Daniel Buren, Cinq couleurs pour un cylindre

Una grande vetrata divisa in rettangoli dai colori forti e con le caratteristiche linee di Daniel Buren: è l’opera Cinq couleurs pour un cylindre che è stata donata dai collezionisti Daniela e Alvise Braga Illa alla Triennale di Milano. La nuova opera milanese è un esercizio di estremo rigore che si stempera sulle proporzioni dell’edificio de La Triennale occupando permanentemente la vetrata della celebre scala elicoidale di Giuseppe Pagano, decorata in occasione della mostra dedicata ai 40 anni di carriera di Massimo Minini.

La bellezza e l’efficacia delle grammatiche visive di Daniel Buren hanno un fascino molto popolare, meravigliosamente intuitivo che è divenuto il suo tratto distintivo. Non è solamente il suo motivosignature di strisce verticali della stessa larghezza, ossessivamente ripetuto, con cui l’artista francese ha lavorato per decenni, ma soprattutto i parametri della sua estetica minimalista che fin dagli anni Sessanta, si è trasformata in un potente utensile concettuale, che ha investito programmaticamente la sua produzione visiva e testuale. Con estrema coerenza, Buren ha utilizzato e applicato questa semplificazione di dispositivi a un gran numero di lavori site specific che hanno fatto storia. Le sue strisce, di tessuto prima e di differente prodotto industriale poi, si sono declinate in un grande numero di colori e materiali: vetro, pietra ecc. e hanno abbandonato il terreno di una pura dichiarazione per approdare a una ridefinizione dello spazio pubblico o privato.

Daniel Buren è nato nel 1938 a Boulogne-Billancourt (F). Vive e lavora in situ.
Artista di fama internazionale ha ricevuto nel corso della sua lunga carriera molti riconoscimenti e premi, fra i quali il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1986 e il Praemium Imperiale per la pittura della Japan Art Foundation, nel 2007.
Dopo gli studi all’Ecole des Métiers d’Art e all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, a metà degli anni Sessanta inizia a realizzare interventi pubblici e mostre in tutto il mondo.
Alla sua prima personale alla galleria Apollinaire di Milano, nel ’68, seguono la dibattuta partecipazione alla 5th International Exhibition al Guggenheim di New York, nel ’71 e la Documenta V curata da Szeemann nel ’72 che ne affermano il prestigio nell’ambito dell’Arte Concettuale.
Innumerevoli i lavori permanenti che testimoniano la sua ricerca: tra questi, lo spettacolare Les Deux Plateaux (1985-1986) nella Corte d’Onore del Palais-Royal a Parigi; Sens dessus Dessous (1994), al Parc des Célestins di Lione; 25 Porticos: The Color and its Reflections (1996), Tokyo; Sulle vigne: punti di vista, al Castello di Ama, Gaiole in Chianti (2001); Puente de la Salve, sull’omonimo ponte adiacente al Guggenheim Museum di Bilbao (2007).
Una curiosità? Nel 1999 fonda il BurenCirque, insieme a Dan Demuynck, portando avanti un’attività di ricerca artistica animata dalla volontà costante di porre il circo (artisti/piste/tendone) al cuore di un incontro diretto con l’arte contemporanea.

Daniel Buren
Cinq Couleurs pour un cylindre, 2013
Palazzo de La Triennale
Milano

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