Film dedicati al mondo dell’arte. The Best of by yog

In questi giorni da passare a casa, ci piacerebbe farvi compagnia e darvi alcuni consigli sui film che più amiamo dedicati al mondo dell’arte.

Articolo in continuo aggiornamento.

La ricotta (1963)

Regia: Pier Paolo Pasolini

Se amate l’arte questo è un film da vedere e da rivedere, per ritrovarvi le opere di due grandi pittori manieristi italiani, che il regista inserisce come dei tableaux vivant nelle sequenze del suo lucido ritratto di Cinecittà. Si tratta dell’opera “Il trasporto di Cristo” di Jacopo da Pontormo, del 1526-1528 conservata nella chiesa Santa Felicita a Firenze e della “Deposizione dalla Croce” di Rosso Fiorentino, del 1521, destinata alla Cappella della Croce di Giorno a Volterra, oggi conservata alla Pinacoteca. La pellicola pasoliniana, ambientata nelle campagne romane, racconta la giornata di una troupe impegnata a girare un film sulla Passione di Cristo.

La ricotta è uno dei quattro racconti del film a episodi Ro.Go.Pa.G. del 1963 il cui titolo stesso identifica le iniziali dei quattro autori che ne hanno diretto le singole parti: Roberto Rossellini, Jean Luc Godard, Pier Paolo Pasolini e Ugo Gregoretti, che si esprimono in modo ironico sulla condizione talvolta tragica e surreale dell’uomo contemporaneo.

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Un chien andalou (1929)

Regia: Luis Buñuel

Un chien andalou è un cortometraggio del 1929 scritto, prodotto ed interpretato da Luis Buñuel – cinefilo e poeta spagnolo, già assistente di Jean Epstein – e dal pittore spagnolo Salvador Dalí.  Probabilmente il film che meglio incarnò le tesi del surrealismo. Difficile ricostruire logica e cronologia, il cui spunto iniziale è un litigio tra due amanti. La prima e più nota scena, è quella di un uomo che senza alcuna ragione apparente taglia l’occhio di una donna impassibile con una lametta da barba e che riappare indenne nella scena successiva. Seguono altre immagini in cui vediamo formiche brulicare sulle mani dell’uomo, due pianoforti e due carogne d’asino trascinati dal protagonista attraverso una stanza, un paio di mani che spuntano da un muro agitando uno shaker.

Nel 1960, sotto la direzione di Buñuel, è stata aggiunta una colonna sonora al film. Buñuel ha usato la stessa musica che eseguì (usando registrazioni fonografiche) alla proiezione del 1929: il Liebestod dal Tristano e Isotta di Richard Wagner e due tango argentini.

Guarda Un chien andalue

https://www.youtube.com/watch?v=054OIVlmjUM

 


Arca russa (2002)

Regia: Aleksandr Sokurov

L’arca russa è un film del 2002, diretto da Aleksandr Sokurov, che mostra la “vita” del palazzo dell’Ermitage di San Pietroburgo nei secoli attraverso gli occhi di un personaggio non ben identificato di cui percepiamo solo la voce. La pellicola ha la particolarità di essere girata secondo un unico piano-sequenza di 90 minuti, ovvero senza stacchi.

Il racconto si snoda nelle magnifiche sale del palazzo d’Inverno, un tempo palazzo degli zar e oggi museo. Il nostro protagonista, che sembra essere visto solo da un burbero intellettuale tedesco dell’Ottocento, è testimone di una serie di eventi che si svolgono in varie epoche all’interno del palazzo: incontrerà Pietro il Grande e Caterina di Russia, la famiglia dell’ultimo zar, camminerà tra i turisti contemporanei che visitano il museo e parteciperà a un gran ballo di fine Ottocento, scoprendo in fine che il palazzo è destinato a galleggiare su un mare d’acqua per l’eternità.

Si tratta di uno sforzo tecnico impressionante, una messa in scena da Kolossal, un vero e proprio spettacolo in diretta senza interruzioni, che ha visto più di tremila comparse coordinate con un tempismo senza paragoni.

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Marina Abramovic: The artist is present (2010)

Regia: Matthew Akers

The Artist is Present, 2010, Museum of Modern Art, New York, 9 March – 31 May 2010, Photo by Andrew Russeth / CC BY-SA

Marina Abramovic: The artist is present racconta quella che può essere considerata la performance più importante della vita di Marina Abramovic, icona di tutte le forme di espressività legate al corpo: la personale al MoMA di New York, in tutte le fasi, dal sopralluogo ai momenti fuori dal museo, fino all’esecuzione avvenuta tra il 14 marzo e il 31 maggio 2010.

In questa pièce l’artista si esibiva ogni giorno nelle ore di apertura del museo. Seduta in assoluto silenzio a un tavolo nell’atrio, invitava i visitatori a sedersi di fronte a lei per tutto il tempo desiderato. L’artista non aveva alcuna reazione di fronte ai partecipanti, tuttavia il loro coinvolgimento costituiva il completamento dell’opera, permettendo loro di vivere un’esperienza personale con l’artista e con la performance stessa.

I documentari che testimoniamo le performance per l’Abramovic sono fondamentali, perché diventano parte del “metodo” e consentono in questo modo la possibilità di condividerlo in una dimensione più ampia. Marina Abramovic esplorerà da questo momento in poi il potere trasformativo della performance artistica e l’importanza del rapporto indissolubile che lega l’artista al pubblico.

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Frida (2002)

Regista: Julie Taymor

Il film è incentrato sulla vita della pittrice messicana Frida Kahlo, interpretata da Salma Hayek. Un’esistenza segnata dalle dolorose ferite di un grave incidente in giovane età che hanno costretto l’artista a lunghi periodi di immobilità. La relazione complessa con il pittore e muralista rivoluzionario Diego Rivera e un prestigioso circolo di amici hanno accompagnato la donna fino alla sua precoce morte, da Lev Trockij a Tina Modotti.

Il film è un adattamento cinematografico del libro Frida: A Biography of Frida Kahlo di Hayden Herrera. Alcuni dei quadri attribuiti nel film a Frida Kahlo, in realtà sono stati realizzati dalla stessa Salma Hayek.

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Il tormento e l’estasi 

Regia: Carol Reed

Il film è un’indagine psicologica sul furore artistico di Michelangelo – dalla commissione fino alla conclusione della Cappella Sistina – e il suo rapporto con il papa Giulio II della Rovere che gli commissionò l’opera, un film di Carol Reed con Charlton Heston nei panni del grande artista. Preceduto da un prologo sulle opere di Michelangelo, il Buonarroti passa angosciosi momenti di sconforto e di insicurezza, ma la sua opera gli fa scoprire capacità che non credeva di possedere.

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La ragazza con l’orecchino di perla (2003)

Regia: Peter Webber

La pellicola è ispirata al romanzo omonimo di Tracy Chevalier ed entrambi ruotano attorno alla vita del pittore Johannes Vermeer, meglio noto come Jan Vermeer, e in particolare al suo quadro Ragazza col turbante, noto anche con il titolo di Ragazza con l’orecchino di perla.

Nell’Olanda della seconda metà del XVII secolo, la giovane Griet (Scarlett Johansson) si trova a prestare servizio nella casa del maestro Johannes Vermeer (Colin Firth), uno dei più grandi pittori olandesi del Seicento.

Le differenze culturali e sociali non impediscono che il pittore scopra nella ragazza una particolare predisposizione all’arte: di lei farà la sua musa ispiratrice nonché modella per un ritratto che rimarrà icona della pittura fiamminga.

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Destino

Regia: Salvador Dalì e Walt Disney

Lo abbiamo scoperto 10 anni fa in chiusura della mostra a Palazzo Reale “Salvador Dalì. Il Sogno si avvicina”, si tratta di un cortometraggio di animazione di 7 minuti, che rappresentano il punto di incontro di due grandi uomini: Walt Disney e Salvador Dalì, che quando si conobbero decisero di realizzare un film d’animazione, insieme al compositore messicano Armando Dominguez e al disegnatore degli studios John Hench. Lo chiamarono “Destino”. Ma 8 mesi dopo la produzione venne interrotta per le improvvise difficoltà economiche dovute all’inizio del secondo conflitto mondiale. Hench aveva prodotto un piccolo test d’animazione di diciotto secondi, sperando che un giorno l’azienda avrebbe recuperato il progetto. Oltre cinquant’anni dopo infatti fu il nipote di Walt Disney, Roy Edward Disney, allora alle prese con la realizzazione di Fantasia 2000, a ritrovarne le bozze. Gli studios di Parigi si occuparono quindi del ripristino e della confezione del cartoon, con la produzione di Baker Bloodworth e la direzione di Dominique Monfrey: venticinque animatori lavorarono alla sfida, decifrando l’incredibile storyboard dei due autori, pieno di simboli, riferimenti critptici, immagini incredibili, e poi unendo al disegno tradizionale alcuni elementi digitali.

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