiata sul tetto della fabbrica, dominato dalla presenza di un’alta ciminiera in mattoni e dalla costante fuoriuscita del vapore degli impianti. Con il suo “filo” di fumo, l’artista stabilisce un legame tra tempo del lavoro e tempo libero, come pure tra Trivero e il paesaggio che gli è più familiare, quello delle colline del Cantone di San Gallo, costellate dalle ciminiere delle fabbriche tessili.
Con i suoi silenziosi sbuffi a orologeria, Horloge intende cogliere lo spettatore di sorpresa, come un’apparizione surreale, ma anche inserirsi con semplicità e senza clamore nei ritmi del paese.

Marcello Maloberti, I baci più dolci del vino, 2012. Foto di Demian Dupuis

Marcello Maloberti, I baci più dolci del vino, 2012. Foto di Demian Dupuis

I baci più dolci del vino, progetto di Marcello Maloberti, è stato inaugurato il 5 ottobre 2013 con una grande azione collettiva. Canti di uccelli, serenate alla luna, il rumore del mare, cori di piccoli lupi, baciamani e azioni poetiche: un happening festoso che ha coronato la collaborazione dell’artista con alcune associazioni del paese tutti ad accogliere il primo intervento pubblico permanente di Maloberti: un piccolo “giardino delle delizie”.
Il titolo è una citazione dal Cantico dei Cantici, ripresa da una celebre canzone pop americana del dopoguerra, Kisses Sweeter Than Wine, così come da una movimentata performance teatrale di Öyvind Fahlström all’Armory di New York, nel 1966. Il giardino comprende numerosi elementi: il più visibile è la monumentale scritta in cemento da 32 metri; il più profumato, un roseto con una quindicina di varietà di fiori, tutti bianchi. Inoltre, ci sono alberi da frutto, arredi disegnati dall’artista, una scalinata che fronteggia un frammento di palco e una mezzaluna al neon: “che ogni sera augura una buonanotte serena al paese”, dice Maloberti, tra i protagonisti del Padiglione Italia della 55ma Biennale di Venezia.

Dan Graham, Two Way Mirror / Hedge Arabesque, 2014. Foto di Alessia Ballabio

Dan Graham, Two Way Mirror / Hedge Arabesque, 2014. Foto di Alessia Ballabio

“Bisogna accettare che il ruolo del giardiniere è di pari dignità a quello dell’architetto!”

Tempo fa il musicista, produttore e artista Brian Eno ha così sintetizzato il suo modo di intendere la creazione di una composizione musicale partendo dalla similitudini tra l’architetto e il giardiniere. I Pavilions di Dan Graham sono splendide costruzioni installate in luoghi naturali, posti in perfetto equilibrio tra artificio e ambiente e sono frutto di un pensiero artistico volto a far crollare le barriere tra i generi per poter mescolare le discipline in un’unica opera, per restituire pari dignità a ogni mestiere dell’arte.

L’ultima edizione di ALL’APERTO accoglie permanentemente l’opera Two Way Mirror / Hedge Arabesque di Dan Graham, inserita nello scenario della Conca dei Rododendri, una delle zone più frequentate dell’Oasi Zegna, grazie alla sua spettacolare fioritura primaverile.
L’analisi della relazione tra arte, architettura, natura e intrattenimento è uno dei fulcri della ricerca di Graham e così Two Way Mirror / Hedge Arabesque rappresenta uno dei caratteristici padiglioni di Graham, in acciaio e vetro, qui sezionato da un’alta siepe (Hedge) in tasso. Il vetro Two Way Mirror, ha una proprietà unica: da un lato è trasparente, dall’altro riflette la luce, come uno specchio. Adottando il profilo curvilineo degli arabeschi (Arabesque, nel titolo, è lo stile decorativo caratteristico dell’arte islamica, composto da motivi vegetali e floreali intrecciati), Graham ne assembla le lastre in modo da moltiplicare gli angoli di rifrazione e il sovrapporsi delle immagini: a seconda del movimento dei visitatori nello spazio, delle condizioni naturali della luce e delle mutazioni del paesaggio circostante, chi entra viene catturato da un gioco di specchi ogni volta diverso. I padiglioni di Graham, congegnati come luoghi d’incontro, svago, conversazione o raccoglimento, sono opere aperte a tutti.

 


Fondazione Zegna
via Marconi 23, Trivero (Biella)
Per info, novità ed eventi: (+39) 015 7591463
allaperto@zegna.com
www.fondazionezegna.org

Tags: