Fondazione Prada: tra arte e architettura

La Fondazione Prada è stata progettata recuperando una ex-distilleria dei primi del Novecento caratterizzata da un’insolita distribuzione degli ambienti spaziali. Il complesso si compone di sette edifici esistenti, e tre nuove strutture: il Podium, un grande padiglione espositivo per mostre temporanee, il Cinema, un auditorium multimediale; e la Torre, uno spazio espositivo permanente per la collezione e le attività della Fondazione.

La nuova sede milanese della Fondazione Prada, progettata dallo studio di architettura OMA, guidato da Rem Koolhaas, espande il repertorio delle tipologie spaziali in cui l’arte può essere esposta e condivisa con il pubblico.
Nel progetto di OMA coesistono quindi due dimensioni: l’opera di conservazione e l’ideazione di una nuova architettura che, pur rimanendo distinte, si confrontano in un processo di continua interazione.
Situata in Largo Isarco, nella zona sud di Milano, il complesso si sviluppa su una superficie totale di 19.000 m2, di cui 11.000 saranno utilizzati per le attività espositive.
L’edificio all’entrata del nuovo centro accoglierà il pubblico con due spazi nati da collaborazioni speciali: un’area didattica dedicata ai bambini e sviluppata con gli studenti dell’École nationale supérieure d’architecture de Versailles; e un bar ideato dal regista Wes Anderson, il Bar Luce, che ricrea l’atmosfera dei tipici caffè di Milano.


Architettura

La torre bianca è uno degli edifici simbolo del nuovo Polo Museale che lo studio OMA, guidato dall’architetto Rem Koolhaas, ha progettato sul lato nord-ovest della Fondazione Prada – a oggi in fase di costruzione – rappresenta l’edificio dominante dell’intero complesso di largo Isarco. L’edificio si articola su 7 piani a volumi sospesi, ognuno dei quali a pianta differente; la struttura appoggia su fondamenta di 3 m di altezza con uno sbalzo di 8 m rispetto all’asse stradale, collegato al complesso principale attraverso un elemento chiamato “tube”.
Il progetto è caratterizzato da un raffinato dialogo tra l’opera di conservazione e l’ideazione di una nuova architettura che, pur rimanendo distinte, si confrontano in un processo in continua evoluzione. Due condizioni che di solito vengono tenute separate, in questo caso vengono affrontate in uno stato di interazione permanente, il cui risultato è un insieme di frammenti che non confluiscono in una singola immagine, né consentono a qualsiasi parte di dominare sull’altra.

La torre bianca (dettaglio) in construzione. Foto di Valeria Corbetta

La torre bianca (dettaglio) in construzione. Foto di Valeria Corbetta

La Haunted House (Casa degli spiriti) è uno degli edifici della distilleria degli anni Dieci del secolo scorso, in cui ha sede la Fondazione Prada. Senza modificare i volumi originali, il progetto architettonico ha preservato e rinforzato la struttura, la cui superficie esterna è stata rivestita da uno strato di foglia d’oro. All’interno sono accolte, permanentemente, alcune installazioni di Robert Gober (1954) e di Louise Bourgeois (1911-2010).

Sulla sinistra l’ingresso del Bar Luce, sulla destra – in oro – la Haunted House. Foto di Valeria Corbetta

LD IMG_0426La Haunted House (dettaglio). Foto di Alessia Ballabio

La Haunted House (dettaglio). Foto di Alessia Ballabio

Dettagli dei materiali. Foto di Valeria Corbetta

Il Bar Luce è uno degli spazi più suggestivi della Fondazione Prada, progetto dal regista Wes Anderson ricrea l’atmosfera di un tipico caffè della vecchia Milano sia nell’arredamento che nella selezione dei liquori offerti, molti dei quali sono difficilmente reperibili nella grande distribuzione.
L’edificio che lo ospita mantiene una serie di strutture in acciaio a vista applicate alle pareti portanti che forniscono un rinforzo strutturale permettendo di conservare le superfici, quali il soffitto a volta che qui riproduce in “miniatura” la copertura in vetro della galleria Vittorio Emanuele, uno dei luoghi simbolo di Milano. Altri elementi chiave della galleria trovano spazio nella parte superiore del bar, in una sorta di schema decorativo.
Quanto agli arredi, le sedute, i mobili di formica, il pavimento, i pannelli di legno impiallacciato che rivestono le pareti e la gamma cromatica ricordano la cultura popolare e l’estetica dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, a cui Anderson si è già ispirato per il cortometraggio Castello Cavalcanti del 2013. Tra le altre fonti iconografiche vi sono in particolare due capolavori del Neorealismo italiano, entrambi ambientati a Milano: Miracolo a Milano (1951) di Vittorio De Sica e Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti.
Al bar, pensato per divenire un punto di incontro aperto al pubblico e fulcro della vita di quartiere, si accede anche da un ingresso su via Orobia, indipendente rispetto a quello della Fondazione Prada.

La folla di fronte al Bar Luce nei giorni dell’inaugurazione. Foto di Alessia Ballabio

Una continua contaminazione tra differenti discipline artistiche, nuove e antico, occidentale e orientale, si riflette nella composizione spaziale della Fondazione Prada di Milano. Il complesso è stato oggetto di una riconfigurazione architettonica che combina tre nuove strutture agli edifici preesistenti: ne è nato un campus di spazi post-industriali e nuovi, con un’alternanza di apertura e intimità in cui i cortili offrono alla cittadinanza uno spazio pubblico comune. La ricchezza e la varietà degli spazi incoraggerà a reagire alle sollecitazioni culturali in modo rapido e spontaneo.

Rem Koolhaas: “Il progetto della Fondazione Prada non è un’opera di conservazione e nemmeno l’ideazione di una nuova architettura. Vecchio e nuovo, orizzontale e verticale, ampio e stretto, bianco e nero, aperto e chiuso: questi contrasti stabiliscono la varietà di opposizioni che descrive la natura della nuova Fondazione. Introducendo numerose variabili spaziali, la complessità del progetto architettonico contribuisce allo sviluppo di una programmazione culturale aperta e in costante evoluzione, nella quale sia l’arte che l’architettura trarranno beneficio dalle loro reciproche sfide”

Cortile interno. Sulla sinistra il Cinema e sulla destra la Cisterna. Foto di alessia Ballabio

Giochi di specchi. Foto di Alessia Ballabio

Nel riflesso l’Haunted House. Foto di Alessia Ballabio

Ingresso. Foto di Valeria Corbetta


Arte e impegno culturale

Da oramai vent’anni la Fondazione Prada si interroga su quali siano gli intenti e la rilevanza dell’impegno culturale oggi, con una serie di progetti in continua evoluzione. Ci sono state commissioni “utopiche” a singoli artisti, conferenze di filosofia contemporanea, mostre di ricerca e iniziative in campo cinematografico. Aprendo una sede permanente a Milano, la Fondazione vuole offrire nuove opportunità di ampliare e approfondire i nostri modi di imparare.

“’A che cosa serve un’istituzione culturale?’ È questa la domanda fondamentale da cui vogliamo muovere. Siamo convinti che la cultura sia profondamente utile e necessaria, oltre che coinvolgente e attrattiva. Deve arricchire la nostra vita quotidiana, aiutarci a capire i cambiamenti che avvengono in noi e nel mondo. Sarà questa convinzione la base delle attività future della Fondazione. Il nostro interesse principale sono le idee, e i modi in cui l’umanità le ha trasformate in discipline specifiche: letteratura, cinema, musica, filosofia, arte e scienza. Il nuovo spazio espanderà la portata dei saperi della Fondazione. Ogni campo avrà una sua autonomia, ma lo scopo complessivo sarà uno solo. La coesistenza delle discipline andrà a generare risonanze e intersezioni culturali imprevedibili.”

Questo atteggiamento di apertura e di invito caratterizza il tono politico della nuova sede di Milano, ribadendo che la partecipazione è possibile per tutte le generazioni e utilizzando registri diversi.
Un tentativo di ridefinire i programmi educativi si affiancherà al ripensamento del concetto di Biblioteca e poi Cinema all’interno di un’istituzione artistica contemporanea, senza trasformarla in un film festival.
La Fondazione ha scelto l’arte come principale strumento di lavoro e di apprendimento: un territorio di pensiero libero che accoglie sia figure consolidate e imprescindibili sia approcci emergenti.

La Collezione Prada, che include perlopiù opere del XX e XXI secolo, è un altro potente strumento. Vista come un repertorio di prospettive e di energie potenziali, saranno persone diverse a offrirne nuove interpretazioni e a cercare al suo interno idee finora inesplorate: curatori, artisti, architetti, ma anche scienziati e studenti, pensatori, scrittori.

Serial Classic, co-curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola. Foto di Alessia Ballabio

An Introduction nata da un dialogo tra Miuccia Prada e Germano Celant. Foto di Alessia Ballabio

TritticoLost Love (2000) di Damien Hirst. Foto di Alessia Ballabio

Personale di William N. Copley a cura di Germano Celant. Foto di Valeria Corbetta

Betye Saar, Uneasy Dancer a cura di  Elvira Dyangani Ose. Foto di Valeria Corbetta

 


Fondazione Prada

largo Isarco 2, Milano
Tutti i giorni: 10.00 – 21.00
Ingresso intero: 10 euro Con l’acquisto del biglietto è possibile visitare anche l’Osservatorio Fondazione Prada (Galleria Vittorio Emanuele II) entro 7 giorni dalla sua emissione
www.fondazioneprada.org

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