Fausto Melotti, I sette savi

Ben visibili dalle vetrate del PAC e raggiungibili dall’ingresso del giardino di Villa Belgiojoso, i Sette Savi di Fausto Melotti sono un dono dell’artista al Museo del Novecento nel 1981.

I sette savi, Fauso Melotti, foto © Valeria Corbetta
I sette savi, Fauso Melotti, foto © Valeria Corbetta
I sette savi, Fauso Melotti, foto © Valeria Corbetta
I sette savi, Fauso Melotti, foto © Valeria Corbetta

Il gruppo scultoreo è costituito da sette sagome bianche in marmo disposte secondo un poligono irregolare;  i corpi si stagliano ieratici senza braccia, con le gambe unite e con il capo leggermente rivolto verso l’alto, essi sono privi di connotati fisionomici, come dei manichini metafisici.

Esistono diverse copie originali dei Sette Savi, la più conosciuta è esposta al Mart di Rovereto – città natale di Melotti – dove le figure disposte in senso circolare riportano l’impronta di una mano sul petto.

La prima versione era stata pensata per la sala chiamata Coerenza uomo in occasione della VI Triennale di Milano e comprendeva originariamente dodici figure modulari che davano vita una vera e propria installazione site-specific sul tema della ripetitività. Cinque di queste statue vennero distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale e le sette sculture sopravvissute servirono da spunto a Melotti per le sue riflessioni sul significato e la ricorrenza del numero sette.

Milano conserva un’altra riproduzione in pietra dei Sette Savi, che nel Sessanta lo scultore, aveva donato al Liceo Classico Carducci. L’opera – scomparsa nel 1964 – è stata ritrovata nel 2008 nello scantinato del liceo in critiche condizioni di conservazione. Secondo il “Corriere della Sera” del 5 aprile 2012 la Sea si occuperà del restauro e li esporrà per qualche mese a Malpensa, per poi restituirli al Comune.

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I sette savi, Fauso Melotti, foto © Valeria Corbetta
I sette savi, Fauso Melotti, foto © Valeria Corbetta

Fausto Melotti
I sette savi, 1981

PAC
Milano

 

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